C’è anche il nome di Massimiliano Del Vecchio tra gli arresti della maxi inchiesta della Dda di Roma sul sodalizio criminale di narcotrafficanti che si era imposto nel territorio della capitale con agguati, tentati omicidi e sequestri di persona. Il fondano di 43 anni catturato lo scorso anno a Barcellona dopo due circa di latitanza, tuttora detenuto in regime di carcere duro perché ritenuto al vertice di un gruppo criminale che trafficava droga e armi in provincia di Latina e nel basso Lazio, è indagato per avere gestito dal carcere, grazie a una serie di cellulari anche criptati, la cessione di partite di cocaina destinata al territorio pontino e per avere organizzato, sempre dalla sua cella, l’acquisto di cinque chili di oro di provenienza illecita per investire mezzo milione di euro.
L’indagine risale allo scorso autunno, quando Massimiliano Del Vecchio era ristretto nel carcere di Sulmona, dov’era finito in seguito alla sua estradizione dalla Spagna, quindi prima ancora che venisse applicato nei suoi confronti il regime carcerario del 41 bis. In quel periodo i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma intercettavano Giuliano Cappoli detto Mavericks di 33 anni, ritenuto uno dei capi del gruppo romano di narcotrafficanti che inondava la capitale di cocaina e aveva innescato una guerra contro un sodalizio rivale nella zona del quartiere Tuscolano. Tra le conversazioni captate nell’ambito dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, sono emersi i contatti proprio con Del Vecchio, nonostante quest’ultimo fosse ristretto appunto in carcere.
Grazie alle intercettazioni gli inquirenti scoprono che Giuliano Cappoli aveva continuato a rifornire di droga alcuni uomini di fiducia di Massimiliano Del Vecchio nel primo periodo in cui quest’ultimo era stato arrestato in Spagna e poi estradato, quindi non riusciva a comunicare con l’esterno. Durante le conversazioni il narcos fondano chiede supporto al trafficante romano, ottenendo sei telefoni cellulari, dei quali due criptati, che riesce a introdurre nel carcere di Sulmona a poche ore dal suo trasferimento. I magistrati contestano a Del Vecchio e Cappoli tre forniture di cocaina destinate al territorio pontino, delle quali parlano facendo riferimento appunto al periodo in cui Del Vecchio non poteva comunicare. È proprio il romano a raccontare all’amico, chiamato con l’appellativo “popone” all’interno del gruppo criminale capitolino, che poco tempo prima aveva fornito chili di droga alle persone che gli aveva presentato in precedenza. Successivamente Del Vecchio si organizza per ricostruire i traffici con quattro persone di sua fiducia, non ancora identificate.
Sono tre i capi d’imputazione, relativi a tre episodi diversi di cessione di cocaina risalenti al periodo antecedente all’ottobre dello scorso anno, ovvero quando Cappoli riferisce a Del Vecchio, durante le conversazioni telefoniche, di avere seguito le sue indicazioni. In un caso sarebbero stati consegnati cinque pacchi da mezzo chilo l’uno, al prezzo di 18.000 euro ognuno per un totale di 90.000 euro, a un soggetto non identificato che utilizzava il nickname Lamentino. In un altro caso due pacchi da mezzo chilo, con un costo di 17.500 euro l’uno, a un uomo non identificato chiamato Americano. Infine cinque pacchi da mezzo chilo, con un costo imprecisato, a un soggetto di Cisterna non identificato.
Nel corso delle successive intercettazioni gli investigatori documentano anche gli investimenti che Del Vecchio compie per riciclare denaro di provenienza illecita nella disponibilità del suo gruppo criminale. Il narcos fondano intende acquistare oro per 500.000 euro e ottiene l’aiuto proprio di Giuliano Cappoli che ha contatti con un compro oro di Roma, gestito da soggetti disposti a reperire il prezioso metallo in maniera illecita per un peso di cinque chili. L’operazione viene portata a termine con molta fretta perché l’oro deve restare il meno possibile nel negozio per evitare le conseguenze di controlli e il 7 novembre 2025 Del Vecchio manda a Roma persone di sua fiducia per lo scambio che avviene in due tranche. Dopo una prima consegna di 300.000 euro relativi a una prima parte dell’oro, i carabinieri decidono di intervenire per bloccare la seconda: viene fermato Mario T. detto Contadino, residente a Sperlonga di 46 anni, per questo indagato nell’inchiesta, che porta a Roma gli altri 200.000 euro destinati a completare l’investimento.