Un’operazione su scala nazionale contro un presunto circuito di traffico di droga, armi ed esplosivi ha toccato anche la provincia di Latina. Nell’inchiesta “Last Delivery”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, viene citato anche il Sud Pontino: tra le transazioni ricostruite dagli investigatori, alcuni ordigni acquistati e spediti attraverso la rete sarebbero stati poi utilizzati in due azioni intimidatorie, una delle quali a Formia.
L’operazione e i numeri: misure cautelari e perquisizioni
L’attività è scattata nelle prime ore del 10 febbraio 2026. La Compagnia Carabinieri di Penne, con il supporto del Comando Provinciale di Pescara e la collaborazione di vari Comandi provinciali (tra cui Latina), ha eseguito un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila – DDA.
Secondo quanto comunicato, sono state eseguite misure cautelari emesse il 2 febbraio 2026 dal GIP del Tribunale dell’Aquila: sette persone sono ritenute gravemente indiziate di far parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, con cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari. In parallelo sono stati eseguiti 24 decreti di perquisizione domiciliare in varie città italiane.
Il collegamento con la provincia di Latina: l’episodio di Formia nel 2023
Nel comunicato viene indicato che, tra le numerose transazioni documentate, alcuni ordigni ad alto potenziale distruttivo acquistati e spediti tramite la rete sarebbero stati utilizzati per due azioni intimidatorie: la prima il 20 giugno 2023 a Formia, ai danni di una frutteria, e la seconda il 28 luglio 2023 a Roma, ai danni di un centro estetico.
L’attenzione su questo passaggio, per il territorio pontino, riguarda quindi il riferimento a Formia nel quadro ricostruito dagli inquirenti, oltre al coinvolgimento del Comando di Latina nella macchina operativa nazionale.
Dalle chat ai corrieri: l’ipotesi di un mercato parallelo
L’inchiesta “Last Delivery”, avviata nel maggio 2024, descrive un presunto sistema di compravendita e spedizione su scala nazionale di materiale esplodente, oltre che di sostanze stupefacenti, utilizzando chat e canali web. Le spedizioni sarebbero avvenute tramite corrieri, con indirizzi fittizi e utenze riconducibili a terzi, per ostacolare l’identificazione di mittenti e destinatari.
Nel comunicato si parla anche di video dimostrativi delle esplosioni, scambiati per “certificare” la potenza degli ordigni.
Gli arresti in flagranza durante le perquisizioni
Durante le perquisizioni del 10 febbraio vengono segnalati ulteriori arresti in flagranza e sequestri in varie città, con ritrovamenti di esplosivi, armi e stupefacenti. Gli esiti operativi riportati includono, tra gli altri, sequestri di ingenti quantitativi di materiale esplodente e arresti per detenzione di droga e contanti ritenuti provento di spaccio.