Caso Paolo Mendico, scuola sotto accusa. Ma sindacati denunciano: fughe di notizie

Suicidio Mendico dello scorso settembre, ispezioni e sanzioni. La messa in guardia: “Così si cerca un capro espiatorio nella scuola”

Il 2026 si è aperto con una ferita ancora aperta: il suicidio di Paolo Mendico, un dramma umano che continua a interrogare famiglie, istituzioni e comunità scolastiche non solo nel territorio del sud pontino e di Santi Cosma e Damiano, ma a livello nazionale. Accanto al dolore, cresce anche un altro fronte, più silenzioso e controverso: quello delle procedure amministrative e disciplinari avviate in tempi record e finite, prima ancora di concludersi, sulle pagine dei giornali.

È da qui che partono le forti critiche dei sindacati della scuola, che parlano apertamente di una gestione “distorta e pericolosa” della vicenda, capace di trasformare una tragedia in un processo mediatico contro dirigenti e docenti, con tanto di vere e proprie minacce social e telefoniche che continuano a far lavorare il personale docente del Pacinotti con l’indice puntato della gogna mediatica.

Secondo la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, la diffusione anticipata di notizie riservate sugli esiti dell’ispezione dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio rappresenta un punto di non ritorno. “Siamo di fronte a una violazione grave della riservatezza e a un tentativo evidente di orientare l’opinione pubblica prima che i procedimenti siano conclusi”, denuncia Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici FLC CGIL.

Un’accelerazione che, per i sindacati, stride con i tempi e le regole del diritto amministrativo. Le agenzie di stampa hanno chiarito che nessuna sanzione è stata ancora irrogata e che il procedimento disciplinare dovrà chiudersi entro il 13 gennaio. Un dettaglio tecnico che, però, solleva interrogativi pesanti: se la scadenza finale è fissata a quella data, la contestazione degli addebiti risalirebbe a poche ore dopo la morte dello studente, quando le lezioni non erano nemmeno iniziate e senza che un’istruttoria ispettiva potesse essere stata materialmente svolta.

“Questo è il nodo politico e sindacale della vicenda”, spiegano fonti vicine alle organizzazioni di categoria. “Prima si individua un responsabile, poi si costruisce l’indagine. È una logica rovesciata, che mette a rischio i diritti di difesa e la credibilità dell’intero impianto disciplinare”.

Dubbi analoghi riguardano la presunta mancata attivazione del protocollo antibullismo: secondo quanto emerso, gli ispettori avrebbero escluso l’esistenza di episodi di bullismo. Allora perché quella contestazione resta centrale? Anche qui, il sospetto è che si sia cercato un automatismo sanzionatorio, più che un accertamento serio dei fatti.

Per Fanfarillo e per la FLC CGIL, il quadro è ormai chiaro: “Non si sta cercando la verità, ma un colpevole simbolico. La dirigente scolastica viene esposta a un accanimento mediatico che nulla ha a che vedere con il rispetto dovuto a una tragedia di questa portata”.

Una posizione condivisa anche da altre sigle, come Dirigentiscuola, che parlano di “copione già scritto” e di un clima punitivo alimentato dal clamore mediatico. “Un conto è il dolore per la morte di un ragazzo – ha dichiarato il presidente Attilio Fratta – un altro è sacrificare le garanzie fondamentali per rispondere alla pressione dell’opinione pubblica”.

I sindacati chiedono ora una sola cosa: fermare la gogna, ristabilire regole e tempi, e separare nettamente il doveroso rispetto per il dramma umano dalla tentazione di trasformare la scuola nel bersaglio ideale. Perché, concludono, “la verità non nasce dai titoli di giornale, ma da istruttorie serie, imparziali e rispettose dei diritti di tutti”.

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