Enrico Lo Verso porta in scena a Priverno “Uno nessuno centomila”

Appuntamento fissato per venerdì 9 febbraio, alle ore 21, presso il Teatro Comunale Gigi Proietti di Priverno

C’è tanta attesa per lo spettacolo UNO NESSUNO CENTOMILA, dal romanzo di Luigi Pirandello, con Enrico Lo Verso, che andrà in scena venerdì 9 febbraio, alle ore 21, presso il Teatro Comunale Gigi Proietti di Priverno, all’interno della stagione di prosa,nata dalla collaborazione tra il Comune di Priverno, ATCL, circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC Ministero della Cultura e Regione Lazio, e Matutateatro.

Lo spettacolo, con l’adattamento e la regia di Alessandra Pizzi, ha realizzato oltre 500 sold out in Italia e all’Estero, coinvolgendo oltre 400.000 spettatori, tra repliche serali e matinèe. Insignito di premi e riconoscimenti, come il premio Franco Enriquez (ed. 2017) e il Premio Delia Cajelli per il teatro (ed. 2018), è stato scritto in occasione del 150esimo anniversario della morte di Luigi Pirandello e da oltre 6 anni è in tournèe, continuando a conquistare l’attenzione del pubblico e della critica.

UNO NESSUNO CENTOMILA è un omaggio a Luigi Pirandello attraverso l’adattamento teatrale del più celebre dei suoi romanzi. Il testo è asciugato, riscritto in forma di monologo, con un adattamento registico ridotto all’osso per consentire alla parola l’espansione massima e anche alla vena attoriale di riempire il palcoscenico: un unico personaggio e una polifonia vocale. È la storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita, a partire da un dettaglio minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno: il protagonista, Vitangelo Moscarda, a seguito di un commento della moglie in merito al suo naso storto, entra in una crisi di identità, realizzando come lui, che si era sempre ritenuto Uno, fosse Centomila agli occhi degli altri e quindi, in fondo, realmente Nessuno.

“Le cento maschere della quotidianità lasciano il posto alla ricerca del SÉ autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila per cercare l’uno, a volte, può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita”, si legge nelle note di regia.

Enrico Lo Verso rende magistralmente omaggio a tutti i personaggi del racconto, ma soprattutto rende omaggio all’universalità del pensiero di Pirandello. Lo fa con una mimica e una parlata sensazionali, anima una scena minima ed essenziale che pare affollata dalle domande, dai dubbi, dal continuo e incessante bisogno di trovare risposte, tipico della scrittura di Pirandello. Un’interpretazione naturalistica, immediata, “schietta”, volta a sottolineare l’attualità di un messaggio universale, univoco, perenne: la ricerca della propria essenza, dentro la giungla quotidiana di omologazioni. La voglia di arrivare in fondo ed assaporare la vita, quella autentica, oltre le imposizioni sociali dei ruoli. La paura di essere soli, fuori dal grido sociale della massa. Ed infine, il piacere unico, impagabile della scoperta del proprio “uno”: autentico, vero, necessario.

Il risultato è uno spettacolo di forte impatto dinamico, una seduta di psicoterapia, come lo ha definito la critica, in cui il pubblico si immerge in una storia che crede di conoscere, ma approda a un risultato inaspettato.

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