Prima di discutere dove costruire il nuovo ospedale Terracina-Fondi, occorre chiarire quale ruolo dovrà avere nella rete sanitaria e quali prestazioni sarà chiamato a garantire.
È la posizione di Pierpaolo Chiumera, segretario del Partito Democratico di Terracina, che interviene nel dibattito sul futuro presidio chiedendo alla Regione Lazio e alla Asl Latina di definire funzioni, dimensioni, personale, costi e tempi dell’operazione.
«Un ospedale capace di servire meglio Terracina, Fondi e il territorio circostante è un’ipotesi che va presa sul serio. Sarebbe sbagliato respingerla per campanilismo. Sarebbe altrettanto sbagliato presentarla ai cittadini come una soluzione già pronta».
Chiumera richiama anche i tempi dei progetti già programmati sul territorio regionale.
«I cittadini conoscono la distanza tra gli annunci e i cantieri. I nuovi ospedali di Latina e del Golfo sono programmati da anni e non hanno ancora visto la posa della prima pietra. Per il polo Terracina–Fondi siamo a una fase precedente: non sono stati chiariti funzioni, dimensioni, personale, costi e tempi. La prima domanda, dunque, non è dove costruirlo, ma quale assistenza dovrà garantire».
Il nodo del ruolo nella rete dell’emergenza
Uno dei punti sollevati dal segretario del PD riguarda il possibile inquadramento del futuro ospedale all’interno della rete dell’emergenza.
«La programmazione regionale distingue con precisione i ruoli nella rete dell’emergenza: il Goretti di Latina è sede di DEA di II livello, il Dono Svizzero di Formia di DEA di I livello; Terracina e Fondi sono sedi di Pronto soccorso. Chi lavora ogni giorno in queste strutture sa bene che non si tratta di sigle da esibire in un comunicato. Un DEA richiede reparti, diagnostica, capacità di intervento e équipe disponibili in modo continuativo».
Da qui la richiesta di chiarire già nella fase progettuale quali caratteristiche dovrebbe avere il nuovo presidio.
«Il DEA di II livello risponde inoltre ai casi di maggiore complessità nell’ambito della rete. Per questo chiediamo alla Regione e alla ASL di dire quale ruolo avrebbe il nuovo presidio: intendono valutarne i requisiti per un DEA di I livello? Quali funzioni sarebbero presenti e quali pazienti continuerebbero a essere indirizzati verso gli altri ospedali della rete? Senza questa risposta, “nuovo ospedale” resta un’espressione troppo generica».
Che futuro per Fiorini e San Giovanni di Dio?
Per Chiumera il progetto non può essere affrontato senza decidere contemporaneamente il futuro degli attuali ospedali di Terracina e Fondi.
«Che fine faranno il Fiorini di Terracina e il San Giovanni di Dio di Fondi? Potrebbero ospitare ambulatori, servizi territoriali o, dove vi siano i requisiti, attività di assistenza intermedia. Ma questa destinazione va studiata insieme al progetto del nuovo presidio. Non possiamo promettere una struttura e lasciare nell’incertezza il futuro delle altre due».
Il segretario democratico richiama anche il tema della Casa della Comunità di Terracina, collocata nell’ex ospedale San Francesco.
«A Terracina la Casa della Comunità è stata collocata nell’ex ospedale San Francesco. Per molti cittadini quella sede presenta difficoltà di accesso: occorre valutare collegamenti, parcheggi e percorsi per anziani e persone con disabilità. La vicinanza delle cure non si misura soltanto in chilometri. Se il Fiorini dovesse un giorno cambiare funzione, anche il suo possibile utilizzo per servizi territoriali merita di essere esaminato».
La localizzazione e il nodo dell’ex Isola dei Ciurli
Chiumera interviene anche sulla possibile collocazione del nuovo ospedale e sull’area dell’ex Isola dei Ciurli, chiedendo che la scelta sia preceduta da una valutazione delle alternative.
«Lo stesso metodo deve valere per la collocazione del nuovo ospedale. L’emendamento regionale che interviene sulle tutele dell’area dell’ex Isola dei Ciurli non può sostituire lo studio delle alternative e il confronto con i territori. Vogliamo conoscere le ragioni della scelta, l’impatto ambientale e i tempi di accesso per pazienti e ambulanze».
Secondo il segretario del PD, una decisione destinata a incidere sull’organizzazione sanitaria per molti anni dovrebbe coinvolgere Regione, amministrazioni locali, Asl, professionisti e cittadini.
«Una decisione destinata a incidere per decenni deve cercare una larga convergenza fra Regione, Comuni, ASL, professionisti e cittadini, non arrivare attraverso atti non condivisi».
«Il nuovo ospedale non giustifichi arretramenti nei servizi attuali»
Accanto alla discussione sul futuro presidio, Chiumera chiede infine di mantenere alta l’attenzione sugli ospedali attualmente operativi.
«Nel frattempo, la prospettiva di un nuovo ospedale non può giustificare alcun arretramento nei servizi attuali. Al Fiorini e al San Giovanni di Dio servono organici adeguati, turni coperti, diagnostica e reparti funzionanti».
La richiesta finale alla Regione Lazio e alla Asl Latina è quella di predisporre uno studio pubblico di fattibilità sanitaria che affronti insieme organizzazione, risorse e localizzazione.
«Chiediamo alla Regione Lazio e alla ASL Latina uno studio pubblico di fattibilità sanitaria che definisca il ruolo del nuovo presidio nella rete dell’emergenza, le risorse necessarie, le possibili localizzazioni e il futuro delle due sedi esistenti. Siamo pronti a discutere dell’ospedale di domani e a batterci per le cure che servono oggi».
