Attentato incendiario nella casa a Sermoneta, il 38enne si è avvalso della facoltà di non rispondere

Durante l’interrogatorio di garanzia in carcere Christian Solito è rimasto in silenzio davanti al giudice in merito ai fatti del 25 ottobre

È rimasto in silenzio davanti al giudice Christian Solito,  il 38enne di Latina residente a Bassiano finito in carcere perché indiziato di avere innescato l’incendio in un appartamento di via Battaglia di Lepanto a Borgata Carrara. Sottoposto all’interrogatorio di garanzia nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Martina Taglione, si è avvalso della facoltà di non rispondere l’indagato assistito dall’avvocato Italo Montini.

L’incendio risale alla notte del 25 ottobre quando un uomo era sceso da un’auto e aveva lanciato una molotov nella casa al piano interrato di un palazzo tra Sermoneta e Latina Scalo, rompendo una finestra. All’interno dell’appartamento non c’era l’affittuaria, ritenuta comunque destinataria dell’attentato, perché in quel periodo era stata collocata in una casa famiglia nell’ambito di un caso di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori che nel frattempo è stato archiviato. Dentro c’erano però suo figlio e la fidanzata, che erano riusciti a mettersi in salvo appena in tempo.

Attraverso la visione dei filmati di video sorveglianza del condominio e grazie a una serie di testimonianze, i carabinieri erano riusciti a risalire a Christian Solito anche grazie all’automobile usata quella notte, identica alla Fiat Punto intestata a un familiare dell’indagato, che lui stesso utilizzava in quel periodo. Le successive indagini hanno confermato i sospetti iniziali, sia mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche attraverso le perquisizioni che hanno consentito di recuperare la vettura e alcuni abiti in casa di Solito compatibili con quelli indossati dall’attentatore ripreso dalle telecamere, tra l’altro danneggiati da alcune bruciature.

Nel corso dell’inchiesta tra l’altro gli investigatori hanno ascoltato l’indagato mentre parlava, con altre persone, di una pistola che avrebbe posseduto e comunque non è stata trovata nel corso della perquisizione domiciliare. Alla luce di questo è indagato quindi per l’incendio, per avere portato in luogo pubblico la molotov utilizzata per innescare le fiamme quella notte, ma anche per avere posseduto la pistola.

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