Festival del teatro classico di Formia, domani in scena “I persiani” di Eschilo

Due grandi protagonisti della scena italiana, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, nella più antica tragedia che ci sia pervenuta integra

Sesto appuntamento per l’ottava edizione del FESTIVAL DEL TEATRO CLASSICO DI FORMIA, diretto da Vincenzo Zingaro. Domani (ore 21.30), presso l’Area Archeologica di Caposele, sarà in scena la tragedia di Eschilo “I PERSIANI”, traduzione e adattamento di Roberto Cavosi, regia di Patrick Rossi Gastaldi. Con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini; e con Silvia Siravo, Alessio Caruso, Alessandro D’Ambrosi, Stefano De Maio. Scene e costumi Annalisa Di Pietro. Musiche Francesco Verdinelli

Due grandi protagonisti della scena italiana, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, nella più antica tragedia che ci sia pervenuta integra, la più antica opera teatrale che possediamo.

Il testo presenta caratteristiche tipiche delle tragedie più arcaiche: l’assenza del prologo, il basso numero di personaggi, la semplicità della trama e l’importanza attribuita al Coro che qui rappresenta un gruppo di consiglieri del Re. Oltretutto è l’unica tragedia che tratti un argomento storico anziché rifarsi alla mitologia. In effetti la battaglia di Salamina, combattuta tra Persiani E Greci era avvenuta appena otto anni prima, nel 480 a.C. per cui senz’altro molti spettatori (compreso, pare, lo stesso Eschilo) vi avevano preso parte. La battaglia tra Greci e Persiani diventa dunque simbolicamente la guerra tra un Re dispotico (Serse) incapace di frenare la propria tracotanza (hybris) e il sistema democratico ateniese, dove era il popolo ad esercitare il comando. Tragedia che per noi, ora, sembra scritta direi “domani”. L’attualità dei concetti delle parole e delle disfatte politiche dei personaggi rappresentano la nostra la nostra posizione dell’umano contemporaneo, se di umano si può ancora parlare. Il finale per giunta ha un sapore beckettiano dove l’azione si trasforma in attesa che blocca totalmente fisico e mente. L’ultima frase, messa in bocca allo spettro di Dario, risulta più attuale della nostra contemporaneità: “Ci sono confini che non si possono superare…la tracotanza miete solo spighe di rovina e frutti di pianto…”

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