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Latina, si spaccia per maresciallo dei Carabinieri e raggira due anziani: denunciato 48enne

Si sarebbe finto un maresciallo dei Carabinieri per convincere una coppia di anziani a consegnare gioielli e oggetti preziosi. Con questa accusa un uomo di 48 anni, residente in provincia di Caserta, è stato denunciato dai Carabinieri della stazione di Latina Scalo al termine di un’attività investigativa partita dalla denuncia delle vittime.

La vicenda risale allo scorso aprile e ha coinvolto due coniugi di Latina, rispettivamente di 78 e 75 anni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il presunto truffatore avrebbe contattato telefonicamente il pensionato presentandosi come un “maresciallo dei Carabinieri di Latina”.

Durante la conversazione, l’uomo avrebbe raccontato che alcuni ladri erano stati fermati a bordo di un’auto con una targa intestata proprio all’anziano, invitandolo quindi a raggiungere la caserma per chiarire la situazione. Nel frattempo sarebbe riuscito a ottenere anche il numero di cellulare del pensionato, mantenendolo occupato durante il tragitto per impedirgli di contattare altre persone.

Mentre il marito si trovava fuori casa, la moglie avrebbe ricevuto una seconda telefonata da un complice che si sarebbe qualificato come incaricato del tribunale, spiegando la necessità di consegnare tutti i monili in oro presenti nell’abitazione per effettuare verifiche sulla refurtiva recuperata.

Poco dopo un uomo si sarebbe presentato direttamente a casa della coppia riuscendo a farsi consegnare gioielli e altri oggetti preziosi. Solo successivamente, parlando con i figli, i due anziani avrebbero compreso di essere stati vittime di una truffa.

Le indagini dei Carabinieri, supportate anche dall’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, hanno consentito di identificare il presunto responsabile, già sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora per episodi analoghi.

Latina – Porsche non pagata, autosalone e cliente in causa dal 2004

Dal 2004 ancora non si è risolto il contenzioso tra un autosalone di Latina e un cliente, che gli ha venduto una Porsche Boxster, sul pagamento della vettura in seguito al passaggio di proprietà ratificato con una scrittura privata autenticata.

Da ventidue anni infatti le parti sono in causa per il mancato trasferimento della somma pattuita di 25.000 euro e sarà necessario un nuovo processo in Corte d’Appello per definire i costi della causa. Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione accogliendo il ricorso del privato che rivendica il pagamento del denaro.

Il vecchio proprietario della macchina aveva venduto la Porsche all’autosalone e in cambio aveva ottenuto sei assegni per la copertura della somma stabilita per la cessione, pari appunto a 25.000 euro. Il cliente però aveva fatto causa alla rivendita che aveva acquistato la sua vettura, sostenendo che le firme di girata sugli assegni erano false, come stabilito da una perizia tecnica grafologica. Tant’è vero che il Tribunale di Latina gli aveva dato ragione condannando l’autosalone al pagamento della vettura. Quest’ultimo però si era visto accogliere il ricorso successivo dalla Corte d’Appello di Roma, perché i giudici di merito avevano riconosciuto che il pagamento era stato provato al momento del passaggio di proprietà col certificato che comunicava al pubblico registro automobilistico l’avvenuta cessione, di fatto estinguendo l’obbligazione al di là della legittimità degli assegni.

Il privato che aveva venduto la Porsche ha impugnato la sentenza di secondo grado, ricorrendo alla Corte di Cassazione che gli ha dato ragione, ritenendo che la dichiarazione sottoscritta al momento del trasferimento della proprietà dell’auto non può essere ritenuto un atto formale tra creditore e debitore, ma è solo una comunicazione necessaria per aggiornare il pubblico registro. Quindi i giudici della Suprema Corte hanno cassato la sentenza e rinviato gli atti alla Corte d’Appello, anche per determinare le spese di giudizio.

Santi Cosma e Damiano, si celebra l’82° anniversario della Liberazione

Appuntamento con la storia a Santi Cosma e Damiano, dove si celebrerà l’82esimo anniversario della Liberazione della città.

Martedì prossimo, con inizio alle 10, presso l’Auditorium comunale si terrà la manifestazione “La Linea Gustav: tra storia e memoria”.

Un’iniziativa del Comune di Santi Cosma e Damiano, la partecipazione dell’associazione Laboratorio aurunco e in collaborazione con la Pro Loco.

La data del 12 maggio non è stata scelta a caso, in quanto nello stesso giorno del 1944 il territorio sancosimese ritrovava la libertà dopo uno dei periodi più difficili della guerra lungo la Linea Gustav. “La Linea Gustav: tra Storia e Memoria” sarà un momento di riflessione, condivisione e consapevolezza, per non dimenticare il sacrificio di chi ha vissuto quegli anni drammatici e di chi ha lottato per restituirci pace e libertà.

Saranno presenti il regista Paolo Ameli con il suo docufilm “Cassino Ieri e Oggi”, lo storico di fama internazionale Matthew Parker, collegato in videoconferenza da Londra, e Michele Di Lonardo presidente di Freedom for Italy. Con i loro interventi sarà ricordato il dramma della popolazione civile. La manifestazione sarà preceduta dalla deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai caduti.

Latina – “Caffè Poeta” visitato dai ladri a un mese dall’apertura, il furto fallisce

A distanza di un mese dall’inaugurazione, il Caffè Poeta Bistrot Letterario è stato già visitato dai ladri con un colpo che in ogni caso è fallito miseramente. È successo ieri notte in circostanze del tutto simili al tentativo di furto, anche quello non riuscito, di una settimana prima in un altro bar del centro, il caffè Olim Palus di viale XVIII Dicembre. In entrambi i casi gli autori, che non è escluso possano essere gli stessi, hanno cercato di portare via la cassa automatica senza riuscire nell’intento.

L’episodio risale alla notte di ieri, quando i soliti ignoti o forse un ladro solitario, sono riusciti a forzare la saracinesca del locale all’angolo tra piazza del Popolo e corso della Repubblica. Una volta dentro si sono concentrati sulla cassa automatica, ma non sono riusciti a portarla via perché si tratta di una strumentazione piuttosto voluminosa e pensate. Proprio lo stesso epilogo di una settimana prima. Del caso si stanno occupando gli investigatori della Polizia, che hanno raccolto la denuncia formalizzata dal gestore.

Niente soldi del PNRR, il Comune di Minturno rinuncia ai fondi

Il Comune di Minturno ha dovuto rinunciare a 30mila euro provento di un finanziamento del PNRR relativo alla digitalizzazione delle pratiche edilizie. Infatti, con una determina, il caposervizio del settore, ha dovuto svincolare l’impegno di spesa, poiché, come recita il documento c’è stata una impossibilità tecnica, non causata dal Comune, di realizzare l’intervento secondo le modalità previste dall’avviso. 

In sostanza la società che avrebbe dovuto effettuare il lavoro, ha scoperto che non era possibile effettuare l’intervento per le particolari caratteristiche dell’architettura del sistema. Per poter provvedere all’adeguamento del sistema i tempi sarebbero stati lunghi e quindi incompatibili con quelli stabiliti dall’avviso. 

Di conseguenza lo stesso dirigente del Comune ha annullato in autotutela l’impegno di spesa che aveva approvato nei giorni precedenti, quando ancora non era emerso l’imprevisto.

Furti tra Cisterna e Formia, inseguimento in autostrada: recuperata la refurtiva

Un inseguimento lungo l’autostrada, un’auto speronata e una fuga nelle campagne dopo l’abbandono del veicolo. È il bilancio dell’operazione condotta dalla Polizia di Stato che ha portato al recupero di numerosi oggetti rubati durante un furto in abitazione avvenuto a Formia e alla denuncia di due uomini gravemente indiziati di diversi reati, tra cui furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione.

L’indagine è stata sviluppata dagli agenti della Sezione Anticrimine del Commissariato di Cisterna di Latina a partire da alcuni furti avvenuti nei giorni scorsi sul territorio. Attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza e dei sistemi di lettura targhe, gli investigatori sono riusciti a individuare un’auto ritenuta sospetta e presumibilmente utilizzata dagli autori dei colpi.

Il veicolo è stato successivamente localizzato nel territorio di Formia, proprio nelle ore in cui veniva denunciato un nuovo furto in abitazione. Da quel momento è scattato il monitoraggio del mezzo, seguito mentre si dirigeva verso Roma lungo l’autostrada A1.

L’intervento operativo è stato eseguito dagli agenti della Polizia Stradale di Frosinone, allertati dal personale del Commissariato di Cisterna. Alla vista delle pattuglie, però, il conducente avrebbe tentato di sottrarsi al controllo speronando un’auto di servizio della Polizia e dando vita a un inseguimento ad alta tensione conclusosi nei pressi dello svincolo di San Cesareo.

I due occupanti hanno quindi abbandonato il veicolo per fuggire a piedi nelle campagne circostanti, facendo perdere momentaneamente le proprie tracce.

All’interno dell’auto gli agenti hanno recuperato numerosi oggetti risultati compatibili con la refurtiva del furto avvenuto a Formia: gioielli, orologi, monili e altri effetti personali poi riconosciuti dalla vittima. Tra gli oggetti sequestrati anche un assegno postale intestato alla proprietaria dell’abitazione, trovato parzialmente distrutto.

Nel corso delle perquisizioni sono stati inoltre rinvenuti arnesi da scasso, capi d’abbigliamento compatibili con quelli indossati dai soggetti ripresi dalle telecamere e diversi reperti biologici ora affidati agli accertamenti della Polizia Scientifica.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i due uomini erano già stati identificati in precedenti controlli effettuati proprio a bordo dello stesso veicolo. La refurtiva sarà restituita alla proprietaria, mentre proseguono gli accertamenti per individuare eventuali complici e ricostruire altri episodi analoghi.

Trentacinque anni fa la rapina da 5 miliardi alle poste, nasceva il mito degli uomini d’oro

Trentacinque anni fa, l’8 maggio 1991, un gruppo di uomini armati e con i volti coperti da passamontagna fece irruzione alle 5 del mattino all’interno della sede delle Poste centrali di Latina.

Assistiti da una talpa che prestava servizio nella struttura, i banditi entrarono da una porta laterale della sede di Piazzale dei Bonificatori sorprendendo un gruppo di impiegati intenti a smistare il denaro che nella stessa mattinata doveva essere trasferito nelle filiali provinciali. In pochissimi minuti, e senza incontrare ostacoli, i componenti della banda infilarono in alcuni sacchi e borsoni cinque miliardi di lire in banconote. Se ne andarono uscendo dalla stessa porta dalla quale erano entrati, dopo aver legato, imbavagliato e chiusi in uno stanzino gli impiegati, a nessuno dei quali fu torto un capello. I contatti tra gli autori materiali del furto e gli uomini che li coprivano all’esterno venivano tenuti, per la prima volta nella storia delle rapine consumate a Latina, con due telefoni cellulari di prima generazione, quelli che si portavano a tracolla.

Il colpo fece sensazione, vuoi per l’ammontare del bottino, vuoi per le modalità di esecuzione di un’azione studiata nei minimi particolari e che rimandava a una banda di specialisti capaci, determinati e dotati di grande autocontrollo, come sarebbe emerso dalle testimonianze degli impiegati che avevano subito il furto.

Ci vollero delle settimane prima che le indagini riuscissero ad addrizzare il tiro sui presunti responsabili di quel colpo, ma a fornire l’indirizzo giusto sull’identità dei componenti della banda furono una serie di rapine e furti clamorosi messi a segno, sempre nel capoluogo pontino, nelle settimane successive al colpo di esordio dell’8 maggio alle Poste. La svolta investigativa era arrivata all’indomani del clamoroso furto consumato di notte all’interno del caveau del Tribunale di Piazza Buozzi dove venivano custoditi i corpi di reato: denaro, preziosi, armi, e grossi quantitativi di sostanze stupefacenti. L’ammontare del bottino, calcolato soprattutto sul valore degli stupefacenti portati via dai ladri, fu stimato in circa dodici miliardi di lire. Ispezionando i locali la mattina successiva al furto, i carabinieri trovarono a terra lo scontrino di una ferramenta di Aprilia dove era ipotizzabile fosse stata fatta una copia delle chiavi che anche stavolta avevano consentito alla banda di poter accedere in Tribunale, all’epoca privo di sorveglianza durante la notte, dalla porta principale e di poter aprire senza sforzi la porta in ferro per accedere ai locali dove erano custoditi i corpi di reato. Anche in quel caso, era stato fondamentale il ruolo di una talpa, un impiegato dipendente della ditta che gestiva i corpi di reato. Con quei pochi ma fondamentali elementi a disposizione, due talpe e una ferramenta dove non fu difficile, mostrando le foto segnaletiche delle persone con precedenti, individuare chi aveva chiesto la copia delle chiavi del Tribunale di Latina, le indagini presero il volo e in breve avrebbero portato alla individuazione dei componenti della banda, che nel frattempo aveva guadagnato sul campo l’appellativo di “uomini d’oro”.

La rapina dell’8 maggio segnò uno spartiacque non soltanto nell’immaginario collettivo stimolato dalle cronache di quei giorni, ma anche una linea di demarcazione netta tra la percezione che la città aveva avuto di sé fino a quel momento, e l’evidente segnale di un cambiamento profondo avvenuto in silenzio, ma in modo radicale. Si apriva un nuovo capitolo nella storia della città: anche Latina disponeva di una criminalità capace di stare al passo con le gang che operavano nelle metropoli italiane e in qualche territorio di provincia del nordest. La dinamica della rapina alle Poste e dei colpi messi a segno immediatamente dopo denotavano capacità organizzative di spessore, intelligenza criminale, spirito di iniziativa e calcolo matematico dei rischi. Una maturità venuta fuori da anni di esperienze pericolose con gli assalti ai furgoni portavalori, dove il rischio di dover affrontare uno scontro armato era sempre elevatissimo. La società civile di Latina non era preparata a tutto questo. Fu necessario all’incirca un anno di lavoro da parte dei carabinieri per mettere insieme una quantità sufficiente di indizi che avrebbero potuto portare a processo il gruppo degli “uomini d’oro”, ma l’urgenza di dover esibire il risultato prima che il Comandante che aveva diretto le operazioni venisse trasferito ad altro incarico, costrinse gli investigatori e la Procura della Repubblica a forzare sulla tabella di marcia e a trascurare qualche importante dettaglio senza il quale, più avanti, sarebbe stato vanificato il lavoro di mesi.

Quando un anno dopo furono emessi gli ordini di arresto nei confronti di sette persone, alcune delle quali già irreperibili, la nomenklatura dei sospetti appartenenti alla banda destò grande scalpore. Il gruppo degli “uomini d’oro” era composto da qualche pregiudicato, ma anche da insospettabili, giovani e meno giovani, tutti sotto la soglia dei 40 anni, bene inseriti nel tessuto socio economico cittadino. Gente con cui si poteva avere a che fare senza temere di stare facendo qualcosa di sbagliato.

Stando alla ricostruzione che i carabinieri avevano fatto del colpo alle Poste, la mattina dell’8 maggio 1991, immediatamente dopo la rapina, quattro diverse automobili, ciascuna con due persone a bordo, si allontanarono senza dare nell’occhio per raggiungere il Centro Morbella di via del Lido, inaugurato un anno e mezzo prima, ed entrarono nel parcheggio sotterraneo, dove lasciarono le vetture prima di salire al pano superiore ed entrare direttamente in un bar che disponeva di un ulteriore piano isolato dal resto del locale commerciale. E’ lì che sarebbe avvenuta la spartizione del bottino, ed è da lì che gli autori del clamoroso furto si allontanarono, ciascuno per proprio conto, con mezzi diversi da quelli usati per il colpo. Quando poco prima delle 8 di quel giorno le forze dell’ordine si organizzarono per i controlli di routine sui “soliti noti”, i componenti più esposti del commando che aveva effettuato il colpo erano già a casa. E lì li trovarono i carabinieri quando bussarono alla porta di casa. Gli altri, gli insospettabili, erano al lavoro come tutti i giorni. Tutti i componenti della banda sapevano già quale sarebbe stato il colpo successivo, già pianificato per i giorni a venire: l’effetto sorpresa si sarebbe rivelato il marchio di fabbrica degli “uomini d’oro”.

Aprilia, i piccoli diplomatici della scuola Pascoli

Giacca, cravatta e tailleur e via, proiettati verso una realtà distante anni luce da quella della propria cameretta e in una prospettiva più simile a quella del telegiornale all’ora di cena: vuoi mettere ad essere per un giorno un rappresentante delle Nazioni Unite? Obiettivo senz’altro ambizioso quello di vestire i panni di un diplomatico, ma utilissimo per sviluppare capacità oratorie e soluzioni capaci di definire assetti mondiali, flussi economici e la salvaguardia di vite umane. Il tutto nello spirito dell’eccellenza, crescita e spirito internazionale.

L’Imun Middle School, il prestigioso progetto educativo dedicato alla simulazione dei lavori delle Nazioni Unite interamente in lingua inglese, dove sono stati protagonisti anche  gli alunni dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Pascoli” di Aprilia che, si è svolto a Roma del 5,6 e 7 Maggio, e gli studenti hanno vissuto una esperienza indimenticabile.

Un percorso iniziato con la formazione pomeridiana, che è poi proseguito nelle tre giornate romane, e che si è conclusa nella suggestiva cerimonia conclusiva presso il Teatro Brancaccio a Roma ove, i ragazzi hanno vissuto emozioni ed esperienze che resteranno nel loro bagaglio umano e professionale. 

Un’esperienza che contribuisce a rafforzare il senso di cittadinanza attiva, l’apertura al dialogo e consapevolezza del contesto globale in cui viviamo, la più grande simulazione al momento in Italia e che coinvolge diverse regioni, ognuna con delle sedi appropriate dedicate a questo tipo di rappresentazione. 

“Gli studenti – si legge nella nota che porta la firma del dirigente scolastico Ciro Scognamiglio – hanno avuto l’opportunità di vestire i panni di giovani delegati Onu, confrontandosi su importanti tematiche internazionali di grande attualità, discutendo, negoziando e collaborando con coetanei provenienti da scuole diverse. Tutto il lavoro si è svolto interamente in lingua inglese, permettendo ai ragazzi di potenziare in modo concreto e autentico le proprie competenze linguistiche, comunicative e relazionali’.

“Imun non è stato soltanto un progetto scolastico, ma una vera e propria finestra sul mondo: un’occasione preziosa per uscire dalla propria comfort zone, affrontare paure e insicurezze, imparare a parlare in pubblico, confrontarsi con persone mai incontrate prima e affrontare questioni globali complesse con spirito critico e responsabilità. Gli studenti – è il commento del Dirigente Scolastico della scuola Pascoli – hanno affrontato questa sfida con entusiasmo, curiosità, coraggio e grande maturità. Si sono distinti per preparazione, capacità di problem solving, spirito collaborativo e intraprendenza, dimostrando intelligenza, serietà e una straordinaria capacità di lavorare in squadra. Un risultato eccezionale è stato raggiunto anche sul piano dei riconoscimenti: ben sei studenti della Pascoli hanno ottenuto la prestigiosa Honorable Mention, premio assegnato ai delegati che si sono distinti durante i lavori delle commissioni per qualità degli interventi, partecipazione e competenze diplomatiche. Il traguardo che ha reso ancora più speciale questa esperienza è stato il conferimento alla Pascoli del The Best Big Delegation Prize, importantissimo riconoscimento che premia non solo le eccellenze individuali, ma soprattutto il valore dell’intera delegazione, la collaborazione, l’impegno, l’atteggiamento positivo e la qualità del lavoro svolto da tutti i partecipanti”.

“Oltre ai premi, ciò che resterà davvero nel cuore sarà il percorso umano vissuto insieme: nuove amicizie nate durante questa esperienza, legami rafforzati, emozioni condivise e la consapevolezza di aver superato limiti e paure grazie alla forza del gruppo. Particolarmente emozionante è stato vedere i ragazzi così eleganti, sicuri di sé e orgogliosi nel rappresentare la propria scuola. Sentire pronunciare il nome della Pascoli durante la premiazione ha regalato momenti di autentica commozione e grande orgoglio”.

“Un sentito ringraziamento va anche alle famiglie che hanno creduto in questo progetto educativo e nelle sue enormi potenzialità formative, sostenendo con fiducia i ragazzi in questa importante esperienza di crescita – conclude la nota della scuola – la partecipazione a Imun Middle School ha dimostrato ancora una volta quanto sia fondamentale offrire agli studenti occasioni concrete per aprirsi al mondo, mettersi alla prova, sviluppare competenze linguistiche, relazionali e civiche e imparare ad affrontare le sfide con coraggio, determinazione ed entusiasmo”. 

Virtus Latina, parte la corsa alla serie D: prima sfida promozione in casa del Sant’Ambrogio

La grande attesa è terminata. Domenica 10 maggio alle 19 la Del Prete Virtus Volley Latina scenderà in campo per la prima gara play off. In palio punti che possono valere la Serie D. Nella formula a gironi, il calendario prevede la trasferta in casa dell’AGT Volley Sant’Ambrogio (Sant’Ambrogio sul Garigliano in provincia di Frosinone) dalle 19, presso il complesso sportivo “Ferdinando Soave”.

“Una trasferta molto lunga, alla quale non siamo abituati, ma ci faremo trovare pronti”. A parlare è Luca Schivo, il coach di un gruppo di ragazze che fino ad oggi hanno fatto benissimo, chiudendo il girone G del campionato di Prima Divisione al secondo posto, dopo una cavalcata di 16 vittorie su 22 incontri.

“Le ragazze hanno lavorato benissimo in questi giorni, per farsi trovare al meglio all’appuntamento dal punto di visto fisco e mentale. Sono tutte avversarie del nostro livello, con cui ci dovremo confrontarci, consapevoli di avere le stesse chance di arrivare alla vittoria finale”.

Le altre due avversarie sono l’Aurelio, che come le pontine ha chiuso al secondo posto, e il Rieti, terzo alla pari del Sant’Ambrogio. Gli incroci prevedono gironi da 4 tra le seconde dei raggruppamenti B e G e le terze dei raggruppamenti C ed F. Sale di categoria la prima del girone play off, per un totale di altre quattro promosse insieme alle 8 già in Serie D, dopo avere vinto i rispettivi campionati.

In base al regolamento, le seconde in classifica al termine della stagione regolare, disputeranno due match in casa ed uno in trasferta. Motivo per cui dopo la trasferta di Sant’Ambrogio sul Garigliano, la Del Prete Virtus Volley Latina giocherà le restanti due gare sul parquet della palestra del Liceo Classico Dante Alighieri.

Queste le date e i match in programma: domenica 17 maggio, ore 18 Del Prete Virtus Volley Latina  – Aurelio GS; domenica 24 maggio, ore 18, Del Prete Virtus Volley Latina – Volley Academy Rieti.

Quanto alla Terza Divisione Under 17 Femminile, domani (ore 11, scuola Don Milani via Cilea) affronta il Volley Sermoneta.

Per la New Distribution Virtus Volley Latina, attualmente prima (con Cisterna e Priverno), con una partita in più, si torna a giocare in campo amico dopo le due trasferte vittoriose consecutive a Sezze e Fondi. 

Aprilia, le mosche tornano ad invadere Fossignano

Mosche, ovunque, in tutte le ore del giorno insieme a cattivi d’ori, che rendono l’aria irrespirabile: siamo ancora a maggio e il timore dei residenti è che la situazione peggiori e precipiti, come ogni anno, con l’estate. Il dito è puntato verso il pollificio, nei confronti del quale è partito le scorse settimane anche un invito del Comune di Aprilia ad ottemperare a quelle che sono le prescrizioni contenute nell’autorizzazione regionale, eppure i residenti non sono soddisfatti, non sono convinti che quella possa essere l’unica via per tornare a vivere tranquillamente il quotidiano. Un problema che va e che viene e sul quale i residenti vorrebbero fare piena luce.

L’8 maggio 2026, una delegazione del Comitato di Quartiere Fossignano ha incontrato il dipartimento di prevenzione dell’Asl e i Carabinieri del gruppo Forestale, per affrontare il problema emergenza mosche e cattivi odori delle abitazioni attigue all’allevamento di galline ovaiole presente nel quartiere.

“Le autorità – è la sintesi del presidente del Comitato di Quartiere, Valentino Di Leno – sono state disponibili al confronto e al dialogo spiegando che al momento l’azienda è in regola e sta regolarmente seguendo i protocolli come da normativa. Si è cercato di capire da dove può nasce questa proliferazione incontrollata di mosche che sembra abbia dei miglioramenti nei giorni in cui si effettua la disinfestazione all’interno dell’azienda per poi ricominciare con il caldo e l’aumento dell’umidità. E’ stato giustamente fatto presente dalle autorità che i terreni incolti dove non viene effettuato lo sfalcio dell’erba possono essere un nido per le mosche, oltre che pericolo di incendio durante la stagione estiva”. 

“Il Comitato, come ogni anno – continua Di Leno – ha invitato la cittadinanza a mantenere puliti i lotti incolti rendendosi disponibile a fornire delle convenzioni con aziende agricole locali per lo sfalcio dell’erba. Pertanto l’incontro si è concluso con un clima di fiducia e collaborazione tra l’associazione e le autorità. Il Comitato in questo periodo si è messo in contatto con il gestore dell’allevamento, e sta mettendo in programma per la prossima settimana un incontro che potrebbe vedere magari un accordo per attuare protocolli migliorativi, per porre fine ai disagi dei residenti e lasciar lavorare serenamente l’azienda”.