Nove nomi, nove vicende personali legate alla deportazione e all’internamento nei lager nazisti. A Latina la memoria degli Internati Militari Italiani è tornata al centro di una cerimonia che ha riunito istituzioni, associazioni e studenti nella Sala Conferenze del Polo Pontino della Sapienza Università di Roma.
L’iniziativa, organizzata dalla Prefettura di Latina in collaborazione con l’ANMI provinciale, ha visto la partecipazione di circa 200 persone. Nel corso della mattinata sono stati ricostruiti alcuni frammenti delle vite degli internati e proiettati filmati dedicati a quel periodo storico.
Il momento più significativo è stato la consegna ai familiari delle nove Medaglie d’Onore alla memoria, concesse dal Presidente della Repubblica a cittadini pontini deportati e internati nei campi tedeschi e destinati al lavoro coatto.
Chi sono i nove internati ricordati a Latina
Le onorificenze hanno riguardato militari appartenenti a diversi Corpi e con familiari residenti in più comuni della provincia:
Amedeo Bertipaglia, Esercito: ha ritirato la medaglia il nipote Francesco Bertipaglia, di Latina.
Pietro Caccia, Esercito: l’onorificenza è stata ritirata dalla nipote Daniela Caccia, di Aprilia.
Giuseppe Leo, Esercito: ha ritirato la medaglia il figlio Francesco Leo, di Aprilia.
Arturo Durastanti, Esercito: l’ha ricevuta il figlio Peppino Durastanti, di Aprilia.
Giuseppe Maurizi, Esercito: ha ritirato l’onorificenza il figlio Antonio Maurizi, di Sezze.
Giuseppe Di Egidio, Esercito: la medaglia è stata consegnata al nipote Paolo Di Egidio, di Sabaudia.
Vincenzo Muccitelli, Carabinieri: hanno ritirato la medaglia i figli Aldo e Paolo Muccitelli, di Sabaudia.
Francesco Zenobio, Guardia di Finanza: l’onorificenza è stata ritirata dal nipote Francesco Zenobio, di Formia.
Elpidio Iadicicco, Aeronautica: ha ritirato la medaglia il nipote Daniele Elpidio Iadicicco, di Formia.
Ciaramella: «Un giusto risarcimento morale»
A legare il ricordo storico al presente è stato soprattutto l’intervento del Prefetto Vittoria Ciaramella.
Le Medaglie d’Onore, ha spiegato, rappresentano «il giusto risarcimento morale che la Repubblica riconosce ai nostri militari che, nel 1943, ebbero la forza e il coraggio di dire “no” al nazismo e alla Repubblica Sociale».
Ciaramella ha affiancato al ricordo dei militari quello di quanti, pur senza armi, parteciparono alla resistenza civile: «Accanto al loro sacrificio, ricordiamo anche la straordinaria resistenza civile non armata di tanti cittadini, donne e uomini, che seppero offrire rifugio, aiuti e solidarietà, lottando duramente per la libertà di cui tutti noi, attualmente, godiamo».
Il messaggio agli studenti: «Abbiate cura della democrazia»
La presenza di numerosi giovani ha dato alla cerimonia anche un forte significato educativo.
Il Prefetto ha invitato gli studenti a considerare la memoria non come una semplice commemorazione del passato, ma come uno strumento attraverso il quale comprendere la fragilità delle libertà democratiche.
«Abbiate cura e custodite i valori della nostra Costituzione e della democrazia attraverso l’impegno civico e lo sviluppo del pensiero critico».
Poi l’invito a non lasciarsi trascinare dall’abitudine: «Rifiutate l’indifferenza e l’omologazione perché il rischio più grande, della società attuale, è l’abitudine ed il pensare che tutto ci sia dovuto».
«La democrazia non è un’applicazione preinstallata»
Nel corso dell’intervento Ciaramella ha richiamato anche Piero Calamandrei e il suo monito: «La democrazia è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare».
Da quella riflessione è arrivata una delle immagini più nette della giornata.
«La democrazia, permettetemi di essere provocatoria, non è un’applicazione preinstallata sul telefono che funzionerà per sempre e autonomamente. La democrazia è viva ma, per continuare ad esistere, ha bisogno di manutenzione continua».
Un messaggio rivolto soprattutto ai ragazzi presenti, invitati a non rimanere indifferenti davanti alla violazione della dignità altrui.
«Oggi il nostro dovere è quello di non girarci dall’altra parte quando la dignità di qualcuno viene calpestata, perché ogni volta che difendiamo il più debole e rifiutiamo la logica dell’odio, onoriamo il sacrificio dei giovani del 1943».
La memoria come responsabilità presente
La cerimonia si è chiusa con un ringraziamento particolare rivolto alle famiglie dei decorati, custodi delle storie di uomini che vissero direttamente la deportazione e l’internamento.
Un patrimonio di memoria che la Prefettura ha voluto mettere in relazione soprattutto con le nuove generazioni, ricordando come libertà e democrazia non possano essere considerate conquiste automatiche o definitive.
«Abbiate il coraggio, cari ragazzi, di inseguire i vostri ideali e non dimenticate mai che la democrazia e la libertà erano il grande sogno dei nostri eroi di ieri, verso i quali abbiamo un profondo debito di riconoscenza».


