E’ nata per unire, per mettere in connessione territori e popolazioni, per aprire lo sguardo sul mare e indovinare le rotte verso la Magna Grecia e l’Asia minore: oggi la Regina Viarum, l’Appia, promette di inaugurare in territorio pontino il suo tracciato nero, un segmento divisorio nel suo procedere da Roma a Brindisi.
Dovevano aver immaginato qualcosa del genere i Commissari dell’Unesco che avevano escluso proprio una porzione del tratto pontino dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità tributato all’Appia, e certamente non avevano immaginato, tornando sui loro passi, che quel patrimonio culturale sarebbe diventato tanto presto oggetto di contesa.
Siamo davvero precipitati così in basso? È sembrato proprio così l’altro giorno a Terracina, dove è stato presentato il Festival Appia Antica, unico ente patrocinante la Regione Lazio. Ma come? E la Provincia di Latina? E i Comuni pontini attraversati dalla Regina Viarum?
Nessuna distrazione, soltanto la ferma volontà di mettere un’ipoteca sui diritti di utilizzo del brand meglio riuscito nella storia del territorio pontino, quello che più di ogni altro può rappresentare l’unità di una provincia che la storia ha sempre privato di un collante diverso da quello del recinto geografico rappresentato dai confini.
E oggi che i paletti di quei confini saltano via grazie al riconoscimento e alla riscoperta di una strada che da 1714 anni parla di un intero Paese, le ragioni sciocche e deteriori della politica tornano a recintare quello che è patrimonio universale, per farne una freccia all’arco della miopia, del dilettantismo, e dell’analfabetismo culturale. Perché privare la Provincia e 13 Comuni del loro diritto ad essere inseriti, sempre, in qualsiasi iniziativa riguardante la via Appia che li attraversa?
Quale è lo scopo nobile di questa esclusione?
Una sola voce, quella del Capo di Gabinetto della presidenza dell’Amministrazione Provinciale, si è levata a Terracina per sottolineare l’inatteso cambio di paradigma sulle narrazioni che riguardano la Regina Viarum. E se a qualcuno è potuto sembrare un cenno di risentimento per una lesa maestà, ai più è parsa la testimonianza, un’altra, della pochezza di una rappresentanza politica che riesce a fare di tutto per presentare male anche se stessa.
La grandezza dell’Appia, ciò che ne ha fatto la Regina Viarum, sta anche nella sua percorribilità nei due sensi, per andare verso il mondo sconosciuto e per tornare a casa con il cuore gonfio delle ricchezze che gli occhi hanno visto dall’altra parte.
Ne prenda atto l’assessore regionale al Turismo Elena Palazzo, che ha lasciato la sua impronta su questo primo dissennato calpestio della regina delle strade, e torni sui propri passi restituendo all’Appia quello che appartiene alla via Appia, la capacità di unire, di mettere insieme. E per restituire alla comunità pontina la dignità stropicciata da un malriuscito esordio.
