Quarantotto pagine di relazione per rispondere a venti quesiti posti dal Tar per decidere su un ricorso presentato circa due anni fa dalle società titolari degli esercizi commerciali della struttura realizzata in via del Lido, su un’area destinata a ricettività alberghiera e che per la Procura della Repubblica di Latina, nonché per la Corte di Cassazione, costituisce un intervento edilizio sfociato in una lottizzazione abusiva e destinato al sequestro e alla confisca.
Il ricorso era rivolto contro il Comune di Latina che nel 2024 aveva negato l’apertura delle tre strutture di vendita a causa della mancata autorizzazione di due dei tre passi carrabili previsti.
Dal punto di vista amministrativo il problema è superato, le attività operano regolarmente, ma evidentemente gli interessati hanno voluto portare avanti il procedimento, perché in caso di pronuncia favorevole sul ricorso, questa potrebbe rivelarsi utile sul più accidentato terreno penale, dove con esiti alterni e tre distinti procedimenti avviati tra il 2019 e il 2024 si susseguono sequestri, annullamenti e rinvii da un Riesame all’altro.
Si è arrivati così alla verificazione tecnica, un excursus complessivo sull’iter amministrativo, affidato all’ingegnere Salvatore Pannunzio.
Il punto più controverso della relazione, al quale non a caso vengono dedicate circa tredici pagine, è senz’altro quello della destinazione urbanistica dell’area oggetto dell’intervento edilizio commerciale, area gravata da vincolo alberghiero. Un vincolo che nel corso degli ultimi vent’anni ha fatto registrare il diniego del Comune di Latina verso qualsiasi richiesta di variante, almeno tre forse quattro, per ottenere una destinazione residenziale.
La serie negativa si interrompe nel 2018, con la richiesta di variante presentata dalla Latina Green Building, tesa a consentire la realizzazione di tre medie strutture di vendita.
Nel giugno 2018, la società chiede alla Regione Lazio la rimozione del vincolo alberghiero, e la risposta non si era fatta attendere. La Regione Lazio aveva imposto una ipoteca su un mutuo concesso all’allora proprietario dell’Hotel Garden, obbligandolo a rispettare la destinazione alberghiera di tutta la proprietà fino all’estinzione del mutuo, cosa automaticamente avvenuta nel 1987.
Come correttamente annota anche l’ingegner Pannunzio, “Resta dunque inalterato, anche dopo il nullaosta della Regione, il vincolo di destinazione urbanistica impresso dal PPE/Q3 approvato nel 1992, per attrezzature turistiche con vincolo di destinazione alberghiera”.
Salvo poi aggiungere, con una acrobazia, che la richiesta di variante presentata al Comune di Latina era tesa a rimuovere la destinazione alberghiera mantenendo intatta quella di attrezzature turistiche che qualsiasi destinazione alberghiera si porta dietro. Come esempio calzante, si potrebbe dire che ottenuto il permesso di costruire un aeroporto, si realizzino tutte le opere accessorie, anche quelle commerciali che siamo soliti frequentare in qualsiasi scalo, ma manchino piste di decollo e atterraggio, torri di controllo e aerei.
Più avanti lo stesso estensore della relazione si spinge a dire che la preesistenza dell’albergo (Hotel Garden) rendeva possibile la realizzazione di servizi commerciali anche se non strettamente correlati all’albergo stesso. Un tentativo per allontanare il più possibile la natura dell’intervento commerciale realizzato dalla destinazione “attrezzature turistiche”, qualora venisse accettata la chiave di lettura della prevalenza di questa destinazione su quella alberghiera.
Altra questione che occupa undici pagine della verificazione è quella dei passi carrabili: il progetto di variante approvato dalla Giunta Coletta imponeva la disponibilità di tre passi carrabili, ed è stata proprio l’insufficienza dei passi carrabili ad aver indotto il Comune a negare le autorizzazioni commerciali con il provvedimento ancora oggetto di disputa dinanzi al Tar.
Malgrado la struttura sia operativa dal 2023, i tre passi carrabili ancora non ci sono, perché l’Anas non ha mai rilasciato autorizzazioni sulla complanare di via Ferrazza di sua competenza.
Sostiene l’ingegner Pannunzio che a suo avviso le caratteristiche dei tratti laterali (complanari) del tronco centrale della Statale Pontina siano da considerarsi non statali, dunque soggetti alla gestione comunale. Vale la pena sottolineare che attualmente la pratica per il rilascio delle autorizzazioni all’apertura dei passi carrabili su via Ferrazza sia sui tavoli dell’Anas, con cui la proprietà della struttura commerciale dialoga da sempre.
Saranno i giudici del Tar a stabilire quale sia la chiave di lettura autentica della relazione di verificazione che hanno voluto disporre, ma è appena il caso di ricordare che il Comune di Latina, dopo aver negato le autorizzazioni all’apertura delle attività commerciali a causa dell’assenza dei necessari passi carrabili previsti nel progetto, è poi tornato sui propri passi malgrado il procedimento autorizzativo su via Ferrazza sia ancora in corso presso l’Anas.
E senza entrare nell’ambito penale dell’ipotesi di lottizzazione abusiva, è singolare che una struttura composta da tre medie strutture di vendita stia operando da oltre due anni su un’area la cui destinazione urbanistica non è mai stata definitivamente chiarita, ma soltanto variata da una Giunta municipale che forse non aveva titolo per farlo, trattandosi di una variante al Piano regolatore generale.
