Lo sgombero dell’insediamento abusivo di Terracina apre anche un fronte sociale e sindacale.
A intervenire è la Flai Cgil Frosinone Latina, che esprime preoccupazione per le persone coinvolte nell’operazione e chiede chiarimenti sulle misure di presa in carico attivate dopo l’intervento.
Il riferimento è all’area di circa 8mila metri quadrati dove sono state identificate 72 persone, tra cui minori, all’interno di 39 unità abitative.
Kaur: “Quel posto era stato censito?”
La segretaria generale della Flai Cgil Frosinone Latina, Hardeep Kaur, pone una prima domanda alle istituzioni.
Secondo il sindacato, occorre capire se quell’insediamento fosse stato individuato nel censimento degli insediamenti informali.
“Qualcuno si era reso conto che vivevano 72 persone con addirittura dei minori?”, chiede Kaur.
Per la Flai Cgil, la presenza di nuclei familiari e bambini rende necessario un chiarimento non solo sull’operazione di sgombero, ma anche su ciò che è avvenuto prima e dopo.
Il nodo delle condizioni di vita
Kaur sottolinea che insediamenti di questo tipo non nascono da un giorno all’altro.
Per questo il sindacato chiede di sapere se siano state attivate tutte le misure necessarie per assistere le persone coinvolte, soprattutto le più fragili.
La Flai Cgil richiama anche il tema delle condizioni igienico-sanitarie, che devono essere dignitose, ma lega la questione abitativa a quella del lavoro.
Secondo il sindacato, occorre verificare anche il rispetto dei contratti, dei salari e delle condizioni lavorative.
“Che fine hanno fatto i fondi del Pnrr?”
Un altro punto sollevato riguarda le risorse destinate al superamento dei ghetti e degli insediamenti informali.
La Flai Cgil chiede che fine abbiano fatto i fondi del Pnrr e più in generale gli strumenti previsti per affrontare queste situazioni in modo strutturale.
Per Kaur, non basta intervenire quando un insediamento viene sgomberato.
Serve capire se siano stati costruiti percorsi alternativi, in grado di garantire accoglienza, tutela e dignità abitativa.
“Non sia un atto spot di pulizia”
La segretaria della Flai Cgil esprime l’auspicio che lo sgombero non resti un’operazione isolata.
“Ci auguriamo che non sia l’ennesimo atto spot di pulizia della città”, afferma Kaur.
Il sindacato chiede che qualcuno si sia realmente preso cura delle famiglie coinvolte e che le persone, fino a ieri invisibili, ricevano assistenza concreta.
Particolare attenzione viene richiesta per i minori presenti nell’insediamento.
Affitti e gestione degli alloggi
La Flai Cgil chiede anche che venga fatta luce sulla gestione degli alloggi.
Il riferimento è alle persone che, secondo quanto emerso, avrebbero pagato somme anche consistenti per vivere in strutture precarie.
Kaur parla di persone “invisibili a tutti tranne a chi gli chiedeva 600 euro per una baracca”.
Per il sindacato, questo aspetto deve essere approfondito insieme alle eventuali condizioni di lavoro dei migranti coinvolti.
Il legame con il lavoro agricolo
La Flai Cgil collega la vicenda di Terracina al tema più ampio dello sfruttamento nei campi.
Secondo Kaur, molte delle persone presenti nell’insediamento potrebbero aver lavorato nelle aziende agricole della zona.
Da qui la richiesta di verificare non solo le condizioni abitative, ma anche quelle lavorative.
Il sindacato si mette a disposizione delle forze dell’ordine e delle istituzioni per contribuire agli approfondimenti.
Chiesta la convocazione della Rete del lavoro agricolo di qualità
La Flai Cgil chiede l’immediata convocazione della Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità.
Per il sindacato, quello è il luogo in cui tutte le parti coinvolte devono assumersi le proprie responsabilità e iniziare a lavorare insieme.
L’obiettivo è costruire risposte concrete contro sfruttamento, precarietà abitativa e marginalità sociale.
“Servono alloggi dignitosi, trasporti e strumenti di denuncia”
Kaur richiama infine la legge regionale del 2019, che aveva indicato la necessità di garantire condizioni alloggiative dignitose, trasporto pubblico e strumenti di denuncia.
Per la Flai Cgil, sono questi gli elementi necessari per costruire percorsi reali di integrazione e contrastare davvero lo sfruttamento nei campi.
La vicenda di Terracina, secondo il sindacato, deve quindi diventare l’occasione per passare dagli interventi emergenziali a una strategia strutturale.