Lazio: la suggestione della chiamata e la resistenza di chi non ascolta

Bianchi ha lanciato una sorta di appello a serrare i ranghi. Cosa occorre per far decollare le province e l’intero bacino del basso Lazio

Dieci giorni fa, in un lungo e articolato intervento comparso sulle pagine di Latina Oggi, il Presidente di Unindustria Latina, Fausto Bianchi, lanciava una sorta di appello a serrare i ranghi rivolto a tutti gli attori sociali, economici, politici e culturali del territorio affinché venga riaffermato il ruolo di capoluogo di provincia che la città di Latina ha ormai da troppo tempo smarrito.

Fausto Bianchi ha voluto sottolineare la natura personale e non istituzionale di quell’intervento, cosa che gli ha consentito di parlare liberamente, da cittadino, utilizzando, come era ovvio, tutto il bagaglio di conoscenza del territorio pontino, bagaglio accumulato in una ormai ultradecennale esperienza al fianco dei vertici di Unindustria a Latina, a Roma e nel Lazio, fino ad approdare all’attuale prestigioso incarico di Presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria.

Analizzando scenari, snocciolando numeri, sottolineando carenze ed evidenziando primati di tutto rispetto, nonché offrendo al lettore un quadro dettagliato delle potenzialità espresse e quelle non ancora sbocciate dell’economia pontina, Bianchi ha voluto tessere la trama su cui innestare il messaggio che con il suo intervento si era proposto di trasmettere: è ora di dare spazio all’immaginazione e all’azione concertata delle migliori forze, umane, intellettuali, politiche e imprenditoriali di cui il territorio dispone, per rincorrere la progettualità che dovrà sviluppare la visione capace di far decollare la città e con quella la provincia, e insieme alla Ciociaria anche l’intero bacino del basso Lazio. La condizione preliminare perché ciò possa accadere, secondo Fausto Bianchi, è che si cominci a ragionare con franchezza e si abbia il coraggio di interrogarsi sul futuro, con l’obiettivo dichiarato di arrivare ad ottenere una pianificazione strategica fatta di interazione tra le politiche industriali, quelle agricole e alimentari, quelle commerciali, il turismo legato al mare e al patrimonio storico, archeologico, religioso e ambientale dell’intero basso Lazio; il superamento degli ostacoli, primo fra tutti l’inadeguatezza delle infrastrutture, che ha isolato, asfissiandola, l’intera provincia di Latina. E ad accompagnare questo percorso, sempre secondo Bianchi, dovrà essere la formazione del capitale umano, università in testa. 

Va da sé che guidare un processo del genere, è compito primario della politica, ma è di solare evidenza che se si avverte l’esigenza di un centro di coordinamento che sappia mettere insieme, per valorizzarne il peso e la portata, tutte le qualità del territorio, vuol dire che almeno fino a ieri, la politica ha mancato il risultato, semmai avesse deciso di inseguirlo.

Sono trascorsi più di dieci giorni e quel messaggio, forte e propositivo, carico di entusiasmo e ricco di spunti di riflessione, sembra essere rimasto inascoltato, destinato a scolorire sulla carta senza che alcuno abbia avvertito l’esigenza di raccogliere quello stimolo, magari anche per criticarlo, ove se ne fosse ravvisata l’opportunità. Niente.

Eppure, al di là delle posizioni già acquisite nei settori della farmaceutica e del settore agroalimentare, a cui vanno aggiunti i lusinghieri risultati ottenuti dai settori dell’enogastronomia e dell’oleocultura con i loro inevitabili effetti positivi sul cosiddetto turismo di prossimità, qualcosa si sta muovendo sul versante delle infrastrutture con i bandi per la Roma-Latina e per la bretella Cisterna-Valmontone, ma senza che qualcuno si occupi di fare in modo che la città capoluogo si trovi pronta il giorno in cui queste opere verranno realizzate. Pronta a cosa? Ad avere le carte in regola, a cominciare dalle idee e dalla progettualità, per accogliere a testa alta e farle proprie, le sollecitazioni, le opportunità e le occasioni che il procedere del tempo offre anche a chi non ha l’attitudine a cogliere i segnali del futuro. E la scommessa di cui Fausto Bianchi parla, non è esattamente quella di mettersi in posizione per saltare sul treno quando lo vedremo passare, ma quella di cominciare a poggiare a terra i binari su cui far transitare il treno che ancora non riusciamo a vedere. Perché anche il futuro, se non vogliamo resti una parola vuota, va costruito, con impegno e determinazione. Qualità che questa città, nella sua rappresentazione politico-amministrativa ed anche culturale ha smarrito da decenni, lasciando una comunità orfana alle prese con il tristissimo spettacolo di una Latina morente, una città che gli sforzi ammirevoli di alcuni cittadini e di alcuni imprenditori privati non possono riuscire a resuscitare. 

Da dove dovrebbe partire la scintilla capace di dare una scossa al cuore della città? Dall’unica Piazza abilitata per un compito del genere, la piazza che ospita il Comune, e che strizza l’occhio all’entità da cui ha preso il nome: il popolo. Chissà, forse da lì, dai cittadini, come racconta la storia quando affronta i capitoli dei grandi cambiamenti, dovrebbe partire la chiamata.

Rara suggestione per una città come Latina, progettata e costruita per ospitare una comunità ossequiosa e sottomessa.

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Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti
Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.

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