Fondi e il Premio La Pastora: un patrimonio culturale da preservare e rilanciare

Nato a margine di una mostra milanese, il premio ha saputo imporsi come vetrina privilegiata per il teatro di scrittura

Tra gli anni ’70 e i primi 2000, Fondi è stata uno dei centri nevralgici della drammaturgia italiana grazie al Premio Fondi La Pastora, istituito nel 1974 da Domenico Purificato insieme a un gruppo di intellettuali e artisti, tra cui Domenico Rea, Elsa De Giorgi, Giorgio Petrocchi e Giuseppe De Santis. Nato a margine di una mostra milanese, il premio ha saputo imporsi come vetrina privilegiata per il teatro di scrittura, attraendo autori da tutta Italia e, negli ultimi anni, anche dall’estero.

Oggi, a distanza di anni dall’ultima edizione, gli eredi del premio – Pino e Teresa Purificato, figli del fondatore, e Paolo Portone, figlio del critico Francesco Portone – annunciano un ambizioso progetto: riordinare, digitalizzare e rendere accessibile alla comunità l’immenso archivio del Premio La Pastora, con l’obiettivo di consegnare a Fondi un pezzo fondamentale della sua storia culturale e, possibilmente, gettare le basi per una sua rinascita.

Un premio che ha fatto la storia del teatro italiano

La prima edizione del premio, bandita nell’ottobre 1974, premiò Boris Chiesura con Furio o Eliseus? e Mario Verdone (padre di Carlo) con Garbo, un mito degli anni ’30. Nei suoi 33 anni di attività, la kermesse fondana ha visto sfilare grandi nomi della cultura e dello spettacolo: da Dacia Maraini a Dario Bellezza, da Marcello Mastroianni a Luca Zingaretti, passando per Michele Placido, Paola Gassmann e Maurizio Scaparro. Le giurie, arricchitesi nel tempo di personalità come Alberto Bevilacqua, Ruggero Jacobbi e Mariano Rigillo, hanno esaminato migliaia di opere, contribuendo a tenere viva la scena teatrale italiana in un’epoca di crescente marginalità del teatro di testo.

L’archivio: un tesoro da salvare

L’Associazione Culturale Arco Meridiano, guidata dagli eredi Purificato e Portone e dal giovane imprenditore fondano Giuseppe Capotosto, custodisce oggi un patrimonio documentario unico: copioni, fotografie, verbali delle giurie, corrispondenze con autori e attori, materiali che raccontano non solo la storia del premio, ma anche un’intera stagione culturale del Lazio e dell’Italia.

«Vogliamo creare un archivio digitalizzato – spiega Paolo Portone – che sia consultabile da studiosi, studenti e appassionati, per mantenere viva la memoria di questa esperienza». L’idea è quella di un centro studi che, oltre a preservare il passato, possa essere il punto di partenza per rilanciare il premio, auspicabilmente con il sostegno delle istituzioni locali.

Fondi e la sfida della memoria culturale

Fondi, con il suo centro storico restaurato, è stata per decenni la cornice ideale del premio, attirando personalità di spicco e costituendo un crocevia della cultura nazionale. Oggi, la volontà degli eredi di valorizzare l’archivio rappresenta un’occasione per riportare la città al centro del dibattito teatrale.

«Auspichiamo– aggiunge Pino Purificato – che questo progetto possa coinvolgere la comunità e gli amministratori, perché il Premio La Pastora non sia solo un ricordo, ma torni ad essere un patrimonio vivo, che possa ancora ispirare nuove generazioni di artisti».

In questa direzione la creazione di una sede stabile dell’Archivio La Pastora, insieme alla rinascita del Premio potrebbero restituire alla cittadina laziale il ruolo di capitale della drammaturgia che per anni ha ricoperto con orgoglio.

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