Sclerosi multipla, la ricerca cambia prospettiva: verso cure sempre più su misura per ogni paziente

Uno studio europeo del San Camillo e pubblicato su Nature Reviews Neurology apre la strada a un nuovo modello prognostico

Non solo lesioni visibili alla risonanza magnetica, ma anche biomarcatori, stile di vita e capacità del cervello di reagire alla malattia. È questo il nuovo approccio con cui la comunità scientifica punta a migliorare la cura della sclerosi multipla, una patologia neurologica cronica che in Italia interessa oltre 145mila persone.

A delineare questo cambio di prospettiva è uno studio del consorzio europeo MAGNIMS, pubblicato sulla rivista Nature Reviews Neurology e coordinato dall’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, con il contributo scientifico della Fondazione Santa Lucia IRCCS.

L’obiettivo è superare i tradizionali criteri utilizzati per prevedere l’evoluzione della malattia, introducendo un modello capace di valutare contemporaneamente l’entità del danno neurologico, la sede delle lesioni e la capacità individuale del sistema nervoso di compensarne gli effetti. Un approccio che consentirebbe di scegliere fin dall’esordio la terapia più adatta a ogni paziente, rendendo le cure sempre più personalizzate.

Tra gli elementi destinati ad assumere un ruolo centrale ci sono i biomarcatori rilevabili nel sangue e nel liquido cerebrospinale, considerati strumenti promettenti per monitorare l’attività della malattia e l’efficacia dei trattamenti. Accanto a questi, spazio anche alle nuove tecnologie: dispositivi indossabili, sistemi di monitoraggio della mobilità e strumenti diagnostici avanzati potranno aiutare i medici a individuare segnali precoci prima ancora che i sintomi diventino evidenti.

La ricerca evidenzia inoltre quanto le abitudini quotidiane possano influenzare il decorso della patologia. Attività fisica, controllo del peso, alimentazione equilibrata, adeguati livelli di vitamina D e l’abbandono del fumo sono tutti fattori che possono contribuire a rallentare la progressione della malattia e a preservare più a lungo le funzioni cognitive e motorie.

Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: la sclerosi multipla non può più essere affrontata con un modello standard uguale per tutti. Il futuro della ricerca guarda a una medicina di precisione, capace di costruire percorsi terapeutici sempre più mirati sulle caratteristiche biologiche e cliniche di ciascun paziente.

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