Home Cronaca Abbiamo un problema serio: si chiama erosione

Abbiamo un problema serio: si chiama erosione

Il tempo delle analisi è finito. Ogni mareggiata ridisegna il litorale, mentre gli interventi restano soluzioni "tampone"

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Quando il mare restituisce qualche metro di spiaggia tendiamo a tirare un sospiro di sollievo, dimenticando quanti metri di sabbia perdiamo ogni anno. Eppure dovremmo iniziare a prendere seriamente in considerazione un’ipotesi: la geografia delle nostre coste sta cambiando e potrebbe farlo molto più rapidamente di quanto immaginiamo.

Non è allarmismo, ma la semplice osservazione della realtà. Fino alla fine degli anni Novanta le nostre spiagge sembravano un elemento immutabile del paesaggio: ampie distese di sabbia oltre la duna, capaci di accompagnare dolcemente il mare. Oggi, in molti tratti, quella fascia si è assottigliata o è addirittura scomparsa, lasciando spazio a scogliere, danni e degrado. Altrove è la duna stessa a essere aggredita dalla forza delle mareggiate.

Nel frattempo ci siamo interrogati sulle cause e sulle possibili soluzioni. Un confronto necessario, certo, ma mentre il dibattito andava avanti ogni nuova ondata di maltempo, spesso fuori stagione, continuava a cancellare un accesso al mare o a divorare un altro tratto di costa.

Negli ultimi anni, inoltre, le mareggiate hanno iniziato a presentarsi anche in piena estate. Non sempre con una forza devastante, ma abbastanza da mettere in difficoltà gli operatori balneari e lasciare gli amministratori davanti a un problema che si ripresenta con crescente frequenza.

La risposta, nella maggior parte dei casi, resta quella dei ripascimenti cosiddetti “morbidi”: sabbia prelevata al largo o alle foci dei fiumi e riportata sulla battigia. Un intervento che spesso offre benefici solo temporanei, perché basta la successiva mareggiata a riportare il mare al punto di partenza. In altri casi si scelgono barriere e opere di difesa che proteggono alcuni tratti, ma rischiano di spostare il problema lungo un’altra area della costa.

L’erosione costiera non può più essere affrontata soltanto rincorrendo le emergenze. Se davvero vogliamo preservare il nostro litorale, è il momento di chiedere a chi governa comuni, Regione e Stato una strategia strutturale e di lungo periodo. Altrimenti rischiamo di assistere, anno dopo anno, alla lenta scomparsa di un patrimonio naturale che abbiamo sempre considerato eterno.

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