Mentre nel Lazio, dove le vertenze sindacali si susseguono senza sosta, si avvicina la data dell’atteso confronto tra organizzazioni sindacali, vertici aziendali e assessorato al Lavoro della Pisana per scongiurare i licenziamenti, cresce la preoccupazione per il futuro dello stabilimento di Aprilia.
I sindacati chiedono risposte chiare sul piano industriale, sugli investimenti e sui futuri livelli occupazionali di un’azienda che, nonostante gli sforzi compiuti, sembra sempre più difficile trattenere in Italia.
A scuotere il territorio è il timore che la multinazionale statunitense, specializzata nella produzione di tecnologie per l’industria chimica e petrolchimica, proceda con il licenziamento di 64 lavoratori impiegati nel sito di Aprilia, pari a circa il 40% dell’organico dello stabilimento, il più grande del gruppo in Italia, che conta complessivamente 200 dipendenti.
Il piano di riduzione del personale riguarderebbe circa 100 lavoratori nei diversi siti produttivi dell’azienda. A destare ulteriore allarme è soprattutto l’ipotesi di un trasferimento delle attività produttive verso Paesi in cui gli investimenti risultano economicamente più vantaggiosi.
Tra le cause delle difficoltà aziendali figurerebbero l’aumento dei costi delle materie prime e le tensioni internazionali, che avrebbero inciso sui margini operativi dell’impresa. Tuttavia, secondo le organizzazioni sindacali e i lavoratori, l’azienda non verserebbe in una situazione di perdita, pur avendo deciso di avviare una profonda ristrutturazione che rischia di lasciare senza lavoro numerose famiglie.
A esprimere preoccupazione per le possibili ricadute occupazionali e sociali sul territorio è anche Pietro Fazio, coordinatore dell’UDC di Aprilia ed ex sindacalista.
“Dietro i numeri ci sono persone, famiglie e professionalità che negli anni hanno contribuito alla crescita di una delle realtà industriali più importanti della nostra area. Per questo è necessario che tutte le istituzioni, ciascuna per le proprie competenze, seguano con la massima attenzione l’evoluzione della vicenda”, afferma Fazio.
Lo stabilimento di Campoverde, nato nel 1962 come Glitsch Italia, rappresenta il sito storico del gruppo. Metterne in discussione il futuro significa mettere a rischio una parte importante del tessuto economico della città, che dagli anni Sessanta ha costruito la propria identità industriale attorno ai settori farmaceutico e petrolchimico.
La vertenza Koch-Glitsch ha inoltre aperto un ampio dibattito sul futuro dell’industria manifatturiera italiana, come dimostra l’attenzione che diverse testate nazionali, in particolare economiche, hanno dedicato alla vicenda.
“Aprilia è nata e cresciuta grazie al lavoro. Le sue aree industriali hanno rappresentato per decenni un motore di sviluppo non solo per la città, ma per l’intera provincia di Latina. Ogni volta che un insediamento produttivo entra in difficoltà, non viene messo in discussione soltanto il futuro di un’azienda, ma anche una parte della storia economica e sociale della nostra comunità.
Mi auguro che il confronto avviato presso la Regione Lazio e nelle sedi nazionali possa favorire un percorso costruttivo, capace di individuare soluzioni in grado di salvaguardare il patrimonio produttivo, le competenze professionali e le prospettive occupazionali”, aggiunge il presidente dell’UDC di Aprilia.
“In un momento storico in cui il territorio ha bisogno di attrarre investimenti e creare nuove opportunità di lavoro, è fondamentale evitare che Aprilia perda ulteriori presidi industriali. L’UDC di Aprilia continuerà a seguire con attenzione questa vicenda, convinta che la tutela del lavoro e della capacità produttiva rappresenti un interesse generale che va oltre ogni appartenenza politica o sindacale”, conclude Pietro Fazio.
