“Italia oltre il limite: viviamo a credito con il pianeta”, dall’Agro Pontino un laboratorio di buone pratiche

Nell'auditorium della BCC Roma di Pontinia l'incontro che ha unito scienza, territorio e agricoltura. Le parole di Manfrin

C’è una data che dovrebbe farci riflettere: il 6 maggio 2025. Da quel giorno in poi, l’Italia ha esaurito il proprio budget naturale annuale, ovvero la capacità di soddisfare i propri bisogni energetici attraverso fonti rinnovabili.

Da maggio a dicembre, infatti, il Paese vive a credito con la Terra, consumando risorse naturali che non si rigenerano in tempo. A sottolinearlo è il professor Antonio Panico, esperto di Ingegneria Sanitaria Ambientale presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Un seminario per cambiare prospettiva: scarti come risorse

Il dato è stato al centro di un incontro che ha unito scienza, territorio e agricoltura: il seminario tecnico “Valorizzazione degli scarti dell’agroindustria finalizzata al recupero idrico, di materia ed energia”, svoltosi il 7 luglio nell’Auditorium BCC Roma di Pontinia.

L’appuntamento si inserisce nel progetto SIF – Sostenere, Includere e Formare per l’ambiente, finanziato dal MASAF con oltre 13 milioni di euro e pensato per rendere l’agricoltura italiana più sostenibile e integrata nei processi di economia circolare.

L’Agro Pontino come laboratorio di buone pratiche

Un laboratorio di buone pratiche parte proprio dall’Agro Pontino, territorio fertile ma anche ricco di potenzialità inespresse quando si tratta di riutilizzare gli scarti.

Ogni anno, questa zona produce circa:

  • 50.000 tonnellate di ortaggi invenduti o scartati,
  • 20.000 tonnellate di frutta,
  • 500.000 metri cubi di reflui di lavorazione,
  • 5.000 tonnellate di rifiuti florovivaistici.

Materiali spesso visti come rifiuti, ma che possono diventare risorse: biomassa, energia, acqua depurata. «Stiamo mostrando che l’economia circolare non è solo uno slogan, ma una strada concreta – ha spiegato Panico –. Gli scarti agroindustriali, se gestiti con intelligenza, possono ridurre l’inquinamento, abbattere il consumo energetico e rilanciare il territorio».

Ricerca, impresa e territorio: una sinergia possibile

Università e imprese agricole si sono sedute allo stesso tavolo, avviando un confronto operativo per immaginare un ciclo produttivo a rifiuti quasi zero. Il primo passo è creare consapevolezza, come dimostra la folta partecipazione dei produttori locali all’evento.

A portare la voce del mondo bancario, Maurizio Manfrin, Vicepresidente di BCC Roma: «Il futuro dell’agroalimentare pontino passa da una sinergia autentica tra produzione e ricerca. Dobbiamo lavorare insieme per affrontare le sfide ambientali e trasformarle in opportunità per il territorio».

Pontinia come punto di partenza

L’esperienza di Pontinia è solo un punto di partenza, ma dimostra che la sostenibilità non è un lusso, bensì una necessità – e può diventare anche una leva economica e sociale. Di fronte a un pianeta che ci presenta il conto sempre prima, l’unica risposta possibile è cambiare rotta. E farlo insieme.

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