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Lazio – Amatrice, dieci anni dopo quella notte il ricordo di un terremoto che sconvolse l’Italia

Alle 3.36 del 24 agosto 2016 la terra tremò con magnitudo 6: Amatrice, Accumoli e le loro frazioni furono devastate

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Ci sono date che non si dimenticano. E non parliamo solo per le persone direttamente coinvolte. Il 24 agosto 2016 è una di queste. Alle 3.36 del mattino, mentre gran parte dell’Italia dormiva, quando una violenta scossa di magnitudo 6.0 colpì il centro del Paese. L’epicentro fu individuato successivamente nell’area di Accumoli, nel Reatino, ma furono soprattutto Amatrice e le sue frazioni, insieme alla stessa Accumoli e ad Arquata del Tronto e zone limitrofe, a pagare il prezzo più drammatico.

In pochi secondi case, edifici pubblici, strade e interi pezzi di paese si trasformarono in macerie. Ad Amatrice il centro storico venne devastato. Le immagini di quelle prime ore fecero rapidamente il giro prima dell’Italia e poi del mondo intero: persone in strada, polvere, soccorritori che scavavano a mani nude e famiglie alla ricerca dei propri cari.

Il bilancio definitivo sarebbe arrivato a sfiorare le 300 vittime, la maggior parte ad Amatrice. Migliaia le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni.

Quella notte fu anche una grande prova per la macchina dei soccorsi. Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Forze dell’ordine, volontari, personale sanitario e militari arrivarono da diverse parti d’Italia. Nel Lazio la risposta fu immediata: la Regione attivò i propri sistemi di emergenza. Ma accanto alla macchina istituzionale si mise in moto un’altra rete, altrettanto importante: quella della solidarietà. Il dolore di Amatrice divenne rapidamente il dolore di un’intera regione e, in poche ore, dell’Italia intera.

La sequenza sismica, però, non si fermò quella notte. Nuove scosse continuarono per mesi e il 26 e 30 ottobre altri terremoti, fino alla magnitudo 6.5, colpirono soprattutto Marche e Umbria, ampliando enormemente il territorio dell’emergenza.

A dieci anni di distanza, Amatrice non è soltanto il nome di una tragedia. È il simbolo di una comunità che ha dovuto ricominciare, della fragilità dei territori appenninici e, allo stesso tempo, della capacità di un Paese intero di stringersi attorno a chi, in una sola notte, aveva perso casa, affetti e certezze.

E ogni 24 agosto, quando l’orologio torna a segnare le 3.36, il ricordo di quella notte torna inevitabilmente nella mente di chi non riesce a dimenticare.

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