Pressioni sulle pratiche bloccate, carabinieri in Comune a Terracina

Dopo l’inchiesta Porta Napoletana acquisiti documenti sui favori che Marano avrebbe chiesto all’ex consigliere De Gregorio

La Procura di Latina sta indagando su alcune vicende contenute nell’inchiesta Porta Napoletana della Dda di Roma sugli interessi e sulle possibili infiltrazioni, nella comunità terracinese, di alcune famiglie di Camorra.

In particolare i magistrati del capoluogo intendono approfondire le ingerenze di Eduardo Marano, potente esponente del clan Licciardi di Secondigliano, sull’ex Consigliere comunale Gavino De Gregorio che aveva contribuito a far eleggere, affinché agevolasse alcune pratiche bloccate, relative a interessi di alcuni imprenditori amici.

Nell’ambito di questi approfondimenti i carabinieri del Nucleo investigativo si sono recati negli uffici comunali di Terracina per acquisire documentazione relativa alle pratiche amministrative citate nell’inchiesta Porta Napoletana, che aveva fatto scattare cinque misure cautelari lo scorso dicembre. Secondo quanto ricostruito dagli stessi militari nel corso di quell’indagine, Marano chiedeva a De Gregorio di intercedere, presso i tecnici dell’ente locale e sul sindaco stesso, per aiutare il titolare di alcuni esercizi commerciali della città, non indagato nell’operazione Porta Napoletana.

Secondo i magistrati, le pratiche oggetto dell’interessamento dell’esponente del clan Licciardi sono due. Una riguarda il rilascio dell’autorizzazione per l’installazione di un dehors all’esterno di uno dei locali dell’imprenditore.

L’altra è relativa alla richiesta di risarcimento chiesto da un’altra società dell’imprenditore ittico per i danni subiti dalla tromba d’aria del 2018. In entrambi i casi le istanze erano bloccate in Comune, ma nella seconda circostanza il contributo non era erogabile, come confermato anche dalla funzionaria dell’ente che i carabinieri avevano ascoltato nel corso dell’inchiesta Porta Napoletana.

Quest’ultima infatti aveva confermato le pressioni ricevute da un politico, identificato dagli inquirenti nello stesso De Gregorio, affinché portasse avanti la pratica di risarcimento, nel senso che molto spesso si recava nel suo ufficio per perorare la causa dell’imprenditore ittico.

Attraverso l’intervento dei carabinieri per l’acquisizione dei documenti in Comune, la Procura intende valutare se abbiano sortito effetti nell’attività amministrativa comunale l’interessamento di Gavino De Gregorio, allora capogruppo della lista Giannetti Sindaco e presidente della commissione attività produttive, dimissionario dopo l’adozione degli arresti domiciliari nei suoi confronti. Ovvero se emergono responsabilità penali in seguito alle pressioni esercitate da Marano, alla luce del presunto patto elettorale-mafioso stretto tra i due.

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