“La Serra-morte”, appuntamento sabato 22 con lo spettacolo

Il progetto, ospitato dal Teatro Villa Pamphilj di Roma, nato per confrontarsi con le sensibilità della nuova generazione

Sabato 22 marzo alle ore 17 va in scena La Serra-morte, secondo appuntamento di Locus Amoenus la rassegna di teatro dedicata alle giovani generazioni, ideata e curata dalle attrici Benedetta Margheriti e Veronica Toscanelli. Il progetto, ospitato dal Teatro Villa Pamphilj di Roma, nato per confrontarsi con i temi e le sensibilità della nuova generazione teatrale, coinvolge tre compagnie under 35 – Spartenza Teatro, Compagnia Fang-ta e quelcheresta teatro – che esplorano con linguaggi diversi il concetto di “luogo ideale” nella contemporaneità.

La Serra-morte è la storia di Bondo, un inventore alla ricerca di risposte, che si intreccia con quella di un gruppo di ragazzi alla deriva. Un distopico eco-noir che riflette sulla sopravvivenza nell’Antropocene, ambientato in un futuro prossimo, in una megalopoli deserta che diventa teatro di incontri e tensioni. Prodotto dalla Compagnia Fang-ta, lo spettacolo, con la regia di Daphne Folliero e Martina Spampinato, è interpretato da Alice Lepidio, Ilaria Pietrangeli, Lorenzo Berardinucci, Pietro Formentini e Simone Guaragna, anche autore del testo e realizzato con il contributo delle azioni trasversali-formazione/promozione/residenza creativa a cura del Centro Internazionale La Cometa e con il sostegno produttivo de La Fabbrica dell’attore.

Ci troviamo in una megalopoli deserta, in un tempo indefinito del futuro non troppo lontano. Le temperature hanno raggiunto i 50 gradi, acqua e cibo sono razionate, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 25 %, ma il governo non sembra voler parlare di crisi. Bondo però forse ha trovato la soluzione, per sé stesso e per il mondo: una macchina in grado di trasformare i gas serra in combustibile non inquinante. La storia di Bondo si intreccia con quelli di quattro ragazzi di periferia che gironzolano per il quartiere senza una meta precisa. Ammazzafiche ha 13 anni, è grasso, sensibile, gentile e con un nome che non ha scelto. El ha 12 anni, non si capisce se sia maschio o femmina e comunica solo attraverso la sua armonica d’osso. Zingaro ha 14 anni; è determinato, schietto e cleptomane: tuttavia tutto quello che ruba, a suo modo, lo restituisce o, meglio, lo scambia con qualcos’altro. Galatea ha 13 anni ma sembra più grande della sua età; seno, culo e viso appartengono al corpo di una diciottenne; il suo sogno è di diventare famosa facendo video per i social; infatti, non va da nessuna parte senza il suo smartphone, che registra tutto. Ma il passato di Bondo è strettamente legato a quello dei quattro ragazzi: la risposta si trova nella macchina, congegno nello stesso tempo salvifico e distruttore.

NOTE DI REGIA. Due luoghi: uno è quello del palcoscenico che rappresenta lo spazio dei ragazzi, l’ambiente dei vivi; l’altro è quello del pubblico, un cimitero, l’ambiente dei morti. Bondo attraversa i due spazi abitandoli e mettendoli in relazione, lui che è a metà. Ci sono anche due tempi: uno è quello “ciclico” di Bondo, l’altro è quello “lineare” dei ragazzi: dapprima divise, le due linee temporali si uniranno per poi disgregarsi di nuovo. Quattro strutture in scena: sono i giocattoli dei ragazzi, le architetture della città del futuro, i quadri che incorniciano le solitudini dei personaggi, sono macchine, prigioni, mura, tunnel. Le strutture non sono mera scenografia, ma si muovono insieme ai personaggi diventando personaggi esse stesse: vestite di teli disegneranno i “giochi” dei ragazzi attraverso colori ed ombre. C’è poi un parallelepipedo trasparente: è la serra morte, creatura di Bondo e nuovo passatempo per i quattro. La serra-morte fa da eco alla geometria delle strutture, come fosse una loro miniatura, così simile nelle linee e nella forma. Le luci strobo e la musica techno delineano un futuro white-punk ai limiti della sopravvivenza, i costumi sono divise manomesse per i ragazzi, stracci in sintetico per il barbone. 

Nota delle curatrici. “È ancora possibile parlare di “luogo ideale” nell’epoca disincantata in cui viviamo? In un contesto storico in cui i miti di un tempo sono messi in discussione e la realtà contemporanea impone una visione più cruda e frammentata tre compagnie under 35 portano in scena la loro risposta, ognuna con il proprio linguaggio. Locus Amoenus vuole essere una riflessione sul bisogno di cercare con cura “luoghi ideali” – oppure crearli in modo consapevole – nei luoghi e nelle forme che la nostra epoca ci offre. Dei luoghi dove ci si possa sentire in armonia con sé stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda, anche quando il mondo sembra difficile da comprendere e da abitare.” Benedetta Margheriti & Veronica Toscanelli

L’ultimo appuntamento della rassegna Locus Amoenus, La materia che Dio non creò, prodotto da quelcheresta teatro, sarà presentato in anteprima assoluta il 25 maggio 2025 alle ore 17. Frutto di una residenza artistica al Teatro Villa Pamphilj, con la regia di Daniele Castoria, lo spettacolo ha per protagonisti Benedetta Margheriti, Veronica Toscanelli e Paolo Leccisotto.

In un luogo e tempo indefiniti, gli esseri umani si confrontano con una realtà in cui il confine tra naturale e artificiale è dissolto. La fertilità della natura ha ceduto il posto alla staticità della plastica, ma un nuovo nato esplora questo mondo, risvegliandone abitanti e divinità. Attraverso i suoi occhi, si riflette sulla possibilità di fuggire dalla rete che l’uomo ha costruito o di trovare una nuova via di speranza.

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