Dopo la tragedia di Suio, il dolore della famiglia riaccende il tema della sicurezza nelle piscine

Il padre del bambino morto alle terme rompe il silenzio e afferma al Corriere della Sera: “Nessuna vendetta, ma non deve accadere mai più”

Le terme di Suio Terme, considerate uno dei poli turistici e termali più conosciuti del sud pontino, tornano al centro dell’attenzione nazionale dopo le dichiarazioni rilasciate da Antonello Petrucci, padre del piccolo Gabriele Ubaldo, il bambino di 7 anni morto lo scorso aprile in una piscina termale, pare, dopo essere rimasto incastrato in un bocchettone.

Una tragedia che continua a scuotere non soltanto la comunità locale, ma l’intero territorio della provincia di Latina, dove il comparto rappresenta storicamente una delle principali attrazioni turistiche tra Castelforte, Minturno e l’area aurunca.
In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, il padre del bambino ha raccontato il dramma vissuto dalla famiglia dopo la morte del figlio, parlando anche delle condizioni della moglie, ancora profondamente segnata dall’accaduto. “Non vive più”, ha dichiarato Petrucci riferendosi alla donna, spiegando come il dolore abbia completamente travolto la famiglia dopo quel giorno.

Ma accanto al dolore personale emerge anche la volontà di trasformare la tragedia in una battaglia pubblica sulla sicurezza degli impianti. Petrucci parla apertamente di una “strage silenziosa” e chiede maggiori controlli nelle piscine, soprattutto in vista dell’estate e dell’aumento di presenze nelle strutture turistiche.

L’inchiesta della Procura di Cassino prosegue intanto per chiarire eventuali responsabilità. Restano quattro gli indagati per omicidio colposo tra responsabili della struttura e manutentori. Secondo quanto riferito dalla famiglia e riportato dal Corriere della Sera, il bocchettone della piscina sarebbe stato privo della grata di protezione.

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