Il porto canale di Terracina potrebbe finalmente avvicinarsi agli interventi necessari per affrontare il progressivo accumulo di sedimenti che da tempo compromette la navigabilità dello scalo. Il Comune ha infatti ufficializzato l’affidamento del servizio tecnico di assistenza archeologica subacquea legato alle operazioni di spostamento dei sedimenti presenti nell’area portuale.
Un passaggio necessario prima di procedere con le attività previste. L’incarico è stato affidato ad ARCHEOMATICA S.R.L.S. per un importo di 5.970 euro, che raggiunge 7.283,40 euro IVA inclusa. La procedura è stata effettuata attraverso un confronto di preventivi sulla piattaforma MePA, coinvolgendo 29 operatori economici abilitati nel settore dei servizi archeologici. Alla scadenza, fissata al 1° settembre, è arrivata una sola offerta, quella della società successivamente incaricata.
La presenza dell’assistenza archeologica non è un dettaglio burocratico, ma deriva da una prescrizione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, che ha imposto un monitoraggio archeologico continuativo durante le operazioni di movimentazione dei sedimenti in ambito portuale.
L’affidamento rappresenta dunque un passaggio concreto nell’iter che dovrebbe portare allo spostamento dei materiali accumulatisi nel porto canale e, di conseguenza, al ripristino delle condizioni di navigabilità. Non si tratta ancora dell’avvio dell’escavo vero e proprio, ma di un adempimento tecnico necessario per poter procedere nel rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza.
La questione dell’insabbiamento, del resto, non è nuova. Da tempo il porto canale è al centro delle preoccupazioni di pescatori, operatori e cittadini, con l’accumulo di sabbia che rende più difficoltoso l’accesso e l’uscita delle imbarcazioni. Una situazione che ha alimentato anche il confronto politico e le richieste di interventi da parte dell’amministrazione.
Tra le voci intervenute sul tema, il consigliere Daniele Cervelloni aveva evidenziato le conseguenze dell’insabbiamento sulla marineria e sull’economia collegata al porto. Sulla stessa questione era intervenuta anche Annarita Percoco, esponente del Partito Democratico delegata alla portualità, richiamando l’importanza del porto anche per le tradizioni cittadine, tra cui la processione a mare della Madonna del Carmelo e di San Rocco.
Il segretario del Pd Pierpaolo Chiumera aveva invece parlato di immobilismo istituzionale, chiamando in causa sia la Regione Lazio sia l’amministrazione comunale.
Il problema, però, si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda l’intero litorale. Durante la conferenza “La costa che cambia” del 17 aprile, il sindaco Giannetti aveva sottolineato il rapporto tra l’erosione che interessa alcuni tratti di costa e l’accumulo di sedimenti nelle aree portuali, evidenziando la necessità di affrontare i fenomeni attraverso una programmazione complessiva. Tra le ipotesi illustrate anche quella delle reef ball, strutture artificiali pensate per intervenire sul moto ondoso e contribuire al riequilibrio dei processi costieri.
Ora, con l’affidamento dell’assistenza archeologica, l’iter fa un passo avanti. Il Comune ha inoltre disposto la trasformazione della precedente prenotazione di spesa, imputando le somme all’esercizio finanziario 2026.
Dopo mesi di annunci, richieste e polemiche, arriva dunque un atto amministrativo concreto. Resta da capire quando si passerà dal necessario monitoraggio archeologico alla movimentazione effettiva dei sedimenti e, soprattutto, quali saranno i tempi per restituire al porto canale condizioni di navigabilità adeguate.
Perché il problema non riguarda soltanto la sabbia che continua ad accumularsi. Dietro l’insabbiamento ci sono la sicurezza della navigazione, il lavoro della marineria, le attività portuali e una parte importante dell’economia e dell’identità di Terracina.