Quello che vige a Sezze somiglia molto al “metodo Cisterna” che recentemente ha provocato un forte scossone giudiziario nella città governata dal sindaco Mantini, anche se a dirla tutta, è il metodo osservato in molte delle città del territorio pontino: un gruppo di professionisti molto accreditati presso l’amministrazione comunale e molto ben introdotto tra gli imprenditori locali svolge alla luce del sole il ruolo di cinghia di trasmissione tra il Comune e le imprese. Detto in maniera meno elegante, il trait d’union tra politica e affari, oppure il perno di un vorticoso traffico di influenze a doppio senso.
Un sistema che induce gli imprenditori che vogliano presentare un progetto a rivolgersi ad uno studio professionale capace di garantire il rilascio della concessione, magari in tempi brevi, e che consente ai professionisti bene introdotti e a conoscenza delle possibilità di investimento offerte da ogni angolo del territorio a rivolgersi a questo o quell’imprenditore proponendo iniziative e investimenti. Niente di illecito, essere valenti professionisti è un merito, ma per la pubblica amministrazione il rischio di travalicare i confini della corretta gestione della cosa pubblica è sempre dietro l’angolo. Anche una pratica evasa nel giro di tre settimane, un record rispetto ai tempi ordinari della burocrazia, può rappresentare un segnale forte di deragliamento.
Nel caso delle tre proposte di variante prese in esame il 20 luglio scorso dalla Giunta municipale di Sezze per tre accordi di programma relativi alla realizzazione di tre nuove strutture commerciali, la questione è ancora più delicata, perché l’intero pacchetto di accordi di programma, 29 progetti approvati dal Comune di Sezze nell’ormai lontano 2012, poggiava sulla variante generale al Piano regolatore affidata nel 1997 alle mani dell’architetto Massimiliano Fuksas; il progetto PUCG, Piano urbanistico comunale generale, era stato adottato nel 2012 ma non è mai stato approvato, e poco meno di un anno fa, nell’ottobre 2025, il Comune ha deciso di revocare il Piano Fuksas. Oggi l’unico strumento urbanistico di cui il Comune di Sezze dispone è il Prg del 1976.
Dunque i progetti che il 20 luglio scorso hanno ottenuto dalla Giunta il via libera per il prosieguo dell’iter amministrativo sembrano confinati in un limbo normativo, che verosimilmente, all’esito di tutti gli adempimenti necessari e ancora da intraprendere, dovrebbe essere poi affidato al voto del Consiglio comunale. Quindi ci si trova in una fase interlocutoria che per il momento non vincola il Comune di Sezze, ma che consente agli imprenditori interessati di assumere il rischio di affrontare i rispettivi investimenti fino all’eventuale approvazione delle varianti e al rilascio delle concessioni. Così, le tre delibere approvate il 20 luglio sembrano essere niente di più che una rassicurazione, magari un’assicurazione, a garanzia della disponibilità del Comune per il buon esito delle iniziative. Bah!
E qualche perplessità ulteriore sorge sul fronte del necessario rilevante interesse pubblico che caratterizza gli accordi di programma, un interesse che non sembra così evidente nelle pratiche denominate “Accordo Incos”, “Accordo Botticelli” e “Accordo Baratta”.
Il primo accordo si riferisce a un progetto per la realizzazione di una nuova ala di una struttura commerciale esistente sulla Strada provinciale Rocchigiana, in località Zoccolanti. Il rilevante interesse pubblico dovrebbe essere sodisfatto con la cessione al Comune di un immobile fatiscente di circe 200 metri quadrati e con la riqualificazione dei vecchi lavatoi comunali.
La seconda concessione, relativa al cosiddetto accordo Botticelli, si riferisce alla realizzazione di una struttura commerciale e industriale su aree destinate all’edilizia residenziale pubblica ERP, e al Piano di edilizia economica e popolare, PEEP, a Sezze Scalo in località Archi di San Lidano. Anche in questo caso è prevista la cessione di un immobile di 300 metri quadrati al Comune di Sezze.
Infine l’accordo Baratta, per la rifunzionalizzazione con destinazione commerciale di un immobile già esistente. Stavolta il beneficiario della concessione si impegna a realizzare in proprio le opere di urbanizzazione dell’area interessata, a realizzare a proprie spese l’illuminazione sul tratto di strada interessato e a sistemare l’area dell’eliporto che si trova in prossimità del campo sportivo Le Fontane.
Insomma, non c’è molta sostanza nelle cessioni in favore del Comune di Sezze, niente che possa sostenere il principio del prevalente o rilevante interesse pubblico nelle iniziative riconosciute come tali dalla Giunta. Ma la corsa verso le varianti è aperta, ed è presumibile che anche gli altri 26 soggetti iscritti nell’accordo di programma del 2012 si presenteranno negli uffici comunali con i loro progetti e le loro offerte. A meno che non preferiscano vedere come andrà a finire con i primi tre progetti.
