Un altro criminale pontino ha voltato le spalle alla malavita scegliendo la strada della collaborazione con la giustizia. Si tratta di Vincenzo Palaia, latinense di 45 anni con un passato di rapine alle spalle, condannato a fine ottobre alla pena di sei anni di reclusione per l’ultimo arresto, quello di maggio, quando era stato sorpreso dai carabinieri di Aprilia con una pistola carica in auto, un’arma di provenienza illecita.
La collaborazione di Palaia è iniziata da poco, ma nel frattempo è stato trasferito in un carcere di alta sicurezza e ha iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nell’ambito dei sei mesi che ha a disposizione per riferite tutti gli episodi e le circostanze di valenza penale che ha vissuto direttamente oppure ha appreso da altre persone.
Vincenzo Palaia non può essere ritenuto un personaggio di primo piano della criminalità latinense e soprattutto ha trascorso in carcere buona parte degli ultimi anni, essendo stato arrestato più volte per rapina dopo brevi periodi di libertà, ma ha frequentato diversi sodalizi criminali attivi nel capoluogo pontino e in dietro le sbarre potrebbe comunque avere raccolto le confidenze di altri detenuti.
E soprattutto la sua collaborazione può rappresentare, per i magistrati, uno strumento per sostenere l’appello del processo Reset sul gruppo capeggiato dai fratelli Angelo e Salvatore Travali e da Costantino Di Silvio detto Cha Cha, dedito al traffico di droga e alle estorsioni, che in primo grado ha fatto registrare numerose assoluzioni tra i fiancheggiatori.
Uno dei collaboratori di giustizia chiamati in causa dal pubblico ministero in quel procedimento, vale a dire Andrea Pradissitto, aveva infatti rivelato circostanze apprese proprio in carcere da Palaia, ma quest’ultimo, chiamato a testimoniare in aula proprio nell’ambito del processo Reset, aveva negato tutto, screditando le rivelazioni del collaboratore di giustizia agli occhi dei giudici del collegio penale.
Tant’è vero che la Dda di Roma, presentando ricorso in Corte d’Appello contro la sentenza di primo grado, prima ancora che Palaia iniziasse a collaborare, aveva contestato l’eccessivo credito attribuito alla sua testimonianza, palesemente condizionata dall’astio nei confronti del pentito Pradissitto.
A questo punto, quindi, il suo passaggio dalla parte della giustizia può ribaltare tutto, oltre a fornire nuovi spunti investigativi su altre vicende e dinamiche criminali.
