Quando l’odio sporca i muri, ma non scalfisce la dignità: solidarietà a Lidano Grassucci

Un atto vile di odio e negazionismo: la società civile risponde unita in difesa della memoria e della libertà

Un muro imbrattato, una scritta carica d’odio e un simbolo che evoca uno dei periodi più bui della storia dell’umanità. È bastata questa combinazione per sollevare un’ondata di sdegno e solidarietà, dopo che ieri nella centrale via Fabio Filzi è apparsa su un muro la scritta: “6 milioni di Grassucci”, accompagnata da una svastica. Un chiaro riferimento negazionista, volgare e profondamente offensivo, che richiama la tragedia della Shoah e mira a colpire direttamente il giornalista Lidano Grassucci, una vita a raccontare il territorio pontino e oggi direttore responsabile di FattoaLatina, oltre ad essere presidente di un’associazione culturale che sostiene Israele. L’obiettivo, evidente, è quello di intimidirlo, ridicolizzarlo, denigrarlo. Ma la reazione della società civile e del mondo dell’informazione ha seguito un altro copione. Non sono passate molte ore dalla diffusione dell’immagine sui social e sui mezzi di informazione, che subito è partita una gara spontanea di solidarietà. Colleghi giornalisti, politici, amici, cittadini comuni hanno voluto esprimere la loro vicinanza a Grassucci, denunciando pubblicamente l’accaduto e difendendo il suo diritto, come quello di tutti noi, ad esprimere il proprio pensiero, su una vicenda, quella che si sta consumando nella striscia di Gaza, che spesso viene limitata ad una sorta di tifo da stadio. Tra i messaggi più significativi, quelli che sottolineano come la libertà di stampa, la libertà d’opinione e il rispetto della memoria storica siano valori non negoziabili. E che nessuna minaccia codarda, firmata nottetempo su un muro, può mettere a tacere una voce libera. L’attacco non è soltanto diretto a una persona, ma a un’intera comunità che crede nella democrazia, nel confronto civile e nel dovere morale di ricordare. Scrivere “6 milioni di Grassucci” accanto a una svastica non è solo un insulto: è un gesto che prova a deridere l’Olocausto, a minimizzare una tragedia umana che ha segnato la coscienza collettiva dell’Europa. Ed è proprio per questo che simili episodi non possono e non devono essere ignorati. La banalizzazione del male, l’uso dell’ironia per sdoganare contenuti antisemiti o neofascisti, sono segnali pericolosi che vanno respinti con forza. Grassucci ha ricevuto moltissime manifestazioni di affetto e sostegno, alle quali personalmente mi unisco. Ed è giusto così. Perché quando l’odio si fa scritta su un muro, la risposta deve essere la voce forte e unanime di chi crede nella civiltà. Un muro si può imbrattare, ma la dignità non si tocca.

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Simone Di Giulio
Simone Di Giulio
Simone Di Giulio inizia a scrivere nel 2003 e nel 2006 entra nell’albo dei Pubblicisti dell’Ordine dei Giornalisti. Vanta diverse esperienze come redattore e corrispondente in alcuni quotidiani della provincia di Latina, come “Il Territorio” e “Il Tempo”. È stato direttore della rivista “Utopia Magazine”, del quotidiano online “Mondoreale” e caporedattore de “I Lepini”. Ha collaborato con alcune riviste e con enti pubblici ed ha partecipato come docente a corsi sulla comunicazione.

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