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Cisterna Volley, Lanza rinnova: “Sempre stata la mia prima scelta, ambiente ideale per la pallavolo”

La maglia sarà sempre la numero 10, lì in Posto 4 ci sarà ancora Filippo Lanza. Il Cisterna Volley lo ha voluto, lo schiacciatore classe ’91 ha risposto sì: il rinnovo è la naturale conseguenza di un legame forte, basato sulla stima reciproca, sulla volontà di scrivere (insieme) una nuova pagina della storia del Cisterna Volley.  La stagione 2026-2027 per “Pippo” sarà la 16esima in SuperLega: in carriera ha vinto tutto quello che c’era da vincere, ma a 35 anni (compiuti a marzo) ha ancora tanta voglia di giocare, mettendosi al servizio della squadra, e del Club.

“Cisterna era la prima scelta e neanche per un secondo ho pensato ad un’alternativa. La società mi ha rinnovato la fiducia e il resto è venuto da sé. Qui sto bene, si lavora con un progetto giovane che mi è piaciuto fin da subito, seguendo un percorso di crescita basato sul lavoro e sulla programmazione. La passata stagione in fase di trattativa il club mi aveva parlato del piano, e poi nella realtà è stato così. Alle parole, sono seguiti i fatti”.

Fatti e non parole, è il modello di lavoro  (e di vita) anche di Filippo Lanza. “Non so dire adesso se il prossimo sarà il mio ultimo anno da giocatore di Volley. Potrebbe esserlo, o forse no! Dipende dalle sensazioni che avrò alla fine della stagione: per continuare dovranno coincidere più cose, dalla forma fisica a quella mentale, con la consapevolezza di poter giocare al massimo”.

Dando tutto per la squadra, non solo a livello tecnico. “E’ normale che a 35 anni il mio ruolo sia anche quello di trasmettere l’esperienza ai giovani. Cisterna è un posto ideale dove poter fare pallavolo come piace a me. A livello societario parliamo di persone che conoscono il volley e sono uomini di sport: ci si confronta nel modo giusto, si rema tutti dalla stessa parte, si lavora benissimo. Torniamo un attimo alla scorsa stagione: noi abbiamo passato un periodo molto difficile, con un pesante filotto di sconfitte, ad un certo punto sembrava impossibile uscirne fuori, e poteva esserci il rischio di ritrovarsi nella zona rossa. E’ giusto dare il merito al direttore sportivo Candido Grande che ha gestito quella situazione meglio di tutti noi, è stato il più bravo in assoluto, e ve lo dice uno che nel campionato precedente aveva vissuto le stesse difficoltà, con un finale molto brutto. Il diesse è riuscito a trasmetterci le sensazioni giuste. E la paura di non farcela non ha preso il sopravvento, anzi il contrario. Nessuno è impazzito, il sangue freddo e la consapevolezza di centrare la salvezza ci ha portato al traguardo, alla fine l’obiettivo è stato raggiunto conquistando anche una posizione in più classifica. Oltre a questo va rimarcato il ruolo del club a 360 gradi, partendo dai vertici: sempre presenti, vicini alla squadra, importanti sia nelle difficoltà sia nei momenti felici”.

Coach Daniele Morato non ha mai nascosto il ruolo che Filippo Lanza ha avuto nel suo primo anno da allenatore in SuperLega. “Ripeto un concetto già espresso, a 35 anni la mia esperienza è giusto che sia al servizio di squadra e staff. Col coach c’è un rapporto aperto nel bene e nel male, trasparente e leale, ci siamo sempre confrontati com’è giusto che avvenga per come la penso io, poi non è detto che sempre ci si riesce. Qui a Cisterna si può, si fa, e lo si fa anche bene”.

La stagione 2026-2027? “Si riparte da una base importante: la diagonale con Fanizza e Barotto ha un anno in più di conoscenza, io e Mazzone un anno in più di esperienza, lui qui è un pioniere, io mi sento a casa. E poi c’è Tosti: un ragazzo bravo e intelligente, con una grande voglia di lavorare, lo scorso anno tra studio e allenamenti si è fatto veramente in quattro. A questa base seguirà il resto, la nostra sarà una squadra con la sua identità, sempre con il progetto di partenza come punto di riferimento da non perdere mai di vista. L’obiettivo è quello di alzare un po’ l’asticella soprattutto mentalmente. Mi spiego: dobbiamo riuscire ad affrontare il maggior numero possibile di gare nello stesso modo, con l’approccio con cui affrontiamo le partite da vincere per forza, intendo gli scontri diretti; ecco anche contro gli squadroni dobbiamo avere la stessa mentalità, perché questo è il modo giusto per fare quei punti che poi ti portano ai playoff Scudetto”.

Terracina-Priverno, partono i lavori contro il rischio frane lungo la ferrovia

Dopo anni di attese e annunci sulla riapertura della tratta ferroviaria Terracina-Priverno, arriva un nuovo passo operativo per la messa in sicurezza del collegamento. Martedì 26 maggio, alle 10.30, prenderanno ufficialmente il via i lavori di mitigazione del rischio da caduta massi lungo il tratto in località La Fiora dove ancora staziona più di un masso che ostacolano la circolazione.

L’intervento riguarda uno dei punti più delicati dell’infrastruttura ferroviaria che collega Terracina a Priverno e rappresenta una delle opere considerate strategiche per il futuro ripristino della linea.Per l’avvio dei lavori è prevista una cerimonia istituzionale alla quale prenderanno parte rappresentanti del Governo, della Regione Lazio e dei principali enti coinvolti nella gestione dell’opera.

Attesa la presenza del prefetto di Latina Vittoria Ciaramella, del sindaco di Terracina Francesco Giannetti, del presidente di Anas Giuseppe Pecoraro e dell’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Aldo Isi, nominato anche commissario straordinario per il ripristino della linea ferroviaria.

Presenti inoltre l’assessore regionale ai Trasporti Fabrizio Ghera e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.

Un’opera considerata fondamentale anche per accelerare il percorso di riattivazione del collegamento ferroviario tra il litorale e l’entroterra pontino.

Inghilterra, si tuffano in mare ma non riemergono: tre sorelle muoiono annegate durante una vacanza

Doveva essere una breve vacanza tra sorelle per trascorrere qualche giorno di relax al mare, ma il viaggio si è trasformato in una tragedia sconvolgente. Tre donne sono morte annegate nelle acque davanti alla spiaggia di Brighton, nel Canale della Manica, in Inghilterra.

Le vittime sono un 36enne, una 32enne e una 31enne. Le tre sorelle si trovavano nella località balneare dell’East Sussex quando, nelle prime ore del mattino si sarebbero tuffate in mare per fare un bagno finendo però in difficoltà.

La vicenda resta ancora avvolta nel mistero perché nessuno avrebbe assistito direttamente al dramma. L’allarme è scattato soltanto poco prima delle 6 del mattino, quando un passante ha notato uno dei corpi galleggiare a pochi metri dalla riva e ha immediatamente contattato i soccorsi.

Quando i sanitari e i servizi di emergenza sono arrivati sul posto, per la donna non c’era già più nulla da fare. Successivamente, durante le ricerche nello stesso tratto di mare, sono stati individuati e recuperati anche gli altri due cadaveri.

Le tre sorelle vivevano a Uxbridge, nella zona ovest di Londra, ed erano partite per trascorrere alcuni giorni nella località costiera distante circa due ore dalla capitale britannica.

Le indagini proseguono per chiarire con precisione cosa sia accaduto quella mattina. Gli investigatori hanno analizzato centinaia di ore di filmati delle telecamere di sorveglianza ed effettuato controlli nelle attività commerciali e nelle abitazioni vicine alla spiaggia nel tentativo di ricostruire gli ultimi movimenti delle tre donne.

Al momento non ci sarebbero elementi che facciano pensare a un gesto criminale o al coinvolgimento di altre persone. Una delle ipotesi al vaglio della Guardia Costiera è che una delle sorelle possa essersi trovata improvvisamente in difficoltà in un punto dove il fondale diventa rapidamente molto profondo e che le altre due abbiano tentato di soccorrerla, restando però a loro volta intrappolate dalle acque del Canale della Manica.

Minturno, nasce il Tavolo della Salute: focus sulla nuova Casa di Comunità

L’annunciato Tavolo della Salute si è riunito per la prima volta all’interno della sala consiliare del Comune di Minturno. Un insediamento, come ha spiegato il sindaco Gerardo Stefanelli, che è operativo proprio alla vigilia dell’apertura, fissata a giugno, della nuova Casa di Comunità, che sorge nella struttura ospedaliera di via degli Eroi.

A coordinare i lavori è stato Francesco Paolo Esposito, delegato alle politiche sanitarie dell’Amministrazione minturnese, il quale ha rimarcato l’importanza del “Tavolo”, che costituisce un nuovo spazio di partecipazione e confronto, nato per garantire servizi sanitari e sociali efficienti e vicini ai cittadini. Un luogo aperto al dialogo, all’ascolto e alla collaborazione, pensato per programmare insieme ad ASL Latina, medici e associazioni che si occupano della tutela della salute attività per il benessere di tutta la comunità, soprattutto in vista dell’apertura — entro la fine di giugno — della Casa di Comunità.

Significativa, per dare concretezza a questo percorso, è stata la presenza della dottoressa Manuela Lombardi, direttrice UOC del distretto 5, che ha confermato la massima attenzione verso la comunità di Minturno. Nel corso dei lavori, presso la Sala Consiliare, è emersa l’importanza di unire le forze tra l’ambito sanitario e quello sociale, un legame indispensabile come sottolineato anche dall’assessore Ilaria Pelle. Al Tavolo hanno preso parte — fin da subito — medici e pediatri di famiglia, Croce Rossa Italiana e associazioni, insieme al valore aggiunto della presenza del sindacato della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale di Latina: tutti uniti dalla volontà di dare il proprio contributo per rispondere in modo concreto ai bisogni dei cittadini.

Harsh Times – I giorni dell’odio: paranoia e distruzione nel noir disperato e sottovalutato di Ayer

Ci sono film che raccontano la violenza e film che invece la respirano. Harsh Times – I giorni dell’odio (2005) appartiene con brutalità alla seconda categoria. Non è un gangster movie tradizionale, non è un thriller criminale nel senso classico del termine e non è nemmeno soltanto un dramma psicologico sulla sindrome post-traumatica. È piuttosto una lenta immersione nella decomposizione morale di due uomini incapaci di adattarsi al mondo contemporaneo, due relitti umani che vagano dentro una Los Angeles assolata e marcia come se fossero già fantasmi.

Con questo film David Ayer esordisce alla regia dopo avere scritto sceneggiature fondamentali del poliziesco urbano americano moderno, e si percepisce immediatamente come Harsh Times sia l’opera di un autore che conosce intimamente quell’universo di periferie, ex militari, disoccupati cronici, bande, armi e mascolinità patologica. Ma la grandezza del film sta nel fatto che Ayer non costruisce mai un racconto spettacolare o glamour. Qui non esiste l’estetizzazione della criminalità tipica di certo cinema crime contemporaneo. Tutto è sporco, nevrotico, claustrofobico. Tutto odora di sudore, birra calda, benzina e paranoia.

La trama

Jim Davis è un ex ranger dell’esercito reduce da operazioni militari in Medio Oriente. Vive a Los Angeles e aspetta di entrare nelle forze speciali federali. Nell’attesa trascorre le giornate insieme all’amico Mike, uomo molto più fragile e passivo, disoccupato e intrappolato in una relazione sentimentale soffocante. Quello che inizialmente sembra il classico buddy movie degradato e nichilista si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più oscuro.

La sceneggiatura: una tragedia psicologica

La narrazione procede senza fretta, quasi per episodi, ma sotto quella struttura apparentemente dispersiva si nasconde una tensione continua. Ayer costruisce il film come una spirale emotiva: ogni dialogo, ogni provocazione, ogni esplosione di aggressività porta Jim sempre più vicino al collasso definitivo.

Il grande merito della sceneggiatura è evitare qualsiasi romanticismo nei confronti dei protagonisti. Jim e Mike non sono antieroi affascinanti. Sono uomini infantilizzati, incapaci di crescere, emotivamente mutilati da un modello maschile fondato sull’aggressività e sull’incapacità di comunicare il dolore. L’amicizia tra i due non è calorosa o consolatoria: è una dipendenza reciproca, quasi malata, costruita sulla fuga dalle responsabilità.

La regia di David Ayer: realismo sporco e tensione permanente

La regia di Ayer è asciutta, nervosa, anti-spettacolare. Non cerca mai la composizione elegante o il virtuosismo estetico. Ogni scelta visiva sembra finalizzata a creare disagio. La macchina da presa resta spesso addosso ai personaggi, li pedina, li soffoca, li osserva mentre lentamente implodono.

Los Angeles viene mostrata lontanissima dall’immaginario glamour hollywoodiano. È una città tossica, periferica, fatta di distributori di benzina, liquor store, strade vuote, appartamenti anonimi e quartieri senza alcuna prospettiva sociale. Ayer filma l’ambiente urbano come un’estensione psicologica della mente dei protagonisti. Non c’è mai vera apertura visiva: anche quando gli spazi sono ampi, il film trasmette costantemente oppressione.

Uno degli aspetti più interessanti della regia è il controllo del ritmo. Harsh Times non vive di grandi colpi di scena, ma di accumulo emotivo. Ayer inserisce continuamente piccoli dettagli disturbanti: uno sguardo troppo lungo, una battuta improvvisamente minacciosa, un gesto fuori misura. La violenza non arriva come shock improvviso; è sempre presente, latente, pronta a esplodere.

Ed è proprio questa tensione permanente a rendere il film così destabilizzante. Lo spettatore percepisce fin dall’inizio che qualcosa andrà inevitabilmente in pezzi.

Christian Bale: una performance mostruosa

La vera colonna portante del film è Christian Bale, autore di una delle interpretazioni più radicali e inquietanti della sua carriera. Il suo Jim Davis è un personaggio terrificante perché non viene mai rappresentato come un folle evidente. È lucido a intermittenza. Sa essere carismatico, persino simpatico in alcuni momenti, ma sotto la superficie emerge continuamente una violenza incontrollabile.

Bale lavora in maniera impressionante sul corpo e sulla mimica. Cammina come un predatore nervoso, muove continuamente mascella e occhi, alterna esplosioni verbali a momenti di totale vuoto emotivo. Il personaggio sembra vivere in uno stato di ipervigilanza permanente, come se la guerra non fosse mai davvero terminata.

La cosa più impressionante è la capacità dell’attore di rendere Jim contemporaneamente repellente e tragico. Non c’è alcuna richiesta di empatia forzata, eppure il film riesce a mostrare il devastante effetto psicologico di un sistema che trasforma gli uomini in strumenti di violenza e poi li abbandona incapaci di reintegrarsi nella società civile.

Bale domina ogni scena con una presenza quasi animalesca. La sua interpretazione evita qualsiasi stereotipo sul reduce traumatizzato e costruisce invece un individuo profondamente tossico, manipolatore, autodistruttivo e disperatamente incapace di amare.

Freddy Rodríguez e il ritratto della mascolinità fallita

Se Bale rappresenta l’esplosione della rabbia, Freddy Rodríguez interpreta invece la paralisi. Mike è un uomo più fragile, più umano, ma anche incapace di emanciparsi davvero dalla figura dominante di Jim. La sua passività diventa il vero motore tragico del rapporto tra i due.

Rodríguez offre una prova molto sottile, fatta di esitazioni, silenzi e piccoli cedimenti emotivi. Mike comprende continuamente che Jim è pericoloso, ma non riesce mai a separarsene davvero. In questo senso il film racconta magnificamente le dinamiche tossiche di certa amicizia maschile, fondata non sulla crescita reciproca ma sulla complicità autodistruttiva.

Anche Eva Longoria sorprende in un ruolo meno ornamentale di quanto possa sembrare inizialmente. Il suo personaggio rappresenta una possibilità di normalità e di futuro, ma proprio per questo entra inevitabilmente in collisione con il caos emotivo dei protagonisti.

Fotografia: il sole come elemento tossico

La fotografia utilizza tonalità calde e sporche, trasformando la luce californiana in qualcosa di quasi malato. Il sole di Los Angeles non illumina: consuma. Tutto appare secco, arido, svuotato di vitalità.

Non ci sono grandi contrasti cromatici o raffinatezze stilistiche da noir classico. La palette visiva punta invece a un realismo degradato che richiama certo cinema indipendente americano dei primi anni Duemila. Gli interni sono soffocanti, le notti hanno una qualità sporca e granulosa, le strade sembrano sempre impregnate di tensione.

L’uso della camera a mano aumenta ulteriormente il senso di instabilità psicologica. Lo spettatore non osserva i personaggi dall’esterno: ci resta intrappolato accanto.

La soundtrack e il paesaggio sonoro

Anche il comparto sonoro gioca un ruolo fondamentale. La colonna musicale evita qualsiasi enfasi epica e si integra perfettamente nel tessuto urbano del film. Hip hop, sonorità latine e musica ambientale costruiscono un paesaggio acustico autentico, profondamente legato alla Los Angeles periferica raccontata da Ayer.

Ma è soprattutto il lavoro sui silenzi e sui rumori ambientali a risultare straordinario. Il film utilizza spesso pause improvvise, rumori di traffico, televisori accesi, voci lontane e suoni urbani per amplificare la sensazione di alienazione.

La violenza sonora non arriva tanto dalla musica quanto dalle improvvise variazioni di tono nei dialoghi di Jim, dai suoi scatti verbali, dalla costante minaccia che si avverte nella sua voce.

Un film profondamente politico

Sotto la superficie del crime urbano, Harsh Times è un’opera profondamente politica. Parla di un’America post-11 settembre traumatizzata, paranoica e incapace di reintegrare i propri reduci. Jim è il prodotto diretto di un sistema che glorifica la violenza militare salvo poi abbandonare gli individui quando quella violenza diventa incompatibile con la vita civile.

Ayer non assolve mai il personaggio, ma mostra chiaramente il contesto culturale che lo ha generato. Il film diventa così anche una riflessione feroce sulla mascolinità americana contemporanea: uomini educati a reprimere ogni fragilità emotiva fino a trasformarla inevitabilmente in aggressività.

Un’opera sottovalutata del cinema americano anni Duemila

Rivisto oggi, Harsh Times appare persino più potente di quanto fosse al momento della sua uscita. È un film sporco, scomodo, emotivamente estenuante, ma proprio per questo autentico. David Ayer realizza un’opera che rifiuta il glamour del crime movie contemporaneo e sceglie invece la decomposizione morale come linguaggio narrativo.

È cinema urbano nel senso più duro del termine: senza consolazione, senza eroismo e senza redenzione facile.

E soprattutto è uno dei ritratti più disturbanti della rabbia maschile americana realizzati negli anni Duemila.

Auto precipita in una scarpata, muore coppia di coniugi: i cadaveri tra le lamiere scoperti da un familiare

Una tranquilla uscita si è trasformata in una tragedia. Due coniugi hanno perso la vita dopo che l’auto sulla quale viaggiavano è uscita improvvisamente dalla carreggiata, terminando la sua corsa in una profonda scarpata lungo la strada che conduce a Pomezzana, piccolo centro dell’Alta Versilia incastonato nelle Alpi Apuane.

Le ricerche erano partite dopo la segnalazione dei familiari, preoccupati per il mancato rientro della coppia. I due erano stati visti in mattinata mentre percorrevano le strade della zona montana tra le frazioni del territorio di Stazzema, poi di loro si erano perse completamente le tracce.

Con il passare delle ore è scattata la macchina dei soccorsi. A individuare il veicolo, precipitato in una zona impervia, è stato un parente delle vittime che ha immediatamente avvisato i soccorritori.

Sul posto sono intervenuti i volontari del soccorso alpino e i vigili del fuoco, che hanno raggiunto la vettura finita nel dirupo. Purtroppo, una volta arrivati sul luogo dell’incidente, non è stato possibile fare altro che accertare il decesso dei due anziani, rimasti intrappolati tra le lamiere.

Sarà ora l’attività investigativa a ricostruire con precisione quanto accaduto. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche quella di un improvviso malore del conducente che potrebbe aver provocato la perdita di controllo del mezzo.

Roccagorga, rogo di rifiuti nel terreno di casa: tre arresti

Una densa colonna di fumo nero ha attirato l’attenzione dei Carabinieri e fatto scattare il controllo che ha portato all’arresto di tre uomini a Roccagorga.I militari della locale Stazione, impegnati in un servizio perlustrativo serale, hanno individuato il fumo provenire da un terreno adiacente all’abitazione di uno degli indagati. Una volta sul posto, i carabinieri hanno trovato tre uomini — di 59, 35 e 32 anni, tutti già noti alle forze dell’ordine — intenti a bruciare rifiuti all’interno di una grande buca scavata con un escavatore.

Secondo quanto ricostruito, nel fossato di circa quattro metri cubi erano stati incendiati rifiuti speciali non pericolosi, tra plastica e materiale ferroso.L’area e il mezzo utilizzato per gli scavi sono stati sequestrati. Le fiamme si sono spente autonomamente prima dell’arrivo di ulteriori soccorsi.

Per i tre uomini è scattato l’arresto in flagranza per combustione illecita di rifiuti. Dopo le formalità di rito sono stati posti ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.

Elezioni a Fondi, primo rilevamento: affluenza al 15% alle ore 12

Arriva il primo dato dai seggi delle elezioni comunali a Fondi: alle ore 12 hanno votato il 15,34% degli aventi diritto.Nella tornata del 2020, alla stessa ora aveva votato il 18,54%.

Un dato che mostra al momento una lieve flessione dell’affluenza. Ma per capire il reale andamento bisognerà attendere i prossimi rilevamenti. Bisogna ricordare che il prossimo dato sarà quello delle 19, poi a chiusura delle operazioni di oggi, ovvero alle 23.

Domani seggi ancora aperti dalle 7 alle 15. Al termine le operazioni di spoglio.

“Gestione finanze del Comune di Aprilia è fallimentare”, la denuncia del M5S

Il quadro delle finanze del Comune di Aprilia è delicato e la Commissione Straordinaria ha dovuto approvare immediatamente una direttiva d’urgenza ed evitare il rischio di un vero e proprio dissesto finanziario.

La Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per il Lazio, con la delibera numero 45 del 23 aprile 2026, aveva puntato i riflettori sul settore finanziario dopo aver passato al setaccio i bilanci dell’Ente compresi tra il 2021 e il 2024, evidenziando criticità strutturali, come vecchi crediti vecchi mai incassati e i debiti fuori dal bilancio ordinario, ma il dato più impressionante è quello dei residui attivi, ovvero i soldi che il Comune ha iscritto formalmente a bilancio perché vanta il diritto di riscuoterli da cittadini, imprese o altri enti, ma che al 31 dicembre 2024 non erano mai materialmente entrati in cassa.

“Questa cifra- dice Andrea Ragusa dei Cinque Stelle – ha raggiunto la quota monstre di 128.184.878,48 euro. Il vero problema non è solo l’entità della somma, ma la sua anzianità, dato che ben 100.243.400,29 euro si riferiscono ad anni passati, nello specifico al 2020 e a esercizi precedenti. Le varie amministrazioni succedutesi negli anni hanno alimentato questa parabola “dell’inganno contabile”: al 31 dicembre 2019 il magazzino dei residui attivi totali aveva già toccato i 71.965.593,34 euro, trascinato da ben 48.278.185,00 euro di sole tasse non riscosse iscritte al Titolo primo, mentre il successivo Rendiconto 2020 ha cristallizzato la paralisi registrando 69.516.214,58 euro di residui totali, di cui 44.967.007,88 euro legati alla componente tributaria. Più il tempo passa e più questi crediti rischiano di trasformarsi in veri e propri miraggi, costringendo l’Ente a congelare in un fondo prudenziale di dubbia esigibilità la bellezza di 75.027.235,20 euro, cioè risorse reali che rimangono bloccate e non possono essere utilizzate per i servizi ai cittadini”.

Il Movimento 5 Stelle aveva denunciato in passato la gestione finanziaria dell’Ente, accusando le amministrazioni comunali che si sono succedute, di avere per anni gonfiare i bilanci con entrate virtuali piuttosto che efficientare la macchina amministrativa e procedere a una reale riscossione. Il debito accumulato avrebbe lasciato la città in una situazione di estrema vulnerabilità “a causa di scelte politiche miopi e clientelari”, precisa Ragusa.

“Il castello di carte ha mostrato il suo vero volto quando la legge ha imposto il calcolo ordinario del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità – continua l’esponente pentastellato – costringendo l’amministrazione Terra a congelare nel fondo prima 31.002.519,33 euro nel 2019 e poi ben 38.163.734,09 euro nel 2020, certificando un disavanzo effettivo e strutturale spaventoso, con una parte disponibile del risultato di amministrazione costantemente e pesantemente negativa, passata dai meno 48.673.147,83 euro del 2019 ai meno 45.300.011,41 euro del 2020”.

L’ immenso serbatoio di crediti si è accumulato a causa di quello che i magistrati definiscono un flop della capacità di riscossione. I dati statistici reali dicono che la percentuale di riscossione dei vecchi debiti sulle tasse principali come IMU e TARI era crollata al minimo storico del 5,60% nel 2023, per poi risalire leggermente al 13,69% nel corso del 2024. Anche sul fronte della lotta all’evasione l’attività degli uffici produce molti avvisi di accertamento ma pochissimo denaro contante, segno che il meccanismo di recupero coattivo non sta dando i risultati sperati. A gravare sui conti c’è poi lo spettro dei debiti fuori bilancio, ovvero quelle spese non previste che il Comune si trova a dover liquidare all’improvviso, quasi sempre a causa di cause perse o vecchi espropri.

“Nel quadriennio analizzato Aprilia ha dovuto riconoscere ben 14.088.515,63 euro di debiti di questo tipo. La fetta più grande è rappresentata da una maxi-causa legata a un’indennità di esproprio da oltre 9,1 milioni di euro riconosciuta nel 2024, che ha costretto l’Ente ad accendere un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, indebitando la città per il futuro. Su questo punto specifico avevo già sollevato in passato forti perplessità e dubbi riguardo alla rinegoziazione dei mutui e all’accensione di nuovi prestiti – aggiunge Ragusa – denunciando come questa pratica servisse solo a dare un sollievo momentaneo ai bilanci correnti, scaricando però sulle generazioni future un debito pesantissimo. A questi si aggiungono altri contenziosi pesanti ereditati dal passato, come i 3.698.605,61 euro emersi nei confronti della Regione Lazio per forniture idriche arretrate e dilazionati fino al 2027”.

In questo scenario d’emergenza, si sarebbe inserita la proposta di aderire alla “Rottamazione Quinquies” alla quale il Comune di Aprilia non ha voluto aderire.

“La reazione delle tre commissarie Vincenza Filippi, Enza Caporale e Rita Guida è infatti culminata nell’atto numero 44 del 14 maggio 2026, con cui sono stati impartiti ordini tassativi a tutta la macchina amministrativa senza concessioni a sanatorie. D’ora in poi è fatto divieto assoluto ai dirigenti di creare nuove spese non coperte dal bilancio, l’Ufficio Tributi dovrà potenziare d’urgenza la riscossione coatta per svuotare il serbatoio dei 128 Milioni di euro di crediti arretrati, e ogni spesa dovrà essere strettamente legata ai soldi che entrano in cassa per davvero e non a quelli semplicemente previsti. La strada per il risanamento strutturale di Aprilia è ufficialmente iniziata – conclude Andrea Ragusa del Movimento Cinque Stelle – ma l’applicazione di questo forte rigore contabile e il monitoraggio del patrimonio richiesto dalle commissarie fanno temere il peggio ai cittadini: lo scenario più probabile si tradurrà presto nel blocco definitivo degli investimenti sul territorio e nel rincaro immediato delle tariffe per i servizi pubblici essenziali, dalle mense scolastiche agli asili nido fino allo scuolabus e alle strutture sportive date in concessione”.

Fondi, aggredisce la moglie durante una lite: 40enne arrestato dai Carabinieri

È finito in carcere un cittadino indiano di 40 anni residente a Fondi, arrestato dai Carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati.

L’uomo era destinatario di un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Latina che disponeva l’allontanamento dalla casa familiare con controllo elettronico. Durante la notifica del provvedimento, però, avrebbe dichiarato di non avere un domicilio alternativo idoneo, distante almeno un chilometro dall’abitazione della moglie.

L’indagine era partita dopo un intervento dei militari avvenuto la sera del 16 maggio scorso. Secondo quanto ricostruito, al culmine di una lite per motivi banali, il 40enne avrebbe colpito la consorte con schiaffi e pugni provocandole lievi ferite.

In un primo momento l’uomo era stato denunciato e allontanato d’urgenza dall’abitazione con divieto di avvicinamento alla vittima. Nelle ultime ore, invece, è scattato l’arresto e il trasferimento nel carcere di Latina, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.