Si attende lo sblocco della salma della 19enne di Monte San Biagio Aurora Livoli, trovata morta a Milano. Le indagini proseguono e, se nel paese dei genitori adottivi c’è attesa per l’ultimo saluto, a livello investigativo si continua a lavorare. Per ora il 57enne peruviano fermato e attualmente in carcere per una rapina con aggressione consumata la stessa sera della morte della giovane pontina, è anche iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario. Secondo i primi risultati dell’autopsia, infatti, Aurora potrebbe essere stata strangolata.
Gli inquirenti stanno cercando di capire innanzitutto se la giovane si sia difesa e se, gli altri lividi trovati sul corpo, come quelli sul volto, siano compatibili con dei segni di violenza. Non si sa ancora nulla, invece, su l’ipotesi di abusi. Ma rimane il fatto che il rischio che si sia trattato dell’ennesimo femminicidio sembra prendere sempre piede.
Come riportato da alcuni media nelle ultime ore, tramite un lancio di agenzia, sembrerebbe che sia stata scovata un’ulteriore videocamera di sorveglianza della stazione della metro dove l’uomo avesse tentato poco prima l’aggressione nei confronti della giovane connazionale. Dopo la fuga girandosi il giubbotto per non essere riconosciuto, infatti, il 57enne sarebbe tornato sui suoi passi. Qui le immagini mostrerebbero l’incontro con Aurora. Il peruviano si sarebbe inginocchiato dinanzi a lei prendendole la mano. Impossibile comunque da questi frame cogliere cosa si siano detti o se i due si conoscessero o meno. Quel che è certo è che sono andati via insieme dalla metro, percorrendo a piedi oltre un chilometro fino a quel vialetto dove la mattina seguente è stato rinvenuto il cadavere della giovane.
Tanto si sta dicendo anche sulla vicenda della fedina penale dell’uomo che vanta nel suo “curriculum” una condanna per violenza sessuale e altri casi di denuncia. La vicenda, infatti, rischia di diventare un caso politico. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, infatti, se l’è presa con una certa propaganda che parla di rimpatri senza che poi questi avvengano realmente. Effettivamente, ai danni del 57enne, pare che nel 2024 era stato emesso un ordine di rimpatrio, ma poi, questi era stato parcheggiato in un Cpr, uno dei centri precedenti alle operazioni concreti. Il tutto pare fosse dovuto alla scadenza del passaporto. Ma è qui che la situazione – se confermata – si tinge di un nuovo giallo: l’uomo, infatti, avrebbe presentato dei documenti non con il suo nome ma con un alias, che a differenza della propria identità ne definivano una fedina penale pulita, tanto da essere rimesso in libertà.
Con ciò, non si vogliono di certo fare processi mediatici, tant’è che è opportuno sottolineare come l’uomo è solo indagato per il reato di omicidio. Domani, giovedì 8 gennaio, il 57enne che si trova già in carcere per l’altro reato commesso nella sera del 29 dicembre, verrà ascoltato e si spera possa rispondere alle domande dei magistrati o rilasciare dichiarazioni spontanee. Anche perché, in un clima di assoluta incertezza, dove ancora si fatica a ricostruire la rete di conoscenze di cui si sia servita Aurora dopo essersi allontanata da casa ad inizio novembre. Un buco nero che si spera possa essere colmato il prima possibile.