Confartigianato: “Lavoro, salari e futuro, serve concretezza, non slogan”

Letizia Bongiorno, Presidente Confartigianato Imprese Latina, interviene sul pilastro dell’economia: il lavoro. Quello artigianale

In Italia parlare di lavoro sembra essere diventato un esercizio retorico, spesso alimentato da slogan e contrapposizioni ideologiche più che da analisi concrete. Le recenti discussioni sul salario minimo o sulla riscrittura dei tirocini e dell’apprendistato sono l’ennesima dimostrazione di un approccio normativo e centralista, che ignora il punto di vista dei territori, delle imprese e delle persone che ogni giorno, con fatica e passione, tengono in piedi il Paese.

Questa visione “semplificata” del lavoro ha un effetto pericoloso: quello di allontanare la politica dal reale. La rincorsa alle regole, slegata dai bisogni concreti, alimenta fratture sociali e aspettative irrealistiche. Invece di costruire un modello sostenibile, si finisce per rincorrere provvedimenti d’effetto che non producono valore, né per i lavoratori né per le imprese

Eppure, esiste una via concreta, già praticata in diversi comparti – come l’artigianato – dove il dialogo tra le parti sociali non solo esiste, ma funziona. Mi riferisco alla bilateralità: un modello partecipativo, riconosciuto dalla legge Biagi, che consente di rispondere in modo realistico alle sfide del lavoro moderno. Un sistema che mette al centro le esigenze dei lavoratori, senza dimenticare le imprese, che sono l’anima produttiva del nostro territorio.

Nel mondo artigiano, la contrattazione non si chiude con la firma di un accordo. È un percorso continuo, fatto di assistenza, formazione, protezione integrativa, inclusione e qualità. È questo che permette di affrontare in modo maturo temi cruciali come i salari, la conciliazione, la sicurezza, l’orientamento al lavoro dei giovani, le politiche di genere.

Sappiamo bene che esiste una questione salariale in Italia. Ma affrontarla con slogan, magari a pochi mesi dalle elezioni, significa solo generare illusioni. Le risposte serie devono partire dalla base: dalla formazione, dall’alternanza scuola-lavoro, dall’inserimento dei soggetti fragili, dalla valorizzazione delle competenze, da un welfare integrativo solido, vicino alle comunità. La bilateralità non è una formula del passato. È lo strumento più moderno e concreto che abbiamo oggi per risolvere i problemi del lavoro senza ideologie e senza assistenzialismo. È la via di chi costruisce, ogni giorno, soluzioni vere per il Paese.

Come Confartigianato Latina crediamo che l’Italia possa ripartire da qui: da chi lavora, da chi fa impresa e da chi ha voglia di dialogare per costruire. Serve meno politica urlata e più relazioni industriali pragmatiche. Perché il futuro si costruisce con i fatti, non con i proclami.

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