In viaggio con la morte, Gian Luca Campagna presenta il suo libro a Monte San Biagio

L'appuntamento è per domenica 28 aprile alle 19.30 presso la biblioteca comunale in via Roma, con ingresso libero

È appena uscito in libreria In viaggio con la morte (Mursia, pagg. 300, Euro 18,00), il nuovo avvincente romanzo di Gian Luca Campagna che mette al centro il tema delicato dell’eutanasia ma anche la dirompente voglia di vivere insita nell’animo umano.

E il tour dei Gian Luca Campagna, giornalista e scrittore di Latina, tocca anche Monte San Biagio (Latina): infatti domenica 28 aprile alle 19.30 presso la biblioteca comunale in via Roma, con ingresso libero. A conversare con l’autore ci saranno il giornalista e scrittore Simone Nardone, il sindaco Federico Carnevale e il presidente del consiglio comunale Gioia Pernarella, che insieme al sistema bibliotecario del Sudpontino ha voluto questo incontro, arricchito dalle musiche di Leandro Sinapi (contrabbasso) e Luciano Bonanni (sassofono).

Una storia vera, autentica, toccante, che tocca diversi temi. Carla, vedova e malata terminale, contatta il giornalista romano Gianni Colavita che dieci anni prima ha seguito l’omicidio rimasto irrisolto di suo figlio. La donna gli chiede di accompagnarla nel suo ultimo viaggio in una clinica svizzera dove ha prenotato il suicidio assistito. Il cronista decide di assecondarne le volontà ma solo a patto che il viaggio si trasformi in un’avventura per esaudire gli ultimi cinque desideri di Carla. Così, a bordo di una spider, la strana coppia inizia a collezionare frammenti di un puzzle che li riporterà ai fatti di dieci anni prima. E poi la Svizzera, per esaudire l’ultimo, disperato, desiderio. E risolvere finalmente il caso.

Un giallo che tra colpi di scena, tensione e un pizzico di umorismo tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina. Ma perché un romanzo del genere? “Il romanzo per me resta impegno sociale -racconta Gian Luca Campagna-. Così, sì confeziono una storia nera ma affronto una tematica divisiva come quella dell’eutanasia, questo perché nel tempo ho maturato l’idea che la narrativa non può ridursi solo a essere cassa di risonanza per un intrattenimento fine a se stesso, credo nell’efficacia della letteratura, che pone sul piatto delle discussioni temi importanti affrontati con un minimo di leggerezza e con la forza della seduzione, proprio per incoraggiare i lettori più ritrosi. Lo scrittore deve affrontare temi attuali, anche scomodi, prendere posizione, non solo raccontarli, non ci si può solo specchiare in ciò che più piace ma avventurarsi anche su sentieri inesplorati”.  

E perché ha utilizzato un romanzo noir per affrontare un tema così importante? “‘In viaggio con la morte’ ricorda un po’ i classici alla Cornell Woolrich, ma se vogliamo colorare i romanzi per facilitare la collocazione negli scaffali delle librerie o per andare incontro ai gusti dei lettori allora non ho difficoltà a dire che il mio romanzo è un noir a tutto gli effetti, dove a un certo punto non capisci più chi sono i buoni e chi i cattivi, dove l’amore non è solo rosa, dove nel perverso e farsesco gioco della vita nessuno è mai del tutto innocente: ecco perché è il genere che più rispecchia la vita reale, ha a che fare con i nostri slanci eroici ma anche con le nostre fragilità nascoste. Poi l’eutanasia abbraccia Eros e Tanatos per definizione, è un Giano bifronte in cui assistiamo a uno scontro tragico tra il diritto alla vita e il diritto alla morte. Non affrontare questo tema in modo serio è abbracciare la strategia dello struzzo quando è in pericolo”.

Ricordiamo che in Italia la Corte costituzionale ha espresso un parere rispetto alla illegittimità costituzionale dell’art. 580 del Codice Penale (Istigazione o aiuto al suicidio), prevedendo una deroga all’applicazione dello stesso (non punibilità) in casi simili a quello posto in giudizio (Sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, G.U. 27 novembre 2019 n. 48). La sentenza arrivò a conclusione della vicenda del tetraplegico Fabiano Antoniani, conosciuto anche come DJ Fabo, trasportato in Svizzera nel febbraio 2017 dall’attivista Marco Cappato, al fine di ottenere l’eutanasia.

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