Non è la singola recinzione il punto. Per Nicola Calandrini, quando si interviene sugli edifici simbolo di Latina bisogna evitare soluzioni isolate e guardare al progetto complessivo della città.
Il presidente della commissione Bilancio del Senato interviene così sul Palazzo delle Poste, dopo le notizie relative a una recinzione prevista a tutela dell’immobile.
«Quando si interviene sugli edifici simbolo di Latina credo sia necessario guardare oltre il singolo provvedimento e ragionare sul disegno complessivo della città».
Calandrini richiama quanto accaduto poche settimane fa con Palazzo M, dove era stata ipotizzata l’installazione di cancellate nell’ambito della riqualificazione.
«È quanto abbiamo fatto poche settimane fa con Palazzo M, quando, di fronte all’ipotesi di installare delle cancellate nell’ambito del progetto di riqualificazione, ho avviato un’interlocuzione con il Provveditorato alle Opere Pubbliche e con la Guardia di Finanza».
Quel confronto, ricorda il senatore, ha portato allo stralcio della cancellata prevista agli accessi.
Il progetto per recuperare Palazzo Mazzoni
Sul Palazzo delle Poste esiste già un percorso avviato con Poste Italiane.
Circa un anno fa Calandrini e il sindaco Matilde Celentano avevano incontrato in Comune il direttore generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco per discutere una possibile riqualificazione complessiva dell’edificio.
Il progetto guarda anche al recupero, se tecnicamente possibile, di alcuni elementi dell’impianto originario progettato da Angiolo Mazzoni.
Tra questi c’è il grande scalone rampante, successivamente eliminato.
«Un percorso che guarda anche alla possibilità, laddove tecnicamente realizzabile, di recuperare elementi dell’impianto originario di Angiolo Mazzoni, a partire dal grande scalone rampante successivamente eliminato, e di coinvolgere la Fondazione Latina 2032 attraverso un accordo di valorizzazione legato al percorso verso il Centenario della città».
«Fermarsi e verificare la soluzione migliore»
È proprio questo progetto più ampio, secondo Calandrini, a dover guidare anche le decisioni più immediate.
Il rischio è realizzare oggi opere che potrebbero risultare incompatibili con la futura sistemazione dell’edificio.
«Se stiamo lavorando alla possibilità di restituire al Palazzo delle Poste una nuova centralità, recuperandone l’identità architettonica e inserendolo in un disegno più ampio di valorizzazione del centro storico, non sarebbe opportuno procedere oggi con opere, anche parziali, che potrebbero domani risultare non coerenti con il progetto complessivo».
Calandrini riferisce inoltre di avere avuto questa mattina una nuova interlocuzione con i vertici di Poste Italiane, ricevendo rassicurazioni sulla volontà di proseguire il confronto.
«Credo quindi che la cosa più utile sia fermarsi, approfondire e verificare insieme la soluzione migliore, senza perdere di vista l’obiettivo più ambizioso che ci siamo dati».
Dal Palazzo delle Poste al Centenario
Per il senatore, la questione si inserisce in una partita molto più ampia che riguarda il nucleo di fondazione e il futuro del centro storico.
Fondazione Latina 2032, masterplan, recupero degli edifici pubblici e sviluppo della vocazione universitaria dovrebbero diventare parti della stessa strategia.
«Il nucleo di fondazione non può essere considerato come una semplice somma di immobili sui quali intervenire separatamente. È un sistema urbano e architettonico unitario, che racconta la nostra storia ma che deve allo stesso tempo essere capace di accogliere nuove funzioni, studenti, servizi, cultura e nuove occasioni di sviluppo».
La linea indicata è quindi quella già seguita per Palazzo M: confronto istituzionale prima di intervenire sugli edifici simbolo.
«Valorizzare non significa cristallizzare Latina nel passato, ma partire dalla sua storia per proiettarla nel futuro. Per questo sugli edifici simbolo servono confronto istituzionale, equilibrio e soprattutto una visione di lungo periodo».
