Home Cronaca Antonello Lovato condannato a 16 anni per la morte di Satnam Singh

Antonello Lovato condannato a 16 anni per la morte di Satnam Singh

La Corte d'Assise ha pronunciato la sentenza: colpevole del reato di omicidio volontario con dolo eventuale, riconosciute le attenuanti generiche

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Condanna a 16 anni di reclusione per Antonello Lovato per la morte del bracciante indiano Satnam Singh, poco più di due anni fa. Questa la decisione della Corte d’Assise del Tribunale di Latina, che ha emesso la sentenza di colpevolezza del quarantenne di Borgo Santa Maria per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale, riconoscendo le attenuanti generiche. Quella di oggi era la giornata più lunga, dopo le richieste dei pubblici ministeri Luigia Spinelli e Marina Marra, che invocavano la pena di 22 anni di reclusione, mentre i difensori dell’imputato Mario Antinucci e Stefano Perrotti chiedevano la riqualificazione dell’accusa in omicidio colposo.

Satnam Singh era morto il 19 giugno del 2024 dopo due giorni di ricovero in condizioni disperate, per le conseguenze di un terribile incidente che lo aveva visto coinvolto mentre lavorava nell’azienda agricola della famiglia Lovato, in strada del Passo vicino Borgo Santa Maria. Il lavoratore, arrivato clandestinamente in Italia insieme alla compagna, era impiegato senza contratto e viveva in un tugurio. Quel pomeriggio del 17 giugno di due anni fa era stato tritolato da un macchinario realizzato in maniera artigianale per avvolgere il telo delle serre: il suo corpo era devastato e un braccio era staccato, ma Antonello Lovato non aveva allertato i soccorritori.

Aveva caricato l’operaio a bordo di un furgone e insieme alla compagna lo aveva portato fuori casa, vicino Borgo Bainsizza, per abbandonarlo davanti al cancello. Solo a quel punto era scattata la richiesta d’aiuto al 112, ma a nulla era valsa la corsa disperata dei soccorritori per trasportare in ospedale del ventenne indiano, poi elitrasportato al San Camillo di Roma dov’era morto due giorni dopo.

Durante la requisitoria, i pubblici ministeri avevano chiesto il massimo della pena prevista per la tipologia di accusa. La procuratrice aggiunta Luigia Spinelli ha definito la morte di Satnam una tragedia «che si poteva salvare, una vita che non si è spezzata all’improvviso, ma lentamente». Antonello Lovato ha reso spontanee dichiarazioni, parlando della depressione nella quale è piombato in questi due anni in cui è stato recluso, assumendosi le proprie responsabilità, assunte durante la detenzione in carcere.

All’esterno del Tribunale, per l’occasione, era stato organizzato un sit-in, una manifestazione che ha contato sulla presenza di lavoratori, sindacati e diverse associazioni per sostenere i diritti dei tanti lavoratori impiegati nelle stesse condizioni di Satnam Singh. Tra gli interventi, quello del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dell’associazione Libera contro le mafie e Sinistra Italiana. A margine della sentenza l’intervento di Matilde Celentano, sindaco di Latina: «Quella di oggi è una data storica perché, finalmente, è stata fatta giustizia su un caso che ha sconvolto la città di Latina e tutto il Paese. Dopo due anni dalla tragica morte di Satnam Singh, è infatti arrivata la condanna per la terribile tragedia avvenuta nell’azienda in cui lavorava, causata dalla mancanza di soccorso. Contestualmente, è stata accolta la richiesta di risarcimento dal Comune di Latina costituitosi parte civile, da liquidazione in separata sede.

Un pronunciamento che restituisce giustizia, in quanto quello che è avvenuto ha lasciato una profonda ferita nel territorio e ha rischiato di danneggiare l’immagine dell’imprenditoria sana che lo caratterizza. Lo sfruttamento dei lavoratori in condizioni di estremo bisogno, come lo era Satnam Singh, è stata una vergogna e, da subito, abbiamo ritenuto che Latina non dovesse essere identificata come città del caporalato. È una sentenza che riafferma con forza un principio fondamentale: la dignità della persona e il rispetto dei diritti dei lavoratori non possono, in nessun caso, essere sacrificati o calpestati. Ho avuto modo di rincontrare la madre di Satnam a cui ho rivolto parole di vicinanza e conforto, pur nella consapevolezza che il dolore per la perdita di un figlio non potrà mai essere lenito.

Le sue lacrime, in aula, mi hanno profondamente turbata. Il pronunciamento della Corte d’Assise non potrà restituire una vita spezzata né cancellare il dolore di chi ha perso una persona cara. Può però rafforzare la fiducia nello Stato e nelle istituzioni e rappresentare un monito affinché tragedie come questa non si ripetano mai più».

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