Era stato arrestato ad inizio luglio il giornalista e politico italiano Mario Adinolfi, conosciuto a livello nazionale anche per la leadership del “Popolo ella Famiglia” e conoscenza tutta locale per la singolare corsa a sindaco di Ventotene nel 2022, quando si candidò ottenendo zero voti.
La notizia è di poche ore fa: l’ex politico, ai domiciliari da ormai oltre due mesi per questa presunta truffa di 5 milioni di euro ed evasione per diverse centinaia di migliaia di euro, avrebbe utilizzato i propri social nonostante l’impossibilità legata alla misura restrittiva a cui era sottoposto.
A darne notizia lo stesso esponente politico che sugli stessi social accusa: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto” alludendo alla propria attività come giornalista.
L’inchiesta che aveva fatto notizia nel luglio scorso, riguarda la cosiddetta “Scommessa collettiva”. Un “sistema” definito dallo stesso ideatore come “trasparente”, nel quale si accedeva versando delle quote in migliaia di euro per investire in scommesse sportive con la promessa di veder gonfiati i soldi investiti. Le denunce che hanno fatto scattare l’inchiesta erano da parte di alcuni clienti che non si erano visti restituire i soldi.
Adinolfi si era sempre difeso affermando che chi non aveva avuto il capitale aumentato era solo perché aveva deciso di riprendere le proprie quote senza attendere la “finestra di uscita” dal sistema e per farlo con gli interessi in tasca.
Il problema, è che adesso una via d’uscita dovrà trovarla lui. E sicuramente dal carcere la situazione non sarà migliore di quella degli arresti domiciliari dove era ristretto.
