Aprilia, segreti e le bugie intorno al palazzetto dello sport

La Sogeim, la ditta che ha realizzato l'opera, fornisce la sua versione. "Perché il Comune ostacola la consegna della struttura?"

“Gli Uffici comunali, pur avendo richiesto alla Sogeim la realizzazione di un impianto sportivo di notevoli dimensioni e di grande valore, non intendono assumere la presa in consegna dell’impianto per metterlo a disposizione della collettività”.

E’ questa l’amara conclusione alla quale giunge la società che, in virtù di un accordo con il Comune di Aprilia, ha realizzato l’importante opera di urbanizzazione secondaria al momento destinata a restare una cattedrale nel deserto, a seguito di lungaggini burocratiche e continui rimpalli di responsabilità tra gli uffici dell’ente e i costruttori che l’hanno realizzata.

L’originaria convenzione, stipulata nel 2003, prevedeva l’impegno a realizzare l’impianto a carico di tutta la sottozona C1, con la parte pro-quota di pertinenza della SOGEIM pari al 52% del costo del Palazzetto dello Sport. A scadenza dei dieci anni, la convenzione veniva rinnovata e su richiesta del Comune, la SOGEIM si faceva carico della realizzazione a completa propria cura e spese, del palazzetto dello sport per 1800 posti, per svolgervi attività polivalenti e polifunzionali, ma sembrerebbe senza ulteriori specifiche sulle dimensioni o sulle caratteristiche né previsioni di spesa. “È evidente – chiosa la Sogeim in una lunga e dettagliata nota – che l’obbligazione da noi assunta era puramente indicativa e generica e che il progetto avrebbe dovuto essere oggetto di ulteriori discussioni e negoziati fra Comune e SOGEIM”.

Nel 2017, dopo una serie di indicazioni fornite dalle associazioni sportive e dalle commissioni consiliari, il progetto veniva rimodulato assumendo addirittura maggiori dimensioni, 2000 spettatori e un maggiore piano di gioco. La ditta di costruzioni ha poi sottoposto i progetti e le autorizzazioni (solo per citarne alcune, quelle paesaggistica, antincendio, Coni, Genio civile), ai quali la costruzione è in tutto conforme. Inizia, tempo dopo, la costruzione: il Direttore dei Lavori comunicava l’inizio della costruzione in data 24 gennaio 2020 e la fine lavori in data 19 aprile 2023.

Successivamente alla comunicazione di “fine lavori”, gli uffici comunali avrebbero impiegato un anno e mezzo prima di incaricare il collaudatore (dal 12 aprile 2023 fino all’11 dicembre 2024); solo quando il Responsabile del Settore Urbanistica, Stefano Gargano, ha emesso la determina dirigenziale nominando come collaudatore l’ingegnere Pietro Raponi.

Il 7 aprile 2025 il collaudatore concludeva il lavoro sull’opera, emettendo un certificato nel quale si dichiarava che l’opera era conforme al progetto approvato, a condizione che venissero realizzate alcune modifiche costruttive e produzioni documentali entro il
termine di 90 giorni. Il 7 luglio 2025, il collaudatore redigeva anche il verbale della quarta visita di ispezione, con il quale dava atto del completamento delle prescrizioni contenute nel collaudo, senza indicare nessuna carenza ulteriore e senza nuove prescrizioni.

Che cosa succede in seguito e perché improvvisamente l’iter si è fermato? Lo spiega direttamente la Sogeim che mette in fila, documento dopo documento, una narrazione che dimostrerebbe – da suo punto di vista – la totale buonafede della ditta di costruzione, ritenendo “l’interpretazione data dagli Uffici del Comune alla nota del Comando dei VVF arbitraria, palesemente errata e frutto di un abbaglio da parte degli Uffici comunali, poiché il Comando Provinciale dei VVF non ha mai affermato che l’impianto non sia a norma né tantomeno che sia necessario un imprecisato adeguamento”.

Il 30 maggio 2025 l’Ufficio comunale, con nota del Dirigente Urbanistica, sovrapponendosi alle prescrizioni formulate dal collaudatore, affermava che era necessario, acquisire il Parere favorevole del Comando VV.F. e del CONI anche nel caso di utilizzo della struttura per la capienza massima prevista di 2000 spettatori. Seguiva una triangolazione tra ditta costruttrice, collaudatore e Vigili del Fuoco che si concludeva con un nulla di fatto perché “nella nota emessa dal Comando Provinciale dei VVF, allegata dal collaudatore – sostiene la Sogeim – non era contenuta nessuna prescrizione di adeguamenti da apportare all’impianto antincendio”.

La Sogeim impugnava la comunicazione al TAR in quanto “illegittima, infondata e confliggente con gli obblighi del Comune in relazione alle modalità di svolgimento del collaudo, che non consentono all’Ente pubblico, dopo la conclusione delle operazioni di collaudo, di riaprire questioni già esaminate nel corso della verifica. Il TAR, tuttavia, in sede cautelare, respingeva la richiesta di provvedimento di urgenza formulata dalla Sogeim, essendo carente il periculum in mora e – sorprendentemente – in quanto il richiesto “adeguamento” della pompa avrebbe comportato una “spesa non ingente”, laddove in realtà nessun adeguamento era stato indicato, né tanto meno ne era mai stato quantificato il costo. Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del TAR unicamente per carenza del periculum.

“Il nulla osta definitivo di sicurezza per l’idoneità e l’agibilità dell’impianto sportivo – scrive la Sogeim – può essere concesso dal competente Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco solo in sede di Segnalazione Certificata di Inizio Attività, che deve necessariamente essere richiesta dal gestore effettivo dell’impianto, e non dalla ditta costruttrice, e pertanto non può che seguire la presa in carico da parte del Comune e l’affidamento della gestione”.

L’ultima nota ricevuta dalla SOGEIM da parte del Dirigente Urbanistica del Comune, il 6 febbraio 2026, invitava “a voler ottemperare all’adeguamento dell’impianto antincendio in conformità alla norma richiamata dal Comando Vigili del Fuoco” Con quella stessa nota Sogeim veniva invitata dalla società a completare la realizzazione di tutte le opere di urbanizzazione primaria e della viabilità del Piano di Lottizzazione, come da convenzione, per consentire al Comune di valutare l’utilizzo in sicurezza dello stesso Palazzetto dello Sport.

La Sogeim ribadisce di aver completato la costruzione dell’impianto sportivo in modo conforme al progetto autorizzato nel luglio 2018. Ciò che lascia perplessi in tutta questa vicenda, è molto semplice: a chi giova tutto ciò? La società non comprende per quale motivo il Comune, nel 2018, avrebbe autorizzato la costruzione dell’impianto sportivo, pur sapendo che la SOGEIM non era obbligata a completare altre opere al di fuori di quelle rientranti nel Quarto Lotto Funzionale; la SOGEIM ha già completato il 75% delle opere di urbanizzazione e solo il 12% della cubatura residenziale e che, nel 2023 il Comune ha richiesto la rimodulazione del sistema viario del sub comparto, procedura tuttora non conclusa, che conseguentemente blocca da oltre tre anni il completamento dell’iniziativa urbanistica.

“D’altra parte, è legittimo domandarsi per quale ragione il Comune abbia sospeso e infine rinunciato ad avviare la procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento a un soggetto esterno della concessione d’uso o di servizio dell’impianto sportivo da esso deliberata – conclude la Sogeim – e per ben due volte e non l’abbia mai più ripresa”.

Un’illazione o un dubbio ben fondato?

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Carmen Porcelli
Carmen Porcelli
Nata a Nola ma vive da sempre ad Aprilia, dove la famiglia si è trasferita prima della sua nascita per questioni lavorative. Ha iniziato da giovane a coltivare la passione per l’attività giornalistica e la storia. Ha collaborato con diverse testate locali occupandosi prevalentemente di politica, sindacale e cronaca. È giornalista professionista e ha approfondito negli anni del suo percorso universitario, dalla laurea in Scienze Politiche al dottorato di ricerca in Studi Politici, i temi che da sempre la interessano come il ruolo della stampa e la storia dell’Italia dal secondo dopoguerra ai movimenti politici ed extraparlamentari. È da sempre attiva nella sua città per la ricerca di una identità storica e culturale e per la difesa dell’ambiente.

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