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Omicidio a Latina, il giudice sul terzo giovane: spregiudicato e senza scrupoli, può scappare ancora

Il gip sottolinea la freddezza e a lucidità con cui Gaetano Mattiuzzo ha aiutato il sedicenne dopo l’omicidio

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Il giudice per le indagini preliminari che ha convalidato il fermo di Gaetano Mattiuzzo e confermato la custodia cautelare in carcere, ha ritenuto valide le prove sul suo coinvolgimento e soprattutto ha ravvisato che sia ancora concreto il pericolo di fuga, nonostante il giovane indiziato di avere partecipato all’omicidio di Ibrahim Dibba si sia presentato spontaneamente in Questura dopo essere stato irreperibile per diversi giorni. Ieri tra l’altro, assistito dagli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Prima di tutto il gip Paolo Romano ha considerato che Mattiuzzo ha denotato “un’indole spregiudicata e senza scrupoli, desumibile anche dalla evidente freddezza e lucidità con la quale ha accompagnato l’esecutore materiale del delitto presso l’abitazione di OMISSIS, al fine di approntare le prime operazioni indirizzate a far perdere le loro tracce”. Anzi, il giudice aggiunge che l’età dell’indagato, appena 21 anni, non conta visto che emerge “il quadro di una personalità incline alla violenza e priva di freni inibitori, ciò che lascia presagire come analoghi comportamenti possano essere dall’indagato reiterati”.

Sempre secondo il giudice, l’omicidio deve essere considerato “un pianificato strumento di ritorsione nei confronti di chi aveva osato sfidare un membro della famiglia Di Silvio” facendo riferimento allo schiaffo che la notte prima Ibrahim Dibba aveva dato al sedicenne, che quindi avrebbe cercato vendetta sparando. In questo contesto, la presenza di Mattiuzzo, cugino degli altri due indiziati, “non può ritenersi casuale né estemporanea” considerandolo “certamente a conoscenza dell’episodio pregresso e dei successivi sviluppi… ha consapevolmente partecipato all’azione omicidiaria, quanto meno contribuendo, con la propria presenza, a rafforzare il proposito criminoso degli altri concorrenti”.

Quindi il pericolo di fuga non è legato solo alla gravità dei fatti, ma si desume “da circostanze specifiche e individualizzanti quali il tempestivo sviluppo delle indagini e la rapida esposizione pubblica di fondamentali elementi di conoscenza, la disponibilità in capo al Mattiuzzo di una stabile rete relazionale e logistica, capace di assicurare vie di allontanamento e luoghi di appoggio e, come detto, dalla effettiva condizione di irreperibilità dell’indagato nei giorni immediatamente successivi all’omicidio”.

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