“Accadde una notte”: applausi per i fratelli Latilla e il loro Edgar Allan Poe

Il nuovo recital è andato in scena lo scorso 30 settembre nella città di Fondi e si è dimostrato un successo strepitoso

Potente, cupo, onirico: il nuovo recital dei fratelli Latilla “Accadde una notte“, andato in scena lo scorso 30 settembre nella città di Fondi, si è dimostrato un successo strepitoso. Una sala gremita nonostante la pioggia ed un luogo evocativo come l’auditorium Sergio Preti hanno contribuito a dare peso ad una serata particolarmente importante. I testi di Edgar Allan Poe, tra i più affascinanti autori maledetti, sono stati letti, o meglio ancora vissuti, da Francesco Latilla la cui voce è un’intera orchestra che riesce continuamente a sorprendere dato lo straordinario talento e la capacità di modulare e sperimentare i suoni proprio come attraverso degli strumenti musicali. Nonostante fosse l’unico interprete sul palcoscenico, ha condotto lo spettatore in un viaggio alla cui notte non vi è mai fine, dove i sogni diventano incubi e la malinconia si tramuta in uno specchio dove il riflesso si deforma, si decompone come mostrato attraverso il racconto “Il gatto nero”.

Francesco e Gianmarco Latilla con la loro regia dal tratto ormai riconoscibile e con un particolare sguardo rivolto ai toni oscuri, alle luci soffuse o improvvisamente accese con forti blu e rossi, al gotico, hanno dato vita ad un recital affascinante e travolgente, capace di attraversare l’ombra per gettarsi negli anfratti più remoti. Nello stile di questi giovani e intraprendenti artisti vi è una sperimentazione che non disdice però una forte base classica e arcaica, ma non polverosa, omaggiando in questo modo una concezione teatrale soprattutto da un punto di vista visivo erede dei loro fari: Giorgio Strehler, Carmelo Bene, Franco Zeffirelli. Molti temi sono stati sviscerati e vissuti fino in fondo all’interno dello spettacolo come l’alcolismo, il tema del doppio (sia come specchio che come doppia personalità) proprio a dare forza alla poetica di Poe sulla frammentazione dell’Io , analizzando tali aspetti come un monologo interiore, come un incubo, l’abisso così profondo dell’anima e del Sé da cui i personaggi-narratori non posseggono lumi, dove l’ombra si ingigantisce, le paranoie diventano macchia nera indissolubile, la luce non squarcia le tenebre ma ne sta al di sopra tra gli astri celesti e i cui angeli la notte non donano riposo, come nella poesia “Il corvo” letta in maniera magistrale.

A seguito di numerosi applausi a scena aperta, non sono mancate le testimonianze di gratitudine nei confronti dei Latilla sul lavoro culturale che stanno svolgendo anche sul territorio. Diversi ospiti hanno preso parola, mostrando la stima nei loro confronti, tra cui il delegato per la promozione turistica del Comune di Fondi Augusto Parisella il quale ha ringraziato i fratelli per il trasporto emotivo, il dott. Gino Fiore che ha definito lo spettacolo eccezionale. Infine, l’europarlamentare Salvatore De Meo ha espresso parole di affetto e riconoscimento ai due artisti-concittadini fondani: “ Vi seguo dalle vostre prime esperienze artistiche e sono felice dei risultati che negli anni state ottenendo”.

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