“La disaffezione degli apriliani dalla politica? Colpa delle decisioni prese dall’alto e mai condivise con la collettività”.
In questi giorni non si fa altro che parlare di partecipazione e distanza tra cittadini e istituzioni e ognuno prova a dare la sua versione dei fatti; ciascuno degli attori politici in campo fa appello alla reattività degli apriliani ma senza creare davvero processi di coinvolgimento delle persone. L’argomento appassiona ed è proprio per questa ragione che, nell’attesa di rodare gli ingranaggi per la prossima campagna elettorale, ognuno prova a dare la sua versione dei fatti.
Per Pietro Fazio, coordinatore dell’UDC di Aprilia, la discussione sul futuro di Aprilia non può ridursi a un esercizio di memoria, né a un richiamo generico all’identità della comunità. “Il profondo cambiamento del quadro istituzionale locale e la partecipazione democratica non sono temi accessori, al contrario rappresentano uno snodo decisivo che chiama in causa la credibilità di chi oggi si propone come alternativa di governo”.
“Negli ultimi anni la distanza tra cittadini e istituzioni non si è ampliata per disinteresse civico, ma per la crescente percezione che le scelte fondamentali vengano assunte altrove, prima ancora che nel confronto pubblico. Una distanza che rischia di accentuarsi quando il dibattito politico sembra concentrarsi più sulla costruzione delle alleanze che sulla definizione di una visione chiara, verificabile e condivisa per la città. Il periodo di gestione commissariale non può essere considerato un tempo neutro, né tantomeno uno spazio da occupare con esercizi di posizionamento politico. È un tempo che dovrebbe essere utilizzato per chiarire priorità, responsabilità e strumenti di governo, non per anticipare schieramenti senza aver prima definito contenuti”.
“In questo quadro emerge un elemento di incoerenza che merita attenzione: avviare il confronto pubblico partendo dalle alleanze, prima ancora di aver chiarito programmi, metodi e criteri di decisione, significa rovesciare il senso stesso della partecipazione. Le alleanze dovrebbero rappresentare l’esito di un confronto serio; trasformarle nel punto di partenza rischia di irrigidire il dibattito e di allontanare ulteriormente i cittadini”. Un messaggio alle coalizioni in campo alle prossime amministrative perché “partecipare non significa essere semplicemente convocati a sostenere percorsi già tracciati significa poter incidere sulle scelte, conoscere chi decide, comprendere come vengono assunte le decisioni e con quali responsabilità. In assenza di questi elementi, la partecipazione rischia di ridursi a una cornice simbolica, utile più alla comunicazione politica che alla qualità della democrazia”.
Secondo Fazio il dibattito dovrebbe partire su temi centrali, quale l’ambiente e la salute pubblica, che incidono direttamente sulla vita delle persone. “Anche in questo ambito – dice – le enunciazioni di principio non sono sufficienti. Le difficoltà più volte emerse nel costruire strumenti strutturati di confronto e monitoraggio evidenziano una distanza tra dichiarazioni e capacità di dare vita a percorsi stabili, trasparenti e responsabili. La partecipazione non può essere evocata a intermittenza né adattata alle convenienze del momento”.