Home Politica “Gestione finanze del Comune di Aprilia è fallimentare”, la denuncia del M5S

“Gestione finanze del Comune di Aprilia è fallimentare”, la denuncia del M5S

L'allarme lanciato dall'esponente pentastellato che mette in guardia da possibili situazioni nelle quali potrebbe trovarsi l'Ente

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Il quadro delle finanze del Comune di Aprilia è delicato e la Commissione Straordinaria ha dovuto approvare immediatamente una direttiva d’urgenza ed evitare il rischio di un vero e proprio dissesto finanziario.

La Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per il Lazio, con la delibera numero 45 del 23 aprile 2026, aveva puntato i riflettori sul settore finanziario dopo aver passato al setaccio i bilanci dell’Ente compresi tra il 2021 e il 2024, evidenziando criticità strutturali, come vecchi crediti vecchi mai incassati e i debiti fuori dal bilancio ordinario, ma il dato più impressionante è quello dei residui attivi, ovvero i soldi che il Comune ha iscritto formalmente a bilancio perché vanta il diritto di riscuoterli da cittadini, imprese o altri enti, ma che al 31 dicembre 2024 non erano mai materialmente entrati in cassa.

“Questa cifra- dice Andrea Ragusa dei Cinque Stelle – ha raggiunto la quota monstre di 128.184.878,48 euro. Il vero problema non è solo l’entità della somma, ma la sua anzianità, dato che ben 100.243.400,29 euro si riferiscono ad anni passati, nello specifico al 2020 e a esercizi precedenti. Le varie amministrazioni succedutesi negli anni hanno alimentato questa parabola “dell’inganno contabile”: al 31 dicembre 2019 il magazzino dei residui attivi totali aveva già toccato i 71.965.593,34 euro, trascinato da ben 48.278.185,00 euro di sole tasse non riscosse iscritte al Titolo primo, mentre il successivo Rendiconto 2020 ha cristallizzato la paralisi registrando 69.516.214,58 euro di residui totali, di cui 44.967.007,88 euro legati alla componente tributaria. Più il tempo passa e più questi crediti rischiano di trasformarsi in veri e propri miraggi, costringendo l’Ente a congelare in un fondo prudenziale di dubbia esigibilità la bellezza di 75.027.235,20 euro, cioè risorse reali che rimangono bloccate e non possono essere utilizzate per i servizi ai cittadini”.

Il Movimento 5 Stelle aveva denunciato in passato la gestione finanziaria dell’Ente, accusando le amministrazioni comunali che si sono succedute, di avere per anni gonfiare i bilanci con entrate virtuali piuttosto che efficientare la macchina amministrativa e procedere a una reale riscossione. Il debito accumulato avrebbe lasciato la città in una situazione di estrema vulnerabilità “a causa di scelte politiche miopi e clientelari”, precisa Ragusa.

“Il castello di carte ha mostrato il suo vero volto quando la legge ha imposto il calcolo ordinario del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità – continua l’esponente pentastellato – costringendo l’amministrazione Terra a congelare nel fondo prima 31.002.519,33 euro nel 2019 e poi ben 38.163.734,09 euro nel 2020, certificando un disavanzo effettivo e strutturale spaventoso, con una parte disponibile del risultato di amministrazione costantemente e pesantemente negativa, passata dai meno 48.673.147,83 euro del 2019 ai meno 45.300.011,41 euro del 2020”.

L’ immenso serbatoio di crediti si è accumulato a causa di quello che i magistrati definiscono un flop della capacità di riscossione. I dati statistici reali dicono che la percentuale di riscossione dei vecchi debiti sulle tasse principali come IMU e TARI era crollata al minimo storico del 5,60% nel 2023, per poi risalire leggermente al 13,69% nel corso del 2024. Anche sul fronte della lotta all’evasione l’attività degli uffici produce molti avvisi di accertamento ma pochissimo denaro contante, segno che il meccanismo di recupero coattivo non sta dando i risultati sperati. A gravare sui conti c’è poi lo spettro dei debiti fuori bilancio, ovvero quelle spese non previste che il Comune si trova a dover liquidare all’improvviso, quasi sempre a causa di cause perse o vecchi espropri.

“Nel quadriennio analizzato Aprilia ha dovuto riconoscere ben 14.088.515,63 euro di debiti di questo tipo. La fetta più grande è rappresentata da una maxi-causa legata a un’indennità di esproprio da oltre 9,1 milioni di euro riconosciuta nel 2024, che ha costretto l’Ente ad accendere un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, indebitando la città per il futuro. Su questo punto specifico avevo già sollevato in passato forti perplessità e dubbi riguardo alla rinegoziazione dei mutui e all’accensione di nuovi prestiti – aggiunge Ragusa – denunciando come questa pratica servisse solo a dare un sollievo momentaneo ai bilanci correnti, scaricando però sulle generazioni future un debito pesantissimo. A questi si aggiungono altri contenziosi pesanti ereditati dal passato, come i 3.698.605,61 euro emersi nei confronti della Regione Lazio per forniture idriche arretrate e dilazionati fino al 2027”.

In questo scenario d’emergenza, si sarebbe inserita la proposta di aderire alla “Rottamazione Quinquies” alla quale il Comune di Aprilia non ha voluto aderire.

“La reazione delle tre commissarie Vincenza Filippi, Enza Caporale e Rita Guida è infatti culminata nell’atto numero 44 del 14 maggio 2026, con cui sono stati impartiti ordini tassativi a tutta la macchina amministrativa senza concessioni a sanatorie. D’ora in poi è fatto divieto assoluto ai dirigenti di creare nuove spese non coperte dal bilancio, l’Ufficio Tributi dovrà potenziare d’urgenza la riscossione coatta per svuotare il serbatoio dei 128 Milioni di euro di crediti arretrati, e ogni spesa dovrà essere strettamente legata ai soldi che entrano in cassa per davvero e non a quelli semplicemente previsti. La strada per il risanamento strutturale di Aprilia è ufficialmente iniziata – conclude Andrea Ragusa del Movimento Cinque Stelle – ma l’applicazione di questo forte rigore contabile e il monitoraggio del patrimonio richiesto dalle commissarie fanno temere il peggio ai cittadini: lo scenario più probabile si tradurrà presto nel blocco definitivo degli investimenti sul territorio e nel rincaro immediato delle tariffe per i servizi pubblici essenziali, dalle mense scolastiche agli asili nido fino allo scuolabus e alle strutture sportive date in concessione”.

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