Biblioteca Olivetti: il libro che Terracina non riesce ancora ad aprire

Il cantiere sembra ormai alle spalle, ma le porte della Biblioteca comunale “Adriano Olivetti” restano chiuse

La questione non riguarda soltanto un edificio ancora inutilizzato. Per Terracina, la biblioteca potrebbe tornare a essere molto più di un semplice luogo dove prendere in prestito un libro. Prima della chiusura, avvenuta nel maggio 2021, era infatti un punto di riferimento per giovani e adulti, uno spazio di incontro e di aggregazione che permetteva di studiare, leggere, confrontarsi e trascorrere del tempo in un ambiente dedicato alla cultura.

Oggi, a distanza di anni, quella funzione potrebbe essere ancora più preziosa.

Una biblioteca moderna può diventare un luogo di studio per gli studenti, uno spazio tranquillo per universitari e lavoratori, un punto di consultazione e ricerca, ma anche un ambiente capace di favorire incontri, iniziative culturali, presentazioni e momenti di socialità. In una città come Terracina, dove gli spazi pubblici destinati alla lettura e allo studio non sono certo abbondanti, la riapertura della Olivetti rappresenterebbe quindi un’opportunità concreta per restituire alla comunità un servizio di cui si sente la mancanza.

Eppure, nonostante i lavori risultino conclusi, la biblioteca continua a rimanere inutilizzata.

La storia dell’intervento è ormai lunga e restituisce l’immagine di un iter amministrativo tutt’altro che rapido. La struttura è chiusa dal 5 maggio 2021. Nel 2022 erano stati destinati alla ristrutturazione 375 mila euro, con 300 mila euro provenienti dalla Regione Lazio e 75 mila euro a carico del Comune.

Dopo ulteriori passaggi burocratici e una variazione della programmazione delle opere pubbliche, la procedura di affidamento è arrivata alla fase decisiva nel 2024. Nell’agosto dello stesso anno è stato sottoscritto il contratto con l’impresa incaricata dei lavori, per un importo di 204.098 euro.

La prospettiva indicata allora era quella di poter restituire la biblioteca alla città entro la primavera del 2025.

Quella scadenza, però, è passata senza che le porte si riaprissero.

Nel frattempo, anche la questione del personale è rimasta sul tavolo. L’amministrazione aveva previsto l’inserimento di un bibliotecario e di un assistente bibliotecario, figure necessarie per consentire alla struttura di tornare pienamente operativa. Una necessità già individuata quando il cantiere era ancora in corso e che, a distanza di tempo, sembra essere diventata uno degli ultimi ostacoli alla riapertura.

A marzo 2026 sono stati approvati il SAL finale e il certificato di regolare esecuzione dei lavori, segnando di fatto la conclusione dell’intervento edilizio e la restituzione della struttura al settore comunale competente.

Ma la biblioteca, al momento, continua a non accogliere cittadini.

Ed è proprio qui che si apre la riflessione sul funzionamento della macchina amministrativa comunale. Perché se un’opera viene finanziata, progettata, affidata e infine completata, è difficile comprendere come il percorso possa considerarsi realmente concluso se il servizio per cui quell’investimento è stato sostenuto non è ancora tornato a disposizione della comunità.

Il problema, dunque, non è soltanto quando verrà consegnata una chiave o quando verrà spalancata una porta. È il tempo che passa tra un annuncio e la sua concreta realizzazione. È la distanza tra le tabelle di marcia comunicate ai cittadini e ciò che effettivamente accade.

E mentre gli studenti continuano a cercare luoghi dove poter studiare, i lavoratori spazi tranquilli dove leggere o lavorare e i cittadini occasioni di incontro e partecipazione culturale, un edificio pubblico ristrutturato rimane inutilizzato.

La Biblioteca Adriano Olivetti potrebbe avere oggi una funzione ancora più importante di quella che aveva prima della chiusura. Potrebbe diventare un luogo vivo, frequentato quotidianamente, capace di mettere insieme generazioni diverse e di offrire alla città qualcosa che va ben oltre il semplice servizio bibliotecario.

Per farlo, però, serve che la macchina amministrativa smetta di procedere per annunci e scadenze rinviate e arrivi finalmente al risultato concreto: aprire.

Dopo cinque anni di attesa, Terracina non ha bisogno di una nuova promessa. Ha bisogno di una porta che si apra.

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Chiara D’Ambrosio
Chiara D’Ambrosio
Chiara D’Ambrosio, 21 anni, ha conseguito la maturità nel 2023 presso il Liceo delle Scienze Umane “Leonardo da Vinci” di Terracina. Attualmente è studentessa universitaria presso l’Università Roma Tre, dove frequenta il corso di Scienze della Comunicazione con indirizzo giornalistico. Si sta formando nel campo del giornalismo, collaborando con la Redazione di Latina News e maturando esperienza nella scrittura e nell’informazione.

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