Home Sotto la lente La scienza, l’arte, la creatività e la cultura che rende liberi

La scienza, l’arte, la creatività e la cultura che rende liberi

Dal protocollo tra Cersites e Architetti ai racconti della Scuola Holden a Ninfa: esperienze che indicano una stessa possibilità per il territorio

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Nel giro di soli dieci giorni due distinte occasioni pubbliche sono intervenute a turbare il clima soporifero che avvolge in un tutt’uno l’ambiente e la comunità del nostro territorio pontino.

Il 23 settembre scorso il Cersites della Sapienza (Centro di Ricerche e Servizi per l’Innovazione Tecnologica e Sostenibile) e l’Ordine degli Architetti della provincia di Latina hanno siglato un protocollo d’intesa il cui scopo è quello di favorire occasioni di studio e di confronto sui problemi urbanistici e ambientali che interessano Latina e il territorio pontino, e per mettere a punto un nuovo metodo di progettazione che parta dai bisogni del territorio. 

A firmare il protocollo il Direttore del Cersites Alessandro Corsini e il Presidente dell’Ordine degli Architetti Teresa Alvino, rispettivamente accompagnati dal professor Alberto Budoni e dall’architetto Valentina Isone. A rendere convincente e promettente l’iniziativa, oltre al profilo dei professionisti promotori dell’evento, la sobrietà con cui è stata condotta l’occasione, l’assenza di politici e amministratori, e l’entusiasmo contagioso di Corsini e Alvino, di Budoni e Isone, che non hanno esitato a definire il loro progetto di collaborazione ambizioso e difficoltoso, né hanno tralasciato di ammettere la possibilità che la loro iniziativa possa risolversi in un fallimento, eventualità che a loro dire non basterà a scoraggiarli, ma al contrario potrebbe essere un incitamento a fare meglio e a non correre il rischio di ripetere errori.

Insomma, sapere che con questi presupposti e animati di entusiasmo l’università e un ordine professionale hanno deciso di dare vita ad un nuovo rapporto di lavoro con l’occhio sempre rivolto ai bisogni della città, è una boccata di ossigeno che ci mette al riparo dall’asfissia di un contesto compromesso. Non ultimo, ulteriore motivo di sollievo è il titolo galeotto che assumerà il lavoro prodotto dalla sinergia tra accademici  e professionisti: abitare il cambiamento.

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L’altro evento significativo e portatore di nuova linfa è quello che si è tenuto ieri nel Salone dell’Antico Municipio di Ninfa con il Reading degli allievi della Scuola Holden che dal 2021, dopo aver soggiornato a Ninfa tornano per presentare i rispettivi racconti elaborati durante la breve permanenza nello splendido giardino, ospiti della Fondazione Roffredo Caetani, grazie alla visione dell’ex Presidente  Tommaso Agnoni e poi del successore Massimo Amodio, scortati da Daniele Vicario.

Anche ieri, ascoltando dalla voce degli autori i quattro racconti elaborati attorno all’idea della ricerca dell’armonia, non si è potuto fare a meno di riflettere sulla spinta che le suggestioni dell’ambiente e della natura possono imprimere alla creatività, e dunque all’arte e alla cultura, e da lì spingersi a constatare quali siano le potenzialità del territorio che abitiamo, e domandarsi quali siano le ragioni per le quali, salvo rare e sporadiche eccezioni, queste potenzialità non vengano sfruttate come abbiamo invece visto fare dai ragazzi della Scuola Holden grazie all’intuizione e alla disponibilità della Fondazione Caetani. Ascoltare quei racconti e sentirsi proiettati in una dimensione di cui siamo troppo spesso orfani, costringe anche il più chiuso e resistente dei presenti a considerare la forza delle suggestioni che l’arte, stavolta la scrittura, esercita su di noi accendendo la miccia di un entusiasmo che ci reclama attivi e partecipi intorno alle cose del mondo, e dunque al nostro vivere quotidiano.

“Quando mi capita di parlare di questa esperienza della Scuola Holden a Ninfa – ha detto portando il suo saluto il Presidente dei Parchi Letterari Italiani, Stanislao De Marsanich – mi scopro a ripetere che la Fondazione Caetani cattura e rinchiude dei ragazzi a Ninfa per farli sentire a loro agio e alimentare così la loro creatività”.

Chi abbia un minimo di dimestichezza con la campagna, non può dimenticare che fino a qualche decennio fa, nei poderi e nelle fattorie, i piccoli di piccione  appena svezzati venivano rinchiusi per almeno tre giorni all’interno di cassette di legno appese sulle pareti delle case ad un’altezza proibitiva per i predatori, per farli ambientare in quella che sarebbe diventata la loro casa, nella quale sarebbero tornati sempre dopo le loro escursioni in volo.

I giovani della Scuola Holden, come colombi, torneranno sempre a Ninfa, alcuni di loro in veste di scrittori affermati, ma questo non potrà bastare a far sì che una buona parte dei membri delle comunità  di questo territorio passa sentirsi nella casa dove si respira aria di creatività e di libertà.

Sarà necessario che l’esperienza di Ninfa esca da Ninfa, come il lavoro degli architetti con l’Università esca dall’università, per riversarsi nelle piazze delle città e dei paesi affinché il maggior  numero di persone possa avvertire la malìa e il contagio che soltanto l’arte e l’entusiasmo di chi la pratica e la subisce, di chi la favorisce, la sostiene e la alimenta, possano entrare negli animi e renderli prigionieri e liberi per sempre.

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