Ex Manifatture del Circeo, il progetto della Giafra a Cisterna è ancora in alto mare

Il polo commerciale sulla Pontina continua a dividere. Tra procedure incompiute, questioni patrimoniali e dubbi sulla pubblica utilità

“Manca soltanto una firma”, si legge su un periodico locale con l’evidente intento di fare pressione per una rapida definizione dell’iter del progetto per la realizzazione di un enorme centro commerciale sulla Pontina, nell’area della ex Manifatture del Circeo a ridosso del Canale Mussolini, in territorio del comune di Cisterna. In realtà, per la chiusura dell’iter che dovrebbe portare al rilascio del permesso di costruire, di firme ne mancano più di una, forse tre, addirittura quattro, e tutte sostanziali, importanti.

Specie dopo che la vicenda che si protrae ormai da quindici anni su quel sito industriale è finita al centro del caso giudiziario sul cosiddetto “sistema Cisterna”, uno scenario interamente occupato dalla gestione della materia urbanistica.

Il sito della ex Manifatture del Circeo, dopo essere finito nelle mani della società Adogi che faceva capo a Fabrizio Perrozzi, viene sequestrato nel 2013 insieme agli altri beni dell’imprenditore di Cisterna, e nel 2015 subisce la confisca di primo grado. Due anni dopo, nell’aprile 2017, interviene la confisca di secondo grado e da quel momento la gestione del bene passa nelle mani dell’Agenzia per i Beni Sequestrati e Confiscati, che opera attraverso un coadiutore che per legge è l’amministratore giudiziario già nominato dal Tribunale all’indomani del primo sequestro.

Ed è dal coadiutore, il commercialista di Latina Efrem Romagnoli, che l’Agenzia viene a sapere dell’esistenza di un contratto preliminare di compravendita sottoscritto nel 2011, prima dl sequestro, tra la Adogi di Perrozzi e la Giafra di Mario Stradaioli e Cataldo Piccarreta. Quel contratto era stato “congelato” dal giudice delegato e sottoposto a condizione sospensiva, condizione successivamente prorogata in attesa degli esiti dell’azione giudiziaria. “Noi abbiamo ritenuto opportuno metterci nel solco dell’autorità giudiziaria e continuare a concedere ulteriori proroghe di sospensione del contratto, su indicazione del coadiutore” – spiega agli investigatori della Guardia di Finanza di Latina il dirigente dell’Ufficio aziende sequestrate e confiscate Giampaolo Capasso quando il 25 giugno 2024 viene chiamato a riferire come persona informata dei fatti – “Di fronte alle richieste di proroga provenienti dalla società Giafra, non essendo mai emersi elementi di controindicazioni, l’Agenzia ha concesso le proroghe, e nel 2018 ha anche autorizzato la Giafra a procedere alla registrazione presso l’Agenzia delle Entrate del contratto preliminare di compravendita immobiliare stipulato con la Adogi. Quella – ha aggiunto Capasso agli investigatori – era la condizione necessaria per ottenere il cambio di destinazione d’uso del sito industriale”.

Nei verbali dell’audizione del dottor Capasso non ce n’è traccia, ma quelle proroghe, giustificate e comprensibili all’indomani del primo sequestro, ma difficili da comprendere dopo la confisca definitiva che ha decretato il passaggio di proprietà del bene allo Stato, hanno finito per costituire una sorta di diritto di prelazione in favore della Giafra sul destino futuro del sito industriale.

E infatti, all’indomani dell’avvenuta registrazione di quel preliminare all’Agenzia delle Entrate, Mario Stradaioli e soci, in veste di compromissari, hanno potuto presentare al Comune di Cisterna un progetto in variante al Piano regolatore per la realizzazione di un imponente centro commerciale in quell’area industriale dismessa.

Nel dicembre 2025, il Consiglio comunale di Cisterna approva una delibera che mette nero su banco la disponibilità dell’amministrazione a sottoscrivere un contratto di convenzione con la Giafra, atto preliminare per i successivi passaggi conclusivi di un iter interminabile. La grancassa della propaganda esplode: . Niente di più lontano dalla realtà.

Il compromissario ha potuto presentare il progetto, ma il titolo edilizio, il permesso a costruire, può essere rilasciato soltanto al proprietario dell’area su cui insiste il progetto. E Giafra non è proprietaria del sito. Il proprietario dell’area è attualmente lo Stato, ma l’Agenzia per i Beni Sequestrati e Confiscati dovrà decidere se cedere il bene o meno, e per farlo dovrà intanto riunire il Consiglio di Amministrazione; avere una forte motivazione di pubblica utilità e rilevanza; avere di fronte tutte le carte necessarie per poter procedere ad una eventuale cessione in favore della Giafra, a cominciare dal rilascio del PAUR da parte della Regione Lazio; avere contezza dell’avvenuto rilascio del cambio di destinazione d’uso da industriale a commerciale dell’area della ex Manifatture del Circeo; avere certezza dell’avvenuta stipula del contratto di convenzione tra Comune di Cisterna e Giafra.

Non manca una firma, siamo in alto mare. Un mare agitato, perché di pubblica utilità, come impone lo Statuto dell’Agenzia per i Beni Sequestrati e Confiscati alla Mafia quando deve cedere uno dei beni di cui dispone, non se ne vede molta intorno a quel progetto che dovrebbe mettere al mondo il più grande centro commerciale della provincia di Latina. E non può bastare un boschetto di un ettaro o due, contrabbandato per parco naturalistico, a mettere su un piano di equilibrio il business privato e l’interesse pubblico.

Non sarà agevole per il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia per i Beni Sequestrati assumere su di sé la responsabilità di una cessione che non sembra perfettamente in linea con le finalità istituzionali di un organismo creato per ripristinare con il massimo rigore la legalità laddove sia venuta meno.

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Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti
Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.

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