«Prima di lunedì verificare scuole, alberature e percorsi casa-scuola. Ma serve anche una riflessione sulla gestione commissariale»
Mentre da più parti si punta il dito su manutenzione e lentezza della macchina burocratica, all’indomani del violento temporale, Aprilia si risveglia alle prese con la pesante conta dei danni. Automobili distrutte, abitazioni allagate, attività commerciali e aziende danneggiate o costrette a fermarsi, strade impraticabili. Ingenti anche i danni al patrimonio pubblico, a partire dal verde cittadino; inoltre decine gli alberi abbattuti e pali della pubblica illuminazione e arredi urbani distrutti.
C’è però chi chiede una ricognizione puntuale della situazione ed è Davide Tiligna, esponente di AGIRE – Idee e Territorio, che esprime vicinanza alle persone e alle attività colpite e sollecita «un canale semplice attraverso cui segnalare i pericoli ancora aperti e presentare le richieste di risarcimento». Per Tiligna, però, l’emergenza non si esaurisce nella conta dei danni. La priorità, adesso, è quella di mettere in sicurezza la città in vista della riapertura delle scuole.
Tra pochi giorni migliaia di bambini e ragazzi torneranno in classe. Da qui la richiesta di disporre, prima della riapertura, una verifica straordinaria delle condizioni di sicurezza di tutti i plessi scolastici e dei principali percorsi casa-scuola.
Nel mirino ci sono soprattutto le alberature: stabilità e necessità di potatura dovrebbero essere verificate sia all’interno delle aree scolastiche sia lungo le strade maggiormente frequentate dagli studenti.
«È necessario mettere in sicurezza o rimuovere immediatamente ogni situazione a rischio», sottolinea Tiligna, che chiede inoltre un protocollo «chiaro e pubblico» per stabilire chi decide e come viene comunicata un’eventuale chiusura degli istituti in caso di allerta meteo. «Non è un adempimento burocratico. È la differenza tra un danno e una tragedia», afferma.
«Sarebbe troppo facile, e sarebbe sbagliato, ridurre tutto alle potature non fatte e ai tombini non puliti. Quelle mancanze pesano, eccome. Ma dietro c’è qualcosa di più grande».
Secondo Tiligna, Aprilia avrebbe bisogno di una strategia strutturale che parta dal censimento del patrimonio arboreo comunale, con controlli periodici sulla stabilità degli alberi e una particolare attenzione alle aree scolastiche, ai parchi e alle strade più trafficate.
Tra le priorità indicate anche una scelta più attenta delle specie da piantare, privilegiando quelle maggiormente compatibili con periodi di siccità prolungata e con fenomeni di vento intenso.
Sul fronte idraulico, l’esponente di AGIRE propone una manutenzione programmata di fossi, canali e scoli, da coordinare con il Consorzio di bonifica, insieme a interventi di drenaggio urbano e alla realizzazione di aree capaci di trattenere temporaneamente l’acqua.
La richiesta comprende infine un piano comunale di adattamento climatico e un aggiornamento del piano di Protezione Civile, con procedure di allerta semplici e comprensibili per i cittadini. «Nulla di tutto questo è visionario. È ordinaria amministrazione in un Paese che ha cambiato clima», afferma Tiligna.
Il problema, però, è anche di responsabilità: «Serve una scelta politica: decidere che questa è una priorità e metterci sopra risorse, personale e tempo».
Ed è proprio sul terreno politico che Tiligna apre una riflessione sulla gestione commissariale della città.
«Lo dico con rispetto per le persone e con franchezza sul metodo», precisa, riconoscendo alla Commissione straordinaria due compiti fondamentali: il ripristino della legalità amministrativa e il risanamento dei conti.
Ci sono anche la manutenzione del verde, la pulizia delle caditoie, le strade, l’illuminazione e, più in generale, tutti quei servizi che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini. Secondo Tiligna, negli ultimi mesi si sarebbe progressivamente ampliata la distanza tra la gestione amministrativa e le esigenze quotidiane del territorio.
«Si ha la sensazione – e ieri è diventata evidenza – che l’attenzione sia interamente assorbita dalla parte burocratica e finanziaria, mentre la quotidianità, la manutenzione e la sicurezza delle persone scivolano in fondo alla lista».
Una critica che porta a una considerazione più generale: «La manutenzione ordinaria non è un lusso da rinviare a quando i conti saranno a posto: è la prima cosa che si deve a chi le tasse le paga ogni anno».
Per Tiligna esiste anche un limite strutturale legato alla natura stessa del commissariamento. Una strategia di adattamento climatico, sostiene, richiede una programmazione destinata a incidere sulla città per dieci o vent’anni e presuppone quindi un orizzonte politico e amministrativo di lungo periodo.
«Una gestione commissariale non può compierla: non ne ha il mandato, non ne ha l’orizzonte temporale, non ne ha la legittimazione. Non è una colpa. È un limite strutturale dello strumento».
C’è poi il rapporto con il territorio e il violento episodio di maltempo diventa così, nella lettura di Tiligna, anche un campanello d’allarme sul piano politico.
«Ci dice che la spinta si sta esaurendo e che il commissariamento sta progressivamente perdendo la sua funzione, producendo più immobilismo che risposte». Nel suo intervento, Tiligna non dimentica però chi in queste ore è impegnato sul campo. Il ringraziamento va alle Forze dell’Ordine, agli operatori e a tutti coloro che stanno lavorando per ripristinare la sicurezza e la normalità.
Da qui la richiesta politica: «Aprilia deve tornare al voto alla prima finestra utile, senza ulteriori proroghe».
Una posizione che Tiligna definisce non legata a un interesse di parte. Chiunque sarà chiamato ad amministrare la città, sostiene, dovrà affrontare una situazione complessa. «È il diritto di una comunità di oltre settantamila persone a scegliere chi la governa e a sapere a chi chiedere conto».
Il ritorno alle urne, nella sua lettura, significherebbe restituire alla politica «l’onore e l’onere di amministrare», assumendosi responsabilità e rispondendo davanti ai cittadini dei risultati e degli errori. Ma, in attesa delle prossime scelte politiche, resta l’urgenza dell’emergenza.