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Rissa ad Aprilia 2 per una faida tra famiglie rom, il giudice convalida solo tre arresti su dodici

Documentata solo la zuffa finale all'ingresso del centro commerciale, nessuna prova che gli altri abbiano partecipato attivamente

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La maxi rissa consumata giovedì nel centro commerciale Aprilia 2 è stato uno scontro tra due famiglie rom per una faida che si trascina da tempo. Da un lato i Hrustic che si sono stabiliti tra Ardea e Anzio, dall’altro i Seferovic che invece vivono a Modena e nei giorni scorsi si trovavano a Latina per una cerimonia. Dei dodici arresti dei carabinieri, tuttavia, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario ne ha convalidati solo tre a margine degli interrogatori celebrati stamattina presso il carcere di Latina. Per Romano e Adriano Seferovic di 49 e 22 anni di Modena e Idriz Hrustic di 36 anni di Ardea è stata confermata la custodia cautelare in carcere, gli altri nove sono stati rimessi subito in libertà.

La vicenda è piuttosto complessa e in questa prima fase rivela una serie di carenze probatorie, rispetto al coinvolgimento di tutti i soggetti fermati nella rissa. Codice penale alla mano, infatti, la rissa è un delitto che prevede l’arresto nella flagranza di reato, nel caso in cui tre o più persone si affrontano con atti di violenza e ciascuno partecipa a suo modo. Nel caso dell’episodio di Aprilia le indagini sono ancora in corso, ma la vicenda si è svolta in più fasi distinte, delle quali solo l’ultima è stata documentata dalle telecamere del centro commerciale. L’indagine prosegue proprio per verificare il coinvolgimento degli altri soggetti.

Secondo quanto riportato agli atti dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Marta Leone, una pattuglia dei carabinieri era stata fermata da Romano Seferovic, che informava i militari dell’aggressione in atto nei confronti di alcuni loro familiari, tamponati da un camper mentre si trovava a bordo di un’auto nei pressi del centro Aprilia 2. Fatto sta che i carabinieri invitavano l’uomo a consegnare loro i documenti, mentre lui era salito nuovamente a bordo del furgone per raggiungere il centro commerciale, ma per farlo aveva effettuato manovre spericolate. Per fermarlo, i carabinieri avevano dovuto superarlo per chiudergli la strada. Si trovava compagnia di Adriano Seferovic, un donna e i figli minorenni che erano scappati nel parapiglia.

Mentre i carabinieri verificavano l’accaduto, all’ingresso del centro commerciale i due Seferovic si erano scontrati fisicamente con Idriz Hrustic e un altro soggetto, e i militari avevano faticato a bloccarli e dividerli. Nel frattempo erano stati individuati tutti gli altri nove componenti della famiglia Hrustic, alcuni dei quali avevano contusioni e abrasioni che testimoniavano la partecipazione a una zuffa, ma non sono stati ritenuti elementi sufficienti, dal giudice, per accertare la loro partecipazione attiva alla rissa, in assenza di testimonianze dirette, tantomeno di telecamere di video sorveglianza. Nel corso degli accertamenti erano stati trovati poi bastoni e catene, utilizzati per lo scontro tra famiglie, ma non è chiaro chi le avesse utilizzate.

Stamattina durante gli interrogatori di convalida solo Romano e Adriano Seferovic hanno risposto alle domande del giudice, per chiarire la loro posizione, e quella della loro famiglie, di vittime dell’aggressione subita per mano dei Hrustic, che avrebbero voluto vendicare un’aggressione subita in precedenza un loro appartenente. Fatto sta che il filmato della seconda rissa inchioda proprio loro e Idriz Hrustic, i tre per i quali il giudice Cario ha convalidato gli arresti e disposto la custodia cautelare in carcere. Per chiarire le posizioni degli altri saranno necessarie ulteriori indagini.

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