Gli investigatori mossi dalla Procura erano partiti spediti all’inseguimento dei due filoni “madre” dell’inchiesta che speravano li avrebbe portati a smantellare il cosiddetto “sistema Cisterna”, ma dopo anni di indagini si sono dovuti accontentare di due episodi di corruzione venuti fuori cammin facendo. Quanto basta per salvare un’inchiesta nata sull’ipotesi di reato di corruzione, ma non sufficiente per soddisfare l’ambizioso progetto investigativo iniziale.
I due filoni sono quello del Programma Integrato di Intervento per la riqualificazione del centro urbano di Cisterna, programma che si risolve nell’ancora incompiuto progetto edilizio nell’area delle “buche” (ex Consorzio Agrario ed ex Cinema Luiselli), e nella riqualificazione del sito industriale dismesso della ex Manifatture del Circeo con un progetto, anche quello ancora irrealizzato, per realizzare un enorme centro commerciale.
Il sistema Cisterna è invece un consolidato quanto efficiente modus operandi radicato all’interno del Comune, che si tramanda di amministrazione in amministrazione, rappresentando una sorta di continuità gestionale di fatto che prevale su ogni mutamento di orientamento e colore del governo della città. Un sistema magistralmente riassunto dall’imprenditore Domenico Capitani alla vigilia del ballottaggio tra i candidati sindaco Mantini e Merolla, con la frase: “Se va Antonello o Valentino, comunque vada, noi semo vinto lo stesso”.
Dal 2021, data di avvio delle indagini, è successo che malgrado le intrusioni della Procura i due iter amministrativi relativi al Programma Integrato di Intervento per le “buche” e al progetto di riqualificazione del sito della ex Manifatture del Circeo, sono entrambi andati in porto con il benestare di Commissioni e Consiglio comunale. E a parte i due episodi di presunta corruzione contestati per il caso Califano Carrelli e per il caso 3Heads (episodi in parte ridimensionati dal Giudice per le indagini preliminari all’esito degli interrogatori di garanzia), l’impressione è che potrebbero non esserci seguiti per le due vicende delle “buche” e della ex Manifatture del Circeo. A meno che, per quest’ultima, l’ingresso in scena di Sergio Gangemi, ritenuto esponente del crimine organizzato calabrese, abbia spostato per competenza il fascicolo da Latina a Roma, a disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia.
Ma da quello che risulta dalle migliaia di pagine messe insieme dagli uomini della Guardia di Finanza di Latina dal 2022 al 2024, le due ipotesi di accusa mosse inizialmente nei confronti degli imprenditori interessati ai progetti delle “buche” e della ex Manifatture del Circeo, Domenico Capitani e Mario Stradaioli, non avrebbe trovato di che nutrirsi e alimentarsi.
“Avrebbero corrisposto denaro o altre utilità a funzionari e dirigenti comunali affinché rilasciassero loro il permesso a costruire nell’area della ex Manifatture del Circeo (Stradaioli), o affinché non attivassero (nel caso della Gi.Si. di Capitani) la prevista fideiussione bancaria, la risoluzione del contratto di convenzione tra Gi.Si. e Comune, l’azione giudiziaria per il risarcimento dei danni subiti dall’ente locale”, recitano i capi di imputazione, ma di dazioni di denaro o altro sembra non esserci alcuna prova, e nemmeno tracce. Che entrambi gli imprenditori mostrino, nelle conversazioni intercettate, di avere la sufficiente autorevolezza per imporsi su dirigenti, assessori, sindaco e politici esterni al Comune di Cisterna, non è semplice suggestione, ma questo non può servire a dimostrare che vi siano stati episodi corruttivi.
Segno del fatto che, salvo prova del contrario, l’asservimento di pubblici ufficiali e politici, se c’è stato, è stato volontario e gratuito.
Cosa resta dunque di questa inchiesta che a di là di quelli che saranno gli esiti processuali ha comunque avuto il merito di mettere a nudo il “sistema Cisterna”?
Restano l’amarezza di constatare, una volta di più, che in alcuni uffici pubblici le pratiche vanno avanti se si hanno le conoscenze o i mezzi per farle andare avanti; l’indignazione per il senso di onnipotenza mostrato da personaggi che non temono i conflitti di interesse e che non esitano ad offrirsi per qualsiasi tipo di forzatura amministrativa; la deludente prestazione offerta da un sindaco perfettamente consapevole di situazioni fuori del perimetro della legalità, ma che preferisce tacere, anche se si tratta di situazioni a lui assolutamente estranee, vedi i rapporti con la Pro Loco e la tolleranza nei confronti di dipendenti che trascorrevano parte delle mattinate lavorative a fare la spesa al supermercato.
“Se denunciamo tutto alla Procura, domani ci troviamo dieci finanzieri in Comune a rovistare tutte le carte – dice Valentino Mantini pochi mesi dopo la sua elezione – Sarebbe la nostra fine. Fatemi pensare bene”.
Ma quella sarebbe stata una fine onorevole per un’amministrazione che voleva proporsi come diversa dalle altre.
4 - (continua)