Da Sezze stop al bullismo per poi organizzare convegni in provincia

“La grande sfida è quella di creare un ponte solido tra scuola e famiglia per formare una comunità migliore, incluse tutte le istituzioni”

Sezze lancia un messaggio forte contro il bullismo. Il convegno dal titolo ‘Stop al Bullismo: Scuola e Sport in prima linea’ in programma ieri presso l’Auditorium San Michele Arcangelo, organizzato dal Comune di Sezze insieme al Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, ha lanciato una grande sfida: quella di creare un ponte solido tra scuola e famiglia per creare una comunità migliore, “perché per contrastare il fenomeno del bullismo è necessario che ognuno faccia la sua parte, dalle istituzioni alla scuola con insegnanti e dirigenti alle famiglie: solo così si costruisce una società migliore” ha detto il sindaco di Sezze Lidano Lucidi.

Ancora una volta la comunità di Sezze si è stretta attorno a un tema di grande importanza, ma la sfida lanciata da Pina Cochi, insegnante e consigliere comunale di Latina, moderatrice e anima del convegno, “è quella di allargare il confronto da Sezze a tutta la provincia pontina, coinvolgendo non solo le figure professionali del mondo della scuola ma soprattutto le famiglie, perché la scuola non può essere delegata ad assolvere la funzione e il compito di educatrice da sola. Così a breve pianificheremo una serie di incontri e convegni nelle scuole nelle diverse città del nostro territorio” ha detto. Concetti che sono stati ripresi anche dall’onorevole Giovanna Miele, deputata che attivamente partecipa ai lavori della Commissione cultura e istruzione: “è l’ora che i ragazzi si responsabilizzino e che i genitori non si deresponsabilizzino, perché oggi la famiglia si deve riappropriare di quel ruolo fondamentale di guida e faro. Gli adulti hanno l’obbligo di svolgere il compito di adulti, educando i propri figli, che riceveranno adeguato insegnamento nella scuola: qui, le figure professionali vanno migliorate, attraverso la competenza e attraverso attività che abbracci sport e cultura. Aspetto che personalmente sto curando in prima persona con la proposta della legge dell’insegnante all’inclusione” ha sottolineato l’onorevole. Sport e cultura sono stati i cardini anche degli interventi di Kevin Cervoni, che ha portato la sua toccante testimonianza di ragazzo bullizzato che ha saputo reagire grazie alla pratica del karate, “che non è uno sport ma una disciplina” ha precisato Annarose Gschwandler, maestro 6Dan di karate e insegnante di tedesco, “i giovani vanno aiutati a reagire attraverso l’empatia” ha ribadito. Grande responsabilità di questo scollamento tra giovani e scuola e comunità “è determinato dall’uso improprio del telefonino” ha ribadito Marco Scicchitano, dirigente scolastico, “a scuola noi siamo i primi a contrastare il fenomeno del bullismo e del cyber bullismo ma non possiamo essere abbandonati dalle famiglie: queste devono riappropriarsi del proprio ruolo e portare avanti il percorso pedagogico con gli insegnanti”.

Nella scaletta degli interventi si sono distinti anche i progetti messi in campo da Sara Di Matteo, mediatrice familiare, che col suo ‘Sbulloniamoci’ entra nelle scuole per strutturare un intervento educativo in grado non solo di contrastare e prevenire il fenomeno del bullismo ma anche quello di recuperare il bullo attraverso un processo di sensibilizzazione, responsabilizzazione e consapevolezza inserendolo al centro del progetto”, e quello di Claudia Ceccano, referente bullismo IIS Vittorio Veneto-Salvemini di Latina. “Il bullismo non parte da lontano, non si forma per caso. Abbiamo vissuto un caso eclatante in provincia di Latina come quello di Paolo Mendico, dobbiamo essere pronti ad accogliere le sollecitazioni dei ragazzi, perché dobbiamo comprendere la loro fragilità. Se il cellulare è un problema perché fa conoscere ai giovani un mondo allargato senza che abbiano le necessarie competenze, essi vanno guidati, sia nella scuola ma principalmente nelle famiglie. Oggi è importante accorciare le distanze di comunicazione tra i giovani e noi adulti” ha detto nel suo intervento Monica Sansoni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio.

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