A Pontinia l’addio commosso a Mara Severin, esempio di altruismo e luce che resta

Presenti per l'ultimo saluto centinaia di persone, oltre ai sindaci di Pontinia, Terracina e Sabaudia che hanno fissato il lutto cittadino

Una folla composta ma profondamente commossa si è stretta oggi pomeriggio intorno alla famiglia di Mara Severin, nella chiesa di Sant’Anna a Pontinia, per l’ultimo saluto a una giovane donna che ha lasciato un segno indelebile nella vita di chi l’ha conosciuta, purtroppo morta a soli 31 anni nel tragico crollo del ristorante “Essenza” a Terracina, dove lavorava da tempo con professionalità e passione. I funerali, celebrati dal parroco Padre Giorgio Turriceni, hanno visto la presenza di centinaia di persone: amici, conoscenti, colleghi, ma anche tanti semplici cittadini che, pur non conoscendola personalmente, hanno voluto esprimere vicinanza alla famiglia colpita da un dolore che ha scosso l’intera comunità pontina. Presenti anche i sindaci delle tre città legate alla sua storia: Eligio Tombolillo, primo cittadino di Pontinia, dove Mara viveva; Alberto Mosca, sindaco di Sabaudia, città in cui era nata; e Francesco Giannetti, sindaco di Terracina, luogo della tragedia. Una testimonianza concreta di quanto Mara fosse radicata nel tessuto sociale e affettivo del territorio.

Durante l’omelia, Padre Turriceni ha dato voce al dolore collettivo con parole che non hanno voluto edulcorare la sofferenza, ma nemmeno cedere alla disperazione. “Mara è morta, ma con Gesù è risorta”, ha affermato, ricordando come il cero pasquale accanto alla bara non simboleggiasse la fine, ma la speranza e la luce della risurrezione. «Ci importa eccome», ha aggiunto, citando un passaggio della canzone One More Light dei Linkin Park: “A chi importa se un’altra luce ancora si spegne? Beh, a me importa!”. E ha proseguito tracciando il profilo di una giovane donna “accogliente e solare, capace di coinvolgere e trascinare al buon gusto anche i più indifferenti”, sottolineando come Mara abbia anteposto, con senso di responsabilità e altruismo, la salvezza degli altri alla propria. Una riflessione condivisa anche dal Vescovo Mons. Mariano Crociata, che in un messaggio diffuso nei giorni scorsi aveva sottolineato come la fede in Cristo risorto debba andare di pari passo con un rinnovato impegno per la tutela della persona e del lavoro, in ogni sua forma e condizione.

Accorato il pensiero rivolto alla sorella Elisa, profondamente legata a Mara da un rapporto di complicità e amore che ha commosso tutta la comunità. «Solo perché non riusciamo a vederla – ha detto il parroco – non è detto che non sia con noi. Grazie a Gesù risorto, noi risorgiamo e possiamo essere accanto ai nostri fratelli e sorelle». E infine l’annuncio che ha risuonato nel Vangelo del giorno: “Non abbiate paura. È risorto, non è qui”. Parole che si caricano di speranza nel cuore di chi oggi piange, ma non smette di credere che l’Amore, quello vero, non venga mai meno. Mara Severin resta una luce viva nel ricordo di chi l’ha conosciuta. Una stella che, anche se “morta da tempo”, continua a brillare. Perché, come ha detto il parroco, “del suo sorriso e del suo esempio ci importa davvero”.

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Simone Di Giulio
Simone Di Giulio
Simone Di Giulio inizia a scrivere nel 2003 e nel 2006 entra nell’albo dei Pubblicisti dell’Ordine dei Giornalisti. Vanta diverse esperienze come redattore e corrispondente in alcuni quotidiani della provincia di Latina, come “Il Territorio” e “Il Tempo”. È stato direttore della rivista “Utopia Magazine”, del quotidiano online “Mondoreale” e caporedattore de “I Lepini”. Ha collaborato con alcune riviste e con enti pubblici ed ha partecipato come docente a corsi sulla comunicazione.

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