Depressione come possibile spia della demenza? Uno studio scientifico fa chiarezza

Chi ha sofferto di depressione in giovane età ha un rischio più alto di sviluppare deficit cognitivi da anziano

La depressione può essere connessa –anche molti anni dopo– alla demenza. Qualcuno aveva ipotizzato che la malattia dell’umor nero potesse essere un primo sintomo di demenza, specie se si presentava in persone anziane, ma uno studio ora pubblicato su Jama Neurology chiarisce che la sua qualifica è quella di fattore di rischio. Come già accennato, il legame persiste anche se sono passati da 20 fino a 39 anni dal momento della diagnosi di depressione, quando questa patologia venne identificata in età giovane, media o tarda. Nella ricerca su Jama condotta nell’Università della Pennsylvania (Stati Uniti) da Holly Elser, sono state considerate persone tra i 18 e i 59 anni che avevano appunto ricevuto una diagnosi di depressione, per un totale di 246.499 adulti.

Un lungo periodo dal 1977 al 2018

Ognuna di queste persone è stata messa a confronto con cinque di età e condizioni demografiche analoghe che non avevano mai sofferto di patologie dell’umore per un numero di 1.200.000 adulti (gruppo di controllo). I ricercatori si sono avvalsi dei corposi dati raccolti nei registri della salute della Danimarca. Il periodo considerato è stato dal 1977 al 2018 e nel seguire i percorsi di vita degli individui sotto esame si è visto che nel primo gruppo il 5,7 per cento è arrivato a sviluppare la demenza mentre nel secondo, più ampio gruppo la percentuale si è fermata al 3,2.

Il rischio cresce di 2,41 volte

Complessivamente si è dunque verificato che il rischio di demenza era alto più del doppio, esattamente di 2,41 volte, negli adulti che avevano sofferto di depressione rispetto agli altri. E quel valore risultava anche leggermente più alto di quanti erano stati diagnosticati depressi a 60 o più anni. Differenza anche di genere: tale rischio è apparso un po’ maggiore per gli uomini.

I preziosi registri della salute del Nord Europa

«Questo studio è davvero importante –commenta la professoressa Diana De Ronchi, ordinaria di Psichiatria all’Università di Bologna e direttrice della Scuola di specializzazione in Psichiatria -. Che la depressione in tarda età, dopo i 60 anni, fosse associata alla demenza era già noto. Ma ora si vede che anche averne sofferto da giovani, a 20 anni, costituisce un fattore di rischio. A conforto dei risultati, poi, c’è una banca dati impressionante, con gente seguita dal 1977 al 2018. Sono studi epidemiologici impossibili da noi. È che nei paesi nordici tutta la popolazione è testata, dunque ci si possono permettere simili ricerche».

Una cura efficace sventa il rischio?

La professoressa De Ronchi ricorda che gli studiosi dell’Università della Pennsylvania si sono avventurati a cercare di scoprire se una depressione giovanile ben curata potesse scongiurare l’avvento, da anziani, della demenza. «Purtroppo – conclude – i risultati non appaiono chiari. La ricerca deve continuare». – Fonte Fondazione Umberto Veronesi.

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