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Latina, la fiera delle occasioni offre lo studentato in periferia

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Prendere le occasioni al volo e illudersi che era esattamente ciò di cui avevamo bisogno è diventata un’abitudine per l’amministrazione  cittadina, che sembra non considerare il fatto che certe occasioni non sono altro che la spia di una incapacità di programmare per costruire la città che vorremmo.

Da anni si scommette sulla trasformazione di Latina in una città universitaria e si cerca di avvicinare gli studenti al centro, affinché riescano con la loro presenza costante ad entrare nel cuore della comunità incidendo sugli usi e i costumi locali fino ad influenzarli quel tanto che basta per innalzare lo standard del livello culturale generale. Ci sta, anche se ai più sfugge che non basta spingere i buoi in un recinto per creare una stalla e un allevamento modello.

Gli studenti generano cultura se intorno a loro ci sono fermento, occasioni di confronto, convegni, tavole rotonde, spettacoli, manifestazioni, idee, vita.

E’ recente la notizia del progetto di un’impresa privata, progetto destinatario di un finanziamento pubblico, per la realizzazione di uno studentato nel quartiere Gionchetto. Centotrenta posti letto da affittare a canone calmierato a studenti universitari iscritti nelle  facoltà pontine, e un coro di commenti soddisfatti si è levato unanime a salutare e dare il benvenuto al progetto.

Nessuno che si sia posto la domanda sul senso e sull’opportunità di spedire un certo numero di studenti in un quartiere periferico, dopo tutti i proclami sulla necessità di attrarre gli universitari in centro; quello che conta, sembra di capire, è che qualcuno realizzi una struttura capace di ospitare un buon numero di ragazzi.

Per l’appunto, un’occasione da non perdere. Ma è proprio così?

Magari la cosa si rivelerà una scommessa vincente, e capiremo che la parola d’ordine “portiamo gli studenti in centro” è soltanto uno slogan, oppure dovremo arrenderci all’evidenza della inadeguatezza di quel quartiere ad ospitare studenti universitari, chi lo sa? Quello che è certo, è che se ci poniamo queste domande e se siamo di fronte a delle incognite, la ragione sta nell’assenza totale di programmazione e nel vuoto di idee che accompagna la vita cittadina nel suo complesso, prospettive universitarie comprese. 

Perché se avessimo avuto dei programmi, non ci sarebbe stato bisogno di domandarsi “Gionchetto sì o Gionchetto no”. Avremmo saputo in anticipo dove andava realizzato uno degli studentati che servono alla città e all’università, e avremmo conosciuto anche le ragioni e gli effetti sperati di una scelta programmata.

Ma non è roba per noi, per questa città. E’ così che abbiamo ceduto la Banca d’Italia e poi anche l’ex Garage Ruspi all’Università, e domani anche l‘edificio di Corso Matteotti che ospitava il Monopolio di Stato. Quali saranno gli effetti previsti per questi affidamenti o cessioni? Non lo sappiamo, e non abbiamo nemmeno provato a indovinarlo. Ci siamo accontentati di sapere che abbiamo messo a disposizione dell’università alcuni edifici che si trovano in centro, e che probabilmente l’amministrazione non sapeva come utilizzare. Abbiamo colto al volo l’occasione per destinare degli immobili ad un utilizzo che nessuno si sognerebbe di contestare: “li abbiamo consegnati alla Sapienza, mica al primo di passaggio”.

Questa sarebbe programmazione? Questa è la visione?

No, questa è, nel migliore dei casi, miopia politica e amministrativa. Questo è ciò che ci porta a salutare con favore il progetto di uno studentato in periferia oppure in un borgo, senza sapere quali  saranno gli effetti di una scelta del genere. E questo navigare a vista ci porta ogni giorno più lontano dall’approdo che Latina cerca, senza sapere quale sia e dove si trovi.  

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Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.
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