Malaffare e appalti: l’affare del Porto tra Comune e i privati

Il Porto di Anzio, in un comune commissariato per infiltrazioni mafiose, è l'unica vera grande attrattiva per gli interessi criminali

Il Porto di Anzio nel mirino degli interessi di privati e non solo. Il comune di Anzio e quello di Nettuno sono commissariati per infiltrazioni mafiose. In attesa di capire i dettagli di questo doppio provvedimento legato all’operazione Tritone,che sottolinea rapporti compromessi tra la politica e il malaffare, si riaccende conprepotenza ad Anzio la questione Porto.
Il Comune di Anzio che ha estromesso il socio privato Marinedì di Renato Marconi a seguito di alcune sentenza del tribunale, in questi anni ha cercato di riequilibrare i bilanci della Capo d’Anzio.
Sui conti della Spa ci sono in corso delle controversie legali, ma il Porto, a ben vedere, è e resta l’unico vero grande interesse economico, che può finire nel mirino delle cosche e del malaffare, nel comune di Anzio.
Un affare da circa 30 milioni di euro (o anche di più), che attira tanti appetiti. Se il bilancio della società che dovrebbe realizzare il porto chiudesse in passivo, chi vuole speculare su questo progetto, potrebbe farlo mettendo sul tavolo cifre irrisorie.
A quanto pare l’affare del porto fa gola a molti, tant’è che sarebbero almeno due i progetti già pronti, da sottoporre all’attenzione della Commissione prefettiziaappena insediata.
Prima e dopo lo scioglimento tanta attenzione dei media sul litorale, e non è detto che questa attenzione si calmi in tempi rapidi.
Anzio e Nettuno sono finiti nel vortice non solo delle indagini, ma anche dell’attenzione mediatica che ha preso di mira le famiglie dei clan, i politici, ma anche imprenditori, dirigenti comunali e chissà chi altro secondo criteri di difficile comprensione.
Persone che non sempre hanno un filo diretto con le intercettazioni e che spesso non hanno legami diretti con le Amministrazioni. A realizzare i servizi dei privati che poi li rivendono a talk show sulle tv nazionali.
Servizi realizzati anche grazie all’investimento di soci privati di cui, al momento, non si conosce l’identità.
Le indagini erano attese da tanto tempo, per fare luce sulle infiltrazioni di cui in entrambi i comuni si è tanto parlato per anni, senza dare poi seguito ad un’adeguata presenza sul territorio di forze di polizia che facessero luce su fatti rimasti senza risposta.
Per anni non si è saputo nulla, e ancora nulla si sa, delle auto a fuoco dell’ex vicesindaco di Anzio, degli spari contro l’abitazione di un assessore di Anzio, di denunce alle forze di polizia su attività corruttive. Un clima pesante, quello che si è creato in passato su cui non solo non si è fatta luce ma che non ha portato a nessun provvedimento ispettivo nei confronti del comune neroniano, nonostante i controlli fossero richiesti a gran voce da più parti.
La commissione d’accesso, più volte annunciata anche dalla stampa nell’ultimo anno dell’Amministrazione Bruschini, non si è mai vista. Ed è invece arrivata durante l’ultimo anno della gestione De Angelis, a seguito di ben 65 arresti che certificano la presenza di consorterie criminali sul territorio, dedite soprattutto allo spaccio di droga.
Si parla di famiglie storiche, che sono qui dagli anni ’50 e che sono nel mirino della Dda per il loro radicamento sul territorio.
Durante la giunta De Angelis si rompe in malo modo il rapporto tra il Comune e la Marinedì, che aveva messo sul tavolo una posposta da 5 milioni per la realizzazione del porto, una proposta considerata assolutamente inadeguata dalla precedente Amministrazione. Il Tribunale accetta le ragioni del Comune di Anzio e stabilisce che la Spa che deve realizzare il porto deve essere tutta pubblica. Il divorzio tra Marinedì e comune finisce in tribunale con reciproche denunce ma il porto, almeno per ora, resta in mano al Comune…

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