Rimossa ‘incuria’ dalla legge del Vajont, Pederzolli (Federbim): “Atto di giustizia”

"La parola rappresentava una ferita per le famiglie delle vittime. Rimuoverla è un riconoscimento delle battaglie locali"

“Questa non è una semplice questione lessicale. La parola ‘incuria’ rappresentava una ferita per le famiglie delle vittime. Rimuoverla è un atto di giustizia verso chi ha sofferto e un riconoscimento delle battaglie locali per fermare i lavori che causarono la tragedia”. Lo afferma in un articolo su Il Dolomiti Gianfranco Pederzolli, presidente della Federazione nazionale dei consorzi di bacino imbrifero montano, dopo che il Senato ha rimosso il termine “incuria” dalla legge sulla memoria del Vajont. Secondo Federbim, la decisione del Senato “rappresenta una vittoria simbolica ma importante per le comunità colpite dalla tragedia, che finalmente vedono riconosciuta la verità storica: non fu semplice incuria, ma una serie di gravi errori umani a causare uno dei disastri più tragici della storia italiana”. In un passaggio Pederzolli fa riferimento alla legge 959 del 1953, che “istituì l’indennizzo alle popolazioni di montagna stravolte dalla costruzione delle dighe” e i Bim.

Una legge “troppo spesso elusa e ignorata”, che “rappresenta invece un faro di lungimiranza. Ancor prima del Vajont, intercettava le paure e i malumori delle popolazioni di montagna nei confronti di un idroelettrico che si poneva in modo predatorio”. “Oggi, il paradigma deve cambiare e sta cambiando. Grazie alla visione comune e al dialogo con i territori e i produttori, Federbim vuole promuovere una nuova fase dell’idroelettrico, una fase generativa”. Su questo, per Pederzolli, “è fondamentale collaborare” ed “è possibile”.

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